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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
28 giugno 2011
Tav: ambiente prova della democrazia in Italia

L’Ambiente, e la sua tutela, oramai è diventato traversale alla politica, all’economia, alla cultura. Sarà che dopo Al Gore l’ambientalismo è destinato a non essere più lo stesso non fosse altro per la capacità mediatica di gestire gli scenari che lo riguardano. Lo proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni: devastare l’ambiente e non tutelarlo significa sia produrre ingenti danni economici, sia non avere più a disposizione territorio su cui vivere e prosperare.

Ecco che quanto sta accadendo in Val di Susa in queste ore, sembra appunto, confermare questo scenario: l’Ambiente e la sua tutela sono un processo economico di cui però i politici attuali stentano a rendersene conto. Secondo la vecchia metodologia politica lo sfruttamento dell’Ambiente produce risorse economiche evidentemente destinate a essere spartite tra i soliti noti. Fatto a cui la gente che vive l’Ambiente giorno per giorno si rifiuta d sottostare e ecco nascere le proteste dei comitati NoTav contro i lavori dell’Alta Velocità in Val di Susa. Piemonte, Regione governata dalla Lega. Avamposto di duri lavoratori, montanari, agricoltori e allevatori che si sudano ogni santo giorno il pane.

Arriva oggi di botto un leghista, figlio del Nord lavoratore e produttivo e impone senza se e senza ma un buco che sventri le montagne, cioè il pane, la sussistenza, il lavoro. Come si spiega questa cosa qui a chi sa che quell’ambiente non va violato sennò non si mangia ed è meglio emigrare altrove, più su o più giù poco importa. Per dimostrare che lo Stato c’è il Governo invece di scendere per strada e dialogare con la gente, e la Lega questa cosa se vuole ha dimostrato di saperla fare e bene, preferisce mandare avanti armi e lacrimogeni. Contro i montanari.

Marina da Ecoblog.it

Appello alle istituzioni e alla politica di:

Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini,  Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli.

I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica. Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino - Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente. Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il tra-sporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino - Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.

Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternati-ve. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.



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POLITICA
26 giugno 2011
Omicidio in Amazzonia
L'Amazzonia è in serio pericolo: una delle due camere del Congresso del Brasile ha deciso di cestinare le leggi che oggi proteggono la foresta. Se non agiremo immediatamente la gran parte del polmone verde del nostro pianeta potrebbe essere distrutta.

La decisione ha scatenato un' indignazione diffusa e manifestazioni in tutto il paese. E la tensione sta crescendo: nelle ultime settimane molti ambientalisti sono stati uccisi, probabilmente da criminali commissionati dai latifondisti che disboscano illegalmente le foreste. Il tempo stringe, e ora stanno cercando di mettere a tacere ogni opposizione proprio mentre la legge è in discussione al Senato. Ma la Presidente Dilma può mettere il proprio veto, se solo riusciremo a convincerla che deve respingere le pressioni politiche nel paese e mostrarsi invece una leader a livello mondiale.

Il 79% dei brasiliani è in favore del veto di Dilma contro la modifica delle leggi che proteggono le foreste, ma le loro voci si scontrano con quelle della lobby dei latifondisti. Ora sta a noi alzare la posta e fare della protezione dell'Amazzonia una battaglia globale. Uniamoci in un appello enorme per fermare gli omicidi e la deforestazione illegale, e soprattutto per salvare l'Amazzonia.

Il Brasile ospiterà la prossima Coppa del mondo, le Olimpiadi del 2016 e il vertice sulla terra del prossimo anno, un incontro che potrebbe fermare la morte lenta del nostro pianeta.

L' Amazzonia è fondamentale per la vita sulla terra, visto che ben il 20% del nostro ossigeno e il 60% dell'acqua dolce proviene da questa selva pluviale, quindi è cruciale che tutti noi la proteggiamo.


Ma il Brasile è un paese che sta crescendo a ritmi da record, nel tentativo di far uscire dalla povertà decine di milioni di persone, e la pressione in favore della deforestazione e dell'estrazione di minerali è molto forte. Ed è questo il motivo per cui il paese sta per abbandonare la protezione dell'ambiente. Gli attivisti del posto sono stati uccisi, minacciati e fatti tacere, e ora sta ai membri di Avaaz di tutto il mondo mettersi dalla parte dei brasiliani e chiedere ai politici brasiliani di essere coraggiosi.

Molti di noi hanno visto nei propri paesi come sia la natura a pagare le conseguenze della crescita economica, e l'acqua e l'aria sono sempre più inquinate e le nostre foreste muoiono lentamente.

Per il Brasile però l'alternativa è possibile. Il predecessore di Dilma ha ridotto sensibilmente la deforestazione e ha costruito la reputazione internazionale del paese come leader nella difesa dell'ambiente, allo stesso tempo godendo di una fortissima crescita economica. Uniamoci tutti insieme e chiediamo a Dilma di seguire quella strada - firma la petizione per salvare l'Amazzonia, e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/save_the_amazon/?vl

Questa petizione mondiale sarà consegnata a Dilma non appena riceveremo 1.000.000 di firme

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POLITICA
22 giugno 2011
La Marcegaglia fa lobby «Non votate per il clima»
La presidente di Confindustria scrive ai parlamentari italiani a Bruxelles perché si oppongano domani all’innalzamento al 30% dei tagli di CO2 entro il 2020. 

Emma Marcegaglia scende in campo e a Bruxelles fa azione di lobbying in prima persona per tentare di scongiurare l’approvazione, domani in seduta plenaria al Parlamento europeo, del documento che modifica gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra aumentandoli al 30% al 2020, anziché del 20% come in precedenza stabilito nel pacchetto 20-20-20. Il presidente di Confindustria nei giorni scorsi ha inviato una lettera – che La Nuova Ecologia è in grado di pubblicare - a tutti i parlamentari italiani che siedono a Bruxelles esprimendo la «contrarietà di Confindustria ad un aumento unilaterale dell'obiettivo Ue di riduzione di emissioni oltre il 20% entro il 2020». Prima della fine del 2011, l'Ue dovrebbe impegnarsi a ridurre le sue emissioni di gas serra del 30% entro il 2020 (rispetto al 1990), si legge nella risoluzione approvata con 44 voti a favore, 14 contrari e un astenuto che dovrebbe aver spianato la strada alla votazione in seduta plenaria, prevista per il 23 giugno. 

Il relatore della risoluzione, l’olandese Bas Eickhout, nel commentare, ha spiegato che «la posizione del Parlamento europeo si è spostata nel corso dell’ultimo anno. Esiste ora un ampio sostegno a favore del target di riduzione del 30% e una crescente consapevolezza che politiche climatiche ambiziose sono nello stesso interesse economico dell’Europa. Ciò – ha ribadito Bas Eickhout – creerà milioni di nuovi posti di lavoro nell'Ue e fornirà altri benefici economici». Secondo un recente rapporto commissionato dal governo tedesco, citato dalla risoluzione, passando dal target del 20% a quello del 30%, l’Unione Europea potrebbe guadagnare fino a 6 milioni di nuovi posti di lavoro e risparmiare in termini di riduzioni delle importazioni di gas e petrolio, fino a 40 miliardi di euro entro il 2020, considerando un costo di 88 dollari al barile, inferiore a quello attuale.

 In particolare, alzare l’obiettivo avrebbe come conseguenza una crescita del Pil dello 0,6 l’anno, creando circa 6 milioni di nuovi posti di lavoro e spingendo la percentuale degli investimenti dall’attuale 18 del Pil a quota 22%. In altri termini, l’Europa si ritroverebbe nel 2020 con un Pil più ricco di 620 miliardi di euro, pari ad un +6% rispetto alle previsioni di crescita legate ad uno scenario “business as usual”. La ricerca dell’Istituto di Postdam è stata salutata con favore da Londra, uno dei paesi che in senso all’Ue spingono maggiormente per la rettifica dell’obiettivo fissato dalla direttiva 20-20-20. Il ministro britannico dell’Energia Chris Huhne ha definito in particolare lo studio «decisamente realistico nel descrivere come la crescita verde è in grado di creare lavoro per i disoccupati, nuove entrate e prosperità».

A livello politico Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svezia premono per l’innalzamento dell’obiettivo al -30% delle emissioni, contrari sono l’Italia e i paesi dell’est Europa. Per il maggior rappresentante degli industriali italiani « il sistema industriale italiano non è nelle condizioni di sottoscrivere impegni più ambiziosi di quelli già stabiliti». Posizione che del resto non stupisce, perché, come aggiunge Marcegaglia « questa è la posizione sempre sostenuta anche dal nostro Governo… Ed è ormai probabile , peraltro, che alla luce degli scarsi progressi ottenuti finora nel negoziato internazionale alla prossima Conferenza di Durban un accordo globale sul clima non verrà raggiunto».

«La lettera contro l'innalzamento al 30% di riduzione dei gas serra – commenta il senatore Francesco Ferrante, responsabile per il Pd delle politiche relative ai cambiamenti climatici – è politica industriale vecchia. Stupisce l'atteggiamento a corrente alternata del presidente di Confindustria che - prosegue Ferrante - in Italia reclama giustamente uno scatto in avanti in materia di fiscalità e politiche per la crescita, mentre in Europa difende un'idea vecchia di industria chiedendo agli europarlamentari di non votare la risoluzione approvata a larga maggioranza dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo. Chiedere agli europarlamentari italiani di esprimere un voto contrario vuol dire appiattirsi su una politica industriale vecchia, di corto respiro».

Ora non resta che attendere il voto di domani, che potrebbe confermare il ruolo guida a livello mondiale della Ue nella lotta ai cambiamenti climatici, spingendo l’Italia sempre più ai margini dell’azione politica europea.

La lettera è stata inviata nei giorni scorsi e recuperata da La Nuova Ecologia


Daniele Sivori


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POLITICA
21 giugno 2011
Fuorilegge (padani)
Dice un proverbio americano che “potete imbrogliare tutti per poco tempo o qualcuno per tutto il tempo, ma non tutti per tutto il tempo”. È il momento di riconoscere che la Lega ce l’ha fatta. Bossi e i suoi hanno imbrogliato bene e guadagnato molto. Voi dite che chi ne fa le spese è il popolo con le barbe verdi e i costumi teatrali che, domenica, finalmente ha risposto con furore. Purtroppo non è vero. Ne fa le spese l’intera Repubblica italiana. Direte che il cedimento all’imbroglio leghista, ai finti bravi amministratori che a Roma sperperano (pensate al costo di miliardi di dollari del trattato con la Libia, pensate al loro tradizionale cumulo delle cariche, fra Roma e “il territorio”) e, dove governano, si dedicano esclusivamente a dare la caccia ai lavoratori stranieri, ha indignato molti italiani. Sì, ma pochi politici e nessun editorialista, di quelli così pronti a chiedersi dov’e la sinistra o dove sono i pacifisti.

E allora arriva il pratone di Pontida del 19 giugno. E se dall’ambiguo e contraddittorio discorso di Bossi si capisce ben poco, dal discorso del ministro dell’Interno, Roberto Maroni cogliete questa frase conclusiva: “Il nostro sogno è una Padania libera e indipendente”. Poiché la Costituzione e le leggi non prevedono questo tipo di iniziativa politica, l’Italia ha ricevuto un annuncio di guerra civile. È stato accolto in un pacato silenzio di tutte le istituzioni. No, una sola eccezione, la ferma condanna dei Vescovi. Ovvero un’umiliazione in più per tutti coloro che sono “classe dirigente” in Italia e che da vent’anni fingono tutti insieme di non vedere il continuo e clamoroso fuori legge della Lega, che non ha mai rinunciato alla secessione. Ora che perde le elezioni e che il tempo stringe, la fa proclamare dal ministro dell’Interno, avvinghiato a un primo ministro che, del fuorilegge, è simbolo e maestro.

Tutto ciò sta per finire. Ma, finché dura il silenzio, resta al potere un partito di governo che impunemente sventola una minaccia umiliante a cui, per buona misura, aggiunge la carnevalata dei ministeri al Nord, come nella Repubblica di Salò.

Furio Colombo

Al titolo Fuorilegge, il (padani) ce l'ho messo io. Certo, si sa che ai fuorilegge, perchè di questi stiamo parlando, la connotazione geografica non interessa molto, anche quando sembra che la ragione del contendere sia proprio territoriale. Ma credo che le minacce agli autisti degli autocompattatori a Napoli, non siano comparabili con coloro che agitano lo spettro della secessione. Come si comporterebbe un giudice di fronte a due reati così diversi? Vi sono gli estremi per l'alto tradimento? Fatta salva l'incolumità delle persone e prefigurati i danni, penso che l'incitamento alla distruzione di uno Stato non sia paragonabile alla criminosa attività di un pugno di guappetti cavernicoli. Ferirò l'egoismo e l'avidità dei camorristi, ma penso che i capoccioni leghisti sono molto più pericolosi, anche se non usano armi "convenzionali".

Valter Carraro


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ECONOMIA
18 giugno 2011
Moody's allerta l’Italia. Possibile ribasso del rating

L’agenzia di New York ha messo sotto osservazione per una possibile revisione al ribasso, il rating del debito sovrano italiano, attualmente a livello "Aa2", con l’intenzione di portarlo quanto prima a “Prime-1” (rientro con minor termine).

I principali motivi che hanno portato a tale decisione sono stati:

1) Le difficoltà di crescita economica dovute alle debolezze strutturali a livello macroeconomico ed un probabile incremento dei tassi d’interesse in futuro;

2) I rischi relativi all’attuazione dei piani di consolidamento fiscale necessari per la riduzione dell’indebitamento italiano e mantenerlo a livelli sostenibili;

3) I rischi relativi al cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei  (Grecia e Spagna)  con elevati livelli di debito. L'euro si e' allontano dai massimi giornalieri subito dopo la diffusione della notizia, e comunque, è partita la corsa alla moneta unica europea.

Grazie a Tremonti, alla sua finanza distruttiva ed a tutto il governo per aver sempre pensato ai propri interessi, per aver disconosciuto una crisi strutturale e averne ammesso l'esistenza con tre anni di ritardo, praticando la massima disinformazione possibile sui risparmi degli italiani. Perchè qui si sta parlando delle prossime aste dei bond nostrani, che altro non sono se non i Bot, i Bpt e i Cct. I risparmi delle famiglie. Sempre che qualcuno riesca ancora a risparmiare. E un grazie particolare a Berlusconi, che in poco meno del ventennio, è riuscito a malgovernare per quattro (spero di no) legislature. Il suo apporto è stato fondamentale non solo per mettere le mani profondamente nelle tasche degli italiani, ma anche per porre in pericolo le tasche presenti e future dei cittadini che pretendeva di governare. E' risaputo ed unanime nel mondo, dire che i governi  di Berlusconi hanno profondamente e negativamente inciso sulla coesione, l'intraprendenza, l'alacrità e altre ottime qualità tipiche degli italiani.


Classi di rating

Standard & Poor's


  • ·         AAA                Elevata capacità di ripagare il debito
  • ·         AA                   Alta capacità di pagare il debito
  • ·         A                     Solida capacità di ripagare il debito, possibili avversità 
  • ·         BBB                Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare
  • ·         BB, B              Debito prevalentemente speculativo
  • ·         CCC, CC       Debito altamente speculativo
  • ·         D                     Società insolvente

 

Moody's

  • ·         Aaa                 Livello minimo di rischio
  • ·         Aa                   Debito di alta qualità
  • ·         A                     Debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro
  • ·         Baa                Grado di protezione medio
  • ·         Ba                   Debito con un certo rischio speculativo
  • ·         B                     Debito con bassa probabilità di ripagamento
  • ·         Caa, Ca, C    Società insolvente

 Voce Rating da Wikipedia


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