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blog di Valter Carraro Gasparin
SCIENZA
27 gennaio 2011
Energia: Un futuro senza emissioni di carbonio?
L'adozione su larga scala dell'energia eolica, dell'energia idroelettrica e dell'energia solare potrebbero decarbonizzare il nostro sistema energetico entro il 2050, dicono gli accademici, prospettando un futuro libero dal carbonio e dalle speculazioni finanziarie sulle fonti energetiche, puntualizzano molti economisti. Lo studio pubblicato su:Nature Climate Change dimostra come sia possibile fare a meno dei combustibili fossili. Sinergia indispensabile: il cambiamento delle politiche industriali e di molte teste dedite al pensiero del solo profitto economico o peggio, finanziario.

Le energie wws - wind, water, solar - ovvero quelle usufruibili da vento, acqua e sole,  potrebbero soddisfare la domanda di energia stimata per il 2030 e sostituire interamente nel 2050 i combustibili tradizionali con costi non superiori a quelli dei combustibili fossili. La ricerca statunitense è stata condotta prima tramite l'analisi  delle fonti, delle tecnologie e delle infrastrutture energetiche valutando l'uso che ne viene fatto;  in una seconda valutazione si sono considerate le possibilità di sostituzione delle attuali metodologie che impiegano energia da combustibili fossili monitorando nel contempo i sistemi di produzione e trasmissione dell’energia, compresi  costi e politiche indispensabili per la conversione totale. Lo studio, condotto dalle Università di Stanford, - Mark Jacobson - e  della California con  Mark Delucchi, prefigura che nel 2030 la richiesta mondiale di energia (dagli end users) sarà di circa 11.500 gigawatt. Con i wws in circa vent’anni, si arriverebbe ad ottenere almeno 100mila gigawatt.  E cioè una scala  di grandezza oltre il fabbisogno.

Le turbine eoliche forniranno circa l’84 per cento dell'energia - si calcolano in un numero  di installazioni vicino ai quattro milioni, ognuna da 5 megawatt e 90.000 saranno gli impianti solari da 300 megawatt Il fotovoltaico installato sui tetti degli edifici contribuiranno a fornire un 16 per cento. Ricapitolando, la distribuzione degli impianti sarebbe: circa 4 milioni di turbine eoliche da 5 MW, 50mila impianti di solare termico ad alto rendimento da 300 MW, 40mila impianti fotovoltaici da 300 MW e 1,7 miliardi di impianti fotovoltaici di piccole - medie dimensioni - 3 kW, adatti all'installazione sugli edifici. La  geotermia  dovrebbe avvalersi di 5350 impianti da 100 MW e l'energia idroelettrica necessiterebbe di un incremento di  270 nuovi impianti ognuno da 1300 MW. A completamento della stima,  sono conteggiati circa un milione di piccoli impianti per le correnti marine, le maree e prevalenze su torrenti e/o fiumi piccoli e medi.

L'occupazione del suolo occorrente è stato valutato tra lo 0,41 e lo 0,59 per cento. Come da premessa,  per riuscire ad eliminare ogni emissione sono però indispensabili condizioni non negoziabili. 1) Ristrutturare leinfrastrutture per il trasporto e la trasmissione dell’energia elettrica; 2) Eliminare ogni genere di sussidio e/o incentivo a favore dei combustibili fossili. Quindi i sistemi wws sarebbero il passo decisivo per il superamento della dipendenza dai  combustibili con emissioni di Carbonio. E' talmente ovvio come è  ovvia la difficoltà di applicazione di questo studio, che non mancherà di trovare chi si occuperà di ostacolarlo in nome del proprio egoistico profitto.

Gli autori concludono l'articolo scrivendo: "vi deve essere una
rapida transizione verso l'energia su larga scala,  ed è richiesta una significativa espansione delle infrastrutture di trasmissione  dell'energia, mirate politiche economiche, compreso un passaggio dai sussidi per i combustibili fossili all'incentivazione di sistemi WWS per incoraggiarne l'adozione, con combinato e significativo sforzo sociale e politico.  

Bibliografia essenziale degli autori:

Jacobson, M. Z. & Delucchi, M. A. Providingall global energy with wind, water, and solar power, Part I: Technologies,energy resources, quantities and areas of infrastructure, and materials doi:10.1016/j.enpol.2010.11.040 (2010).

Delucchi, M. A. & Jacobson, M. Z. Providingall global energy with wind, water, and solar power, Part II: Reliability,system and transmission costs, and policies.doi:10.1016/j.enpol.2010.11.045 (2010).


N.B. La registrazione a Natura Climate Change è gratuita e avviene in tre step in cui si richiede, oltre ai dati personali soprattutto inerenti gli studi e gli interessi scientifico-tecnici, la scelta  degli argomenti di maggior interesse da un vastissimo elenco che va dall'ecologia, ai cambiamenti climatici, dalle energie alla salute, dal paleoclima alla genetica, dalla ricerca sulle proteine all'antropologia etc. etc. per centinaia di articoli per e sulla conoscenza nostra e del pianeta in cui viviamo.

    Ricerche e traduzione  
Valter Carraro Gasparin
POLITICA
25 gennaio 2011
Dreadlocks e tute blu: identikit di un movimento

A MARGHERA gli iscritti al meeting sono stati 1502: studenti, precari, operai. E tante donne.

Sono state 1502 le persone che sabato e domenica hanno compilato la scheda di accredito all'ingresso del meeting di Uniti contro la crisi al centro sociale Rivolta di Marghera. Una foto di gruppo molto varia e colorata. Capelli bianchi e dreadlocks, studenti e lavoratori, donne e uomini da tutto il continente e non solo in un melting pot che non si vedeva da un pezzo. Rilassati, a loro agio, nella casa comune del CSO Rivolta Pvc; una casa accogliente e calda grazie al lavoro di decine di uomini e donne, che magari non hanno compilato l'accredito perché erano a casa loro, e hanno reso possibile il meeting.

1502 persone provenienti da ogni parte d'Italia - ma c'erano pure due persone provenienti dalla Svezia, due dalla Gran Bretagna e una dalla Francia. Erano giovani (soprattutto) ma anche meno giovani in un intreccio di età e generazioni che non è così usuale. C'erano molte donne, giovani e comunque la maggior parte sotto i 45 anni. Studentesse, ragazze impegnate in associazioni ambientaliste e di solidarietà, donne lavoratrici nel mondo dello spettacolo e precarie.

Esponenti del mondo associativo, reti studentesche e attivisti di spazi sociali sono state le categorie che più hanno risposto all'appello di Uniti contro la crisi. Nello specifico ecco allora i numeri: 445 sono stati quelli che hanno detto di far parte di reti studentesche, medi e universitari. Naturalmente moltissimi universitari, pur scegliendo la categoria «reti studentesche», hanno confermato di svolgere lavoretti di vario genere durante l'anno, quindi rientrano a pieno titolo nella categoria «lavoratori precari». 

Il mondo associativo è stato rappresentato da 410 persone. E anche qui si tratta di una costellazione che va dalle associazioni ambientaliste più o meno grandi e note (da Greenpeace ai vari comitati contro le discariche, contro gli inceneritori, e chi più ne ha più ne metta) alle associazioni di solidarietà con i migranti. Associazioni collocate in ogni angolo della penisola. Gli attivisti di spazi sociali sono stati 430. Anche qui molte donne, e militanti che provengono dai centri sociali più tradizionali così come dalle realtà che lavorano sulla questione della casa. 

Il mondo sindacale è stato, come era del resto prevedibile, l'altra faccia del meeting. Sono stati 150 quelli che si sono iscritti come appartenenti al mondo sindacale. Tra questi, sindacalisti, delegati e lavoratori. I meno curiosi di quanto si sta muovendo nei territori, e anche questo in fondo era prevedibile, sono stati i partiti politici: soltanto 27 persone si sono qualificate come tali. Infine ci sono state 30 persone che si sono qualificate come senza appartenenze specifiche e dieci come esponenti dei media. 

Accanto agli ambiti di appartenenza e lavoro, le efficienti redattrici di GlobalProject (molte donne anche per il sito di riferimento di questo movimento) hanno anche scorporato i dati per provenienza geografica. Così, se dal Veneto sono arrivate ben 600 persone, la regione più presente a Marghera è stata senza dubbio il Lazio con 250 persone. Dall'EmiliaRomagna sono arrivate 170 persone, mentre da Marche, Friuli, Lombardia e Trentino sono arrivate in totale 240 persone. Il sud è stato rappresentato da 25 persone arrivate dalla Campania, 5 dalla Calabria e 20 dalla Puglia. In dieci sono arrivati dalla Sicilia. Dall'Umbria sono arrivati in 40, dalla Toscana in 50, dal Piemonte in 45, dall'Abruzzo in 5 e dalla Liguria in 7. 

Ai 1502 che hanno seguito la due giorni dal vivo bisogna aggiungere poi quanti l'hanno fatto attraverso il portale di GlobalProject, che ha mandato in diretta tutto il meeting.
 

Nella giornata di sabato hanno seguito la dirette e visitato il sito più di 5000 persone: i contatti sono arrivati anche dall'Europa. Più di 400 quelli che si sono collegati da Inghilterra, Spagna, Francia e Germania. Dal resto del mondo si sono collegate oltre 200 persone, in particolare dal continente americano. Un notevole aumento di visitatori si è registrato nella giornata di domenica: gli accessi sono arrivati a 7000, dei quali più di un migliaio sono arrivati da fuori Italia. Nel complesso delle due giornate la homepage di GlobalProject ha raggiunto le 24.000 visualizzazioni.

Orsola Casagrande - Il Manifesto

"Uniti contro la crisi" la Rassegna stampa completa del Seminario/Meeting su

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/SeminarioMeeting


POLITICA
24 gennaio 2011
Al Rivolta di Marghera per costruire l'alternativa

Un'altra società, checonsente di scegliere democraticamente cosa fare e come farlo, dando a tutti lapossibilità di vivere e partecipare. Utopia? Beh, l'alternativa in atto è lagovernance di Marchionne, ossia – come spiega Giorgio Cremaschi - “un modelloche non investe solo un sistema di lavoro o di relazioni industriali, ma unmodello di società profondamente autoritario”. In cui i supermanager che siautoregalano compensi favolosi e stock option possono ricordare che “è finital'epoca del rimorso”, e quindi non si vergognano più delle disegualianzeabissali che creano. 

In cui lademocrazia sparisce – gli operai non possono eleggere i propri rappresentanti –perché “nell'economia di mercato non è previsto il voto” (ammissione dellostesso Marchionne in una sua intervista a Repubblica).

L'incubo presente e in marcia verso il prossimofuturo costringe perciò a vedere ogni momento di “resistenza” - operai,studenti, ricercatori, ambientalisti, antinuclearisti, difensori dei benicomuni, ecc – come parte di un unico grande movimento che va prendendo attodella necessità di un rovesciamento radicale dei meccanismi fondanti questaeconomia, questa società, queste istituzioni politiche.

“E poche come questevenivano chiamate rivoluzionarie in senso tecnico; perché non si po' piùmettere d'accordo con una controparte che non vuole più mediare con noi, equindi bisogna batterli e mandarli via”. Altrimenti ci si tiene l'incuboautoritario implicito dell'idea di governance, mutuato direttamente dallagestione di impresa.

Il nuovo arriva da movimenti di studenti che nonvogliono più “ripiegare nel solo ambito della scuola o dell'università”, hanno“colto il nesso tra la riforma Gelmini e il modello Fiat”; che quindi vedono“la questione generazionale come una questione sociale generale”. E che quindisaranno il 28 in piazza con la Fiom perché “la nostra lotta è la stessa”.

Anche l'idea di “reddito di cittadinanza” escedall'angolo dell'”estraneità ai problemi del lavoro”, perché “non si puòpensare che invece chi lavora deve farlo magari per 50 ore alla settimana”. Equindi diventa uno dei cardini di un nuovo, possibile, welfare direttamentelegato alla condizione lavorativa.

E così la questione ambientale è rivisitata comeproblema sociale generale, direttamente connessa con quale produzione, conquali energie rinnovabili. Proprio mentre il ritorno al nucleare vienesponsorizzato come parte integrante di un modello centralizzato emilitarizzato, autoritario in senso tecnico e sottratto alla sovranitàpopolare.

“Uniti contro la crisi” lascia Marghera con l'intentodi moltiplicare questa modalità di confronto aperto e “pragmatico” in tuttaItalia. “Bisogna costruire gli strumenti per dare continuità allamobilitazione, istituzioni di movimento, consigli; è la lezione del dopoGenova, dell'arretramento che è seguito a quella stagione”. Senza fermarsi unattimo, tenendo insieme “pensiero e iniziativa”. E con un ringraziamentoparticolare, caldo come un abbraccio, per il lavoro che il manifesto ha fattosu questo meeting. Insomma, per la sua “utilità sociale”. Un grazie chedovrebbe illuminare anche la via per trarci fuori dalla nostra crisi“aziendale”.
 

Rocco Di Michele - Il Manifesto

Contro i tagli «facciamo come a Londra»

           Marghera: nasce l'alleanza tra Fiom e centri sociali



POLITICA
23 gennaio 2011
Seminario/Meeting Uniti contro la Crisi - Prima giornata di meeting - I Beni comuni
Workshop Democrazia e beni comuni:
tra crisi ecologica e riconversione produttiva per un nuovo modello di sviluppo.


Al CSO Rivolta di Marghera, si è conclusa la prima giornata del meeting dei Movimenti "Uniti contro la crisi". Intensissima la  partecipazione a tutti i workshop, con arrivi da ogni parte d'Italia. Oltre alla scontata e unanime considerazione della colpevole inerzia del governo che se e quando si muove fa danni, ecco alcuni interventi su alcuni tra i più macroscopici problemi in Italia: da L'Aquila, dove la devastazione del territorio e del tessuto sociale continua (durante il meeting sarà possibile firmare la Legge di iniziativa popolare c/o l'associazione 3e32), da Napoli, Chiaiano, Terzigno e da tutta la Campania sono stati numerosi gli interventi di approfondimento sulla continua emergenza rifiuti; da Vicenza, dove il comitato NoDalMolin di Vicenza è riuscito a impedire l'apertura di 2/3 della base militare prevista; da Taranto dove l'Ilva, da stabilimento pubblico è diventato privato con un continuo feroce inquinamento a livelli esorbitanti di diossina che avvelenano persone e territorio, dove Don Verzè, grande amico di B., aprirà un centro oncologico a partecipazione pubblica. Non serve molta fantasia per capire cosa ci sarà di pubblico. Molti arrivi da Roma, capitale sì, ma del precariato selvaggio. Testimonianze dal Movimento NoTav - perchè si parla di Km. 0 e poi vi è il bisogno dei 300 Km/ora? Nuove esperienze di riappropriazione del lavoro a contatto della terra (agri-cultura) dalle campagne adicenti Bologna: la decrescita consapevole.


Ovviamente presenti i Comitati per l'Acqua Pubblica - Bene comune - in vista del prossimo referendum. E naturalmente non è stato tralasciato il referendum contro il nucleare recentemente approvato dalla Corte Costituzionale.

In mattinata l'intervento di Landini, segretario Fiom, e altri esponenti che hanno seguito il workshop interamente. Fiom, che non poteva non avere l'adesione compatta di tutti i partecipanti al meeting. L'indiscriminata, inutile sovrapproduzione e relativo supersfruttamento degli operai Fiat, non può oltrepassare il lavoro per la costruzione di un nuovo paradigma di civiltà che di certo non vuole nascondere i conflitti che inevitabilmente sorgeranno tra necessità lavorativa e sostenibilità del sistema.

E' sulla traccia del più becero e decrepito capitalismo, Marchionne ha approfittato di questa parvenza di democrazia per porre la questione, sciaguratamente avallata da molti politici - :"Se non ci sono le fabbriche non ci possono essere gli operai".
La domanda da porsi invece è ben distante dall'antica concezione Fordista:- Se questo sviluppo, che ha dimostrato ampiamente i propri limiti, uccide la Terra, su quali margini temporali si potrà contare per la riproducibilità dell'ambiente e per poter aumentare la qualità della vita di miliardi di persone ? (Marchionne compreso).

Questa crisi strutturale ha evidenziato l'insostenibilità dei modelli di sviluppo sin qui adottati, ormai inadeguati a far fronte alla stessa sopravvivenza dell'umanità sul pianeta. Al meeting di Marghera c'è chi ha giustamente parlato anche di ecologia dello spirito. E' infatti con una nuova coscienza che si dovrà indagare e capire se sia ancora possibile coniugare economia con difesa dell'ambiente e qual'è il punto di equilibrio tra un'alternativa all'obsoleto modello capitalista e la piena occupazione.

Domenica 23 Assemblea Plenaria alle ore 09:00

http://www.globalproject.info/

I BENI COMUNI SIAMO TUTTI NOI


POLITICA
18 gennaio 2011
Seminario/Meeting Uniti contro la Crisi
L’arroganza con cui i poteri forti del sistema della crisi attaccano diritti, democrazia e qualità della vita, pongono con urgenza la questione dell’elaborazione collettiva di un programma sociale condiviso attorno al quale disegnare un’alternativa possibile a ciò che ci è imposto dall’alto con violenza e ricatto. All’individualismo proprietario su cui si basa la società dell’esclusione e della diseguaglianza sostenuta da dispositivi autoritari e ingiusti, si contrappone la pratica del comune. E’ con questo spirito che uniticontrolacrisi invita tutti e tutte all’appuntamento di Marghera, per dare nuova forza alle lotte che ci aspettano e che hanno bisogno di una nuova elaborazione politica, per una nuova idea di società per cui battersi tutti insieme.

Workshop 1: “Democrazia e saperi come bene comune: verso gli Stati Generali della conoscenza” (Sala hangar)

Le mobilitazioni studentesche anti-Gelmini, le lotte dei precari della scuola e dell’università, le iniziative di lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo hanno progressivamente allargato i confini di una rivolta dell’intelligenza sociale nel suo complesso contro una gestione padronale e governativa della crisi che, nel nostro Paese, ha scelto la linea del disinvestimento nel campo della formazione, della ricerca, della produzione culturale. In positivo, i conflitti degli ultimi mesi indicano come proprio questi soggetti sociali – in stretta connessione con tutti i soggetti del lavoro vivo – siano diventati protagonisti di una battaglia che pone la condivisione del sapere, la sua socializzazione, la cooperazione costruita intorno ad esso, al cuore dei processi di liberazione di tutti e di ciascuno.

Workshop 2: “Democrazia e beni comuni: tra crisi ecologica e riconversione produttiva per un nuovo modello di sviluppo”  (Sala Night park)

Anche di fronte all’esito del vertice di Cancun, le molteplici e spesso drammatiche forme, in cui si manifesta la crisi delle condizioni ambientali che hanno fin qui assicurato la sopravvivenza dei viventi sulla terra, non possono essere considerate un tema collaterale o addirittura marginale nella lettura dell’attacco capitalistico e della risposta sociale ad esso. La questione di una radicale conversione ecologica della produzione e dell’economia stessa è inscindibile da quelle della difesa dei diritti fondamentali e da quella della conquista di salari e redditi dignitosi per tutte e tutti. La pratica di una gestione democratica e partecipata dei beni comuni, naturali e artificiali che siano, non può che essere al centro di ogni valida proposta di alternativa sociale all’esistente e dell’apertura di vertenze territoriali per la riconversione.

Workshop 3: “Democrazia e Welfare: salario, reddito, redistribuzione della ricchezza” (Sala open space)

E’ alle nostre spalle il tempo in cui i più furbi tra i maitre à penser padronali potevano permettersi di contrapporre strumentalmente l’allargamento degli “ammortizzatori sociali” alla crescente platea del lavoro “atipico”, ai “privilegi dei garantiti” delle tradizionali forme del lavoro fordista. Il gioco oggi è scoperto e la crisi ne riduce ulteriormente i margini di manovra. Nessuno è più garantito, ammesso che mai lo sia stato, di fronte alla portata dell’attacco ai diritti. I confini tra condizione di lavoro e di non lavoro sono assottigliati, fin quasi a sparire. La posta in gioco dello scontro è la disponibilità totale e assoluta, nel tempo e nello spazio, della forza lavoro, e in questo il lavoro migrante e la sua condizione di privazione di diritti è paradigmatico. Salario diretto e salario indiretto, continuità e indipendenza del reddito, cornice formale e strumenti di implementazione sostanziale dei diritti sociali, nuovi diritti di cittadinanza, sono i termini di questo stesso decisivo conflitto, tutti da ricomprendere e rideterminare da parte dei molteplici soggetti del lavoro vivo, dominato e sfruttato.


Sabato 22 e domenica 23 gennaio 2011 CSO Rivolta, Marghera – (VE)  http://rivoltapvc.org

I lavori saranno trasmessi in streaming video e audio su www.globalproject.info

Per info ed accoglienza mail to: meeting2011@globalproject.info

Su Indipedia.it sono segnalate alcune indicazioni per l'alloggio.

Altre indicazioni da fonte:  www.globalproject.info


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