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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
25 febbraio 2009
NUCLEARE IN ITALIA. A 22 anni dal referendum che disse NO, Berlusconi sigla un accordo con Sarkozy
«Enel ha espresso la volontà di partecipare all'estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con Edf per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori Epr, a partire da quello che recentemente il Governo francese ha autorizzato nella località di Penly», recita il testo dell'accordo. 
E Berlusconi è una volta di più incurante della volontà espressa dalla maggioranza degli italiani ostili al nucleare (22 anni dal referendum). Ha ascoltato Sarkozy la volpe e vuole costruire 4 centrali nucleari entro il 2020, quando tutto il resto del mondo sta dismettendo le centrali. Solo la Finlandia a Olkiluoto e la Cina a Taishan ne stanno completando la costruzione mentre le scorte di uranio stanno realmente per esaurirsi, tant'è che gli Stati Uniti stanno smantellando molte delle loro testate per permettere ai loro impianti di completare il ciclo senza ulteriori spese di materiale radioattivo, che ultimamente ha quintuplicato il costo, proprio per la scarsa reperibilità. La miopia di Berlusconi, verrebbe da dire l'ignoranza, se non sapessimo che di mezzo vi è l'affarismo sfrenato, è esemplare. Specialmente se si considerano i piani energetici degli altri Paesi industrializzati che nel futuro considerano solo le fonti energetiche rinnovabili. Invece, senza nessuna Piano energetico nazionale, Berlusconi si siede a tavola con Sarkozy come per una partita a scopa e firma un accordo. Per questo, non esprimo il mio sdegno che ormai non basta più, ma il mio disgusto per queste scelte stupide e dittatoriali. Ora aspetto di sapere dove saranno ubicati questi monumenti al passato. E senza dispiacermene, credo giusto che vengano piazzate nei territori a più alta densità di elettori che amano tanto il loro Silvio. In quanto alle scorie, che restano comunque un enorme problema, ho già individuato due siti. Uno nel giardino di Berlusconi ad Arcore e l'altro nella sua villa in Sardegna.
I lombardi e i sardi che hanno votato Pdl ora si assumano la responsabilità del loro voto anche e soprattutto nei confronti degli altri loro concittadini.

L'intervista a Emma BONINO, già Ministro del Commercio Estero durante il Governo Prodi:

             «L'atomo non serve. Basterebbe evitare gli sprechi energetici»


Il comunicato stampa  ENEL  

Il sito dell' EDF che, guarda un po', parla invece delle fonti di energie rinnovabili scrivendo:
Les Renouvelables sont les énergies de demain.

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News Testamento Biologico
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L'Intervista del 6 marzo del sen. MARINO :

«C'è il tentativo di cambiare la Costituzione»
 
                                                    


Il post precedente sul testamento biologico è aggiornato al 24 febbraio.
           Intervista del sen. Marino a Il Mattino:«Tocca al malato decidere»
      

POLITICA
11 febbraio 2009
Ignazio Marino. Sul testamento biologico ora bisogna fare una buona legge [Ultimo aggiornamento 24 Febbraio]
«Anche San Francesco da malato disse: lasciatemi stare. La libertà di scelta va sempre difesa. Il Pd deve avere una posizione sui grandi temi etici». Così il senatore del Pd Ignazio Marino nell'intervista all'Unità sulla necessità di fare una legge chiara sul testamento biologico, che sostenga e tuteli la libertà di scelta nel caso di malattie o eventi invalidanti. Il senatore, medico chirurgo di fama, nel colloquio con Federica Fantozzi, entra nel merito della discussione che sta lacerando le coscienze degli italiani scosse dal "caso Eluana". Personalmente non capisco l'ostilità delle persone verso un atto di civiltà qual'è il rispetto reciproco sulle decisioni che riguarda l'esistenza.
Mi chiedo se non sia un mio limite mentale, perchè a me pare semplice, perfino ovvio che
 
ciascuno abbia il diritto di scegliere il proprio 'fine vita', essendo rispettato e rispettando le altrui decisioni.

Credo convintamente in questo e lo ritengo un passo fondamentale per tutte le civiltà del XXI° secolo. Forse ci sarebbe il bisogno di rileggere qualche pagina di antropologia o semplicemente qualche romanzo d'avventura in cui gli indigeni nativi americani - gli indiani o pellirossa come venivano chiamati nei film western - al momento della fine si appartavano per una serena dipartita, senza che nessuno osasse interferire. Una cultura molto diffusa anche tra molte tribù indio abitanti le foreste pluviali, sia sud americane che asiatiche.
Si potrebbe pensare che sia saltato lo stretto rapporto con la natura, maestra di insegnamento della vita e della sua conclusione, se non fosse che in molti Paesi europei e Stati nord americani il testamento biologico non sia già da tempo entrato a far parte delle leggi che regolano l'assistenza sanitaria, nel momento in cui si verifichino situazioni 'di confine' tra vita e morte, come si sta dibattendo ora nel nostro Parlamento. Ed è proprio sulle questioni del dibattito in corso che il senatore Marino entra nel merito. Premettendo egli stesso di essere cattolico, non ha alcuna esitazione nel dichiarare di preferire l'accettazione della fine della vita piuttosto che vivere in un limbo tecnologico. All'osservazione: «Per la Chiesa non è una prospettiva cristiana» la risposta è pronta e ferma: «Non è così. Io sono credente e non credo si debba avere timore di accettare la morte». La Chiesa, in effetti, ha sofferto e soffre di forti contraddizioni interne, causate da rigidità dogmatiche che non le hanno mai permesso di affrontare con la necessaria elasticità le conquiste della scienza, abbinandole senza traumi al divenire della diffusione dell'intelletto sociale.
E «dal punto di vista della medicina non c’è nulla di nuovo da apprendere - afferma il professor Marino...Ma il punto centrale che spesso sfugge è un altro». Qual'è? Ritorniamo all'inizio, ed è presto detto: «In gioco c’è la libertà di scelta». Assicurare la libertà di scelta con una legge quindi. Una buona legge, perchè, come tiene a precisare il senatore,  chi trova meglio fare una cattiva legge che nessuna legge, commetterebbe un errore gravissimo. «Un partito che ha l’ambizione di guidare il Paese deve avere una posizione sui grandi temi etici. Spero che le parole di Ignazio Roberto Marino divengano realtà, confidando nella sua concreta iniziativa "
Liberi di scegliere". Campagna di raccolta firme a favore del testamento biologico. E se qualcuno non fosse convinto dell'onestà intellettuale del senatore, basta la sua ammissione di aver già depositato il suo testamento biologico in una cassetta di sicurezza a Filadelfia. Corrado Augias l'ha depositato a Bruxelles. Non sono però molti i fortunati che possono permettersi una cassetta di sicurezza all'estero per la Carta di Vita

Ma i notai lo fanno già. E i casi in Italia sono migliaia.


E
l'Associazione Luca Coscioni precisa: In assenza di una legge, perché questa dichiarazione sia giuridicamente efficace, va sottoscritta e consegnata seguendo la procedura che abbiamo individuato nella certificazione notarile, perché solo questa le dà il massimo grado di certezza e di affidabilità. In attesa di dare maggiori informazioni entro pochi giorni sul percorso da seguire, vi informiamo che è in corso un accordo per arrivare ad un elenco di notai disponibili, in tutta Italia, alla registrazione della carta al costo di euro uno.

Ignazio Marino: Intervista all'Unità    «Ora evitiamo una cattiva legge»

Le altre interviste al sen. Ignazio Marino
    
20 FEBBRAIO 

   «Un partito serio decide a maggioranza. Anche sull'etica»


24 FEBBRAIO

  «Tocca al malato decidere»



                         Il modulo, scaricabile in .pdf da QUI


Una soluzione che riguarda Pierferdinando Casini da un Blogger suo ammiratore :))

La Carta di Vita è sempre scaricabile dal sito web dell'Associazione Luca Coscioni.
CULTURA
9 febbraio 2009
Eluana Englaro si e' liberata
Eluana Englaro, questa sera, si è liberata da tutti coloro che volevano imporle una volontà non sua. Eluana, poichè resterai un esempio, nessuno più potrà mai dimenticare la tua sofferenza e quella del tuo eroico papà Beppino, per affermare il diritto umano fondamentale di scegliere sulla propria vita secondo la propria coscienza. Ciao, Eluana.

A Beppino Englaro, con grande rispetto, in silenziosa vicinanza al suo profondo dolore, un abbraccio solidale e un grazie per l'inestimabile valore dell'esempio di civiltà di cui si è fatto portatore, affrontando le enormi difficoltà causategli da chi continua a non rispettare la Costituzione, il Diritto e il principio all'autodeterminazione.

Sono d'accordo con chi lo ha già proposto per la Medaglia d'oro al Valor Civile.

* * * * * * *


Nota. Beppino Englaro inviò una lettera a Berlusconi  e alle più alte cariche dello Stato nel 2004. Rispose solo Ciampi.


POLITICA
8 febbraio 2009
Berlusconi decreta contro Eluana ma nel suo armadio c'è anche lo scheletro di un figlio mai nato, non voluto perchè disabile. Un aborto della moglie al settimo mese che le gerarchie del Vaticano, se coerenti, hanno l'obbligo di rimarcargli
Nei primi anni ottanta, per sua stessa ammissione, Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi, abortì al settimo mese di gravidanza con un aborto 'terapeutico', per rinunciare al figlio che avevano voluto. La signora Lario in Berlusconi scoprì al quinto mese che quel bambino non sarebbe nato sano e al settimo mese - un non-parto più che un aborto - praticò l'interruzione di gravidanza. Perchè Silvio Berlusconi, che si erge a paladino della vita e della morte, non ammette che questo atto, secondo il Vaticano che tanto ascolta, è una vera e propria eutanasia, intesa ovviamente come la vuole intendere il Vaticano che mai considera la libertà e l'autodeterminazione di ogni individuo?

E a quanto arriva la sua ipocrisia chiedendo all'ONU una moratoria per l'aborto?!

E ancora, quanto è affidabile un premier quando ribadisce al presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia Benedetto Della Vedova che «sui temi etici dentro il Pdl non possa esistere una univoca disciplina di partito» se poi alla Prestigiacomo, durante l'ultimo Consiglio dei Ministri, che sul decreto Eluana voleva astenersi, pose un veto eguale ad una mozione di fiducia?(come si fa ad astenersi su temi del genere non si capisce, ma lo stesso La Russa indicò questa situazione)

Veronica Lario Berlusconi: «Ho avuto un aborto terapeutico, molti anni fa. Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l’aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire»


Le dichiarazioni della moglie furono rilasciate in un'intervista a Maria Latella per il Corriere della Sera il giorno 8 aprile 2005. Di li a poco, il 12 e 13 giugno si svolse il referendum sulla procreazione assistita, promosso dai Radicali con qualche aiuto a titolo individuale da parte di alcune e alcuni DS e della sinistra.

Il testo integrale dell'intervista:

Veronica Berlusconi: quel mio dramma e la scelta di andare a votare

Silvio Berlusconi da tutto ciò ne esce non come un paladino della vita, ma in un modo tale da far sì che la vigilanza sul suo operato, qualsiasi operato, sia costantemente tenuta alta o la scarsa democrazia che ancora vige in Italia potrebbe scomparire definitivamente.

POLITICA
6 febbraio 2009
Caso Englaro. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ferma Berlusconi e il suo Governo. Non sottoscrive "provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti". Il testo integrale.
Dopo che il consiglio dei ministri aveva approvato all'unanimita' un decreto legge per intervenire d'autorità, in modo palesemente anticostituzionale, sulla vicenda di Eluana Englaro, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto, con "decisione definitiva sotto il profilo dei presupposti di diritto", non firmando il testo del decreto, avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate.
 
Di seguito il testo integrale della lettera inviata a Berlusconi.

“Signor Presidente,

lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.

Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.

I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.

Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.

Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica - appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.

Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.

Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.

Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).

Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare”. 

Poscritto

    1.   Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;

    2.   il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;

    3.   con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;

    4.   in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;

    5.   con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.

Ma il governo Berlusconi non recede e stasera ha presentato un DDL. Di questo solo lunedì sarà possibile chiarire quali potranno essere i tempi dell'approvazione e l'iter al Senato. Prima con una capogruppo, probabilmente in mattinata, poi tramite l'ufficio di presidenza allargato ai presidenti di gruppo della commissione Sanità. In tale sede il presidente della commissione Antonio Tomassini (Pdl) esplorera' la possibilita' di individuare un percorso condiviso del provvedimento che, se approvato in sede deliberante, non passera' per l'Aula.

Adnkronos 21:26
Sito Ufficiale del Quirinale

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DALL'ARROGANZA DEL GOVERNO BERLUSCONISito Ufficiale del Quirinale

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