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blog di Valter Carraro Gasparin
CULTURA
30 giugno 2009
A Pina Bausch dedico i versi di Dino Campana
                                    


                                                              e le stelle assenti,

                  e non un Dio nella sera d'amore di viola:

      ma tu nella sera d'amore di viola:

 ma tu chìnati gli occhi di viola,

tu ad un ignoto cielo notturno

                che avevi rapito una melodia di carezze







Pina Bausch    Solingen, 27 luglio 1940 – Wuppertal, 30 giugno 2009



Dino Campana Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932



perchè dal movimento del corpo al suono della parola danzano comunque emozioni


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CULTURA
15 aprile 2009
Principio del vuoto - Joseph Newton. Ashes and snow. La Fotografia di Gregory Colbert
Hai l’abitudine di accumulare oggetti inutili,

credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?

Hai l’abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo

perché pensi che nel futuro potrà mancarti?

Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici

ed altre cose della casa che già non usi da fa molto tempo?

E dentro di te…?

Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?

Non farlo, vai contro la tua prosperità.



E' necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.

È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita

affinché la prosperità arrivi.

La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.

Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili

non avrai spazio per nuove opportunità.

I beni devono circolare… Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza di arnesi, il garage…

Dà quello che non usi più.

L'atteggiamento di conservare un mucchio di cose inutili incatena la tua vita.

Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita.

Bensì il significato dell’atteggiamento di conservare.

Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza.

Si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quelle necessità.

Con quell’idea, stai inviando due messaggi, al tuo cervello e alla tua vita: che non ti fidi

del domani e pensi che il nuovo e il migliore non sono per te.

Per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.

Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza.

Lascia entrare il nuovo in casa tua.
E dentro te stesso.


La Filosofia Fotografica di Gregory Colbert

liberarsi

La mia mostra - Ashes and snow - e' radicale in qualcosa nella sua totale semplicita', perchè sia un taglialegna che un broker di Wall Street possono capirla. Perche' la capacita' di sognare e' un dono di tutti.


Gregory-Colbert-with-Whale

Joao Carlos Pombo ha realizzato una presentazione con il testo di Joseph Newton e 26 foto di Gregory Colbert. Il tutto avvolto da stupende sonorità orientali indicate per la meditazione...o per il sogno.  


make your experience



   xpress.blog@gmail.com 


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LAVORO
8 marzo 2009
8 marzo. Donne senza motivo per festeggiare.

Solo lo spirito femminile è riuscito a tramutare in festa una tragedia sul lavoro ma si va perdendo la consapevolezza delle origini dell'8 Marzo che risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.

Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria con il lavoro.  

In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne.

Non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell'8 marzo assunse col tempo un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.  

Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato di questa ricorrenza, e, mentre la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali.
Così molte donne che rifiutano l'immagine della donna proposta dalla società odierna, da anni hanno smesso di riconoscersi in questa giornata. Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, non sono state rimosse e ancora la donna è troppo spesso ultima tra gli ultimi.

Credo che sia necessario riappropriarsi di questa giornata, di farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana

Questa, raccontata da Elvi, è l’origine della “festa della donna dell’8 marzo”. Di questi tempi, anche a voler dimenticare questo episodio, troppe donne sanno bene che non c’è nessun motivo per festeggiare. Nel mondo occidentale la crisi economica ha riportato prepotentemente in primo piano le condizioni discriminatorie cui sono costrette le donne. Non solo nel lavoro ma nell’intero ambito sociale. Le aggressioni, le violenze, gli stupri perpetrati ad opera di trogloditi – siano italiani o immigrati poco cambia - la realtà è sempre la stessa.

E senza entrare nel dibattito sull’aumento dell’età pensionabile per le donne, richiesta dall’Unione Europea, non si dimentichi che per avere una pensione serve, come prima cosa, avere un lavoro. E invece donne bellissime e straordinarie che si prodigano tra figli e magri bilanci, per lavorare, o sono costrette a subire ricatti e lavori indegni della persona umana, o non possono nemmeno sapere cosa vuol dire lavoro. Figuriamoci la pensione.

Ciò vale anche per gli uomini. Il precariato, nato con la bella parola di flessibilità, in Italia non ha mai permesso dignità e speranza nel futuro, neanche a costo di enormi sacrifici.


"Moriamo nel reparto oppure stiamo senza lavoro. Le cose stanno così”, dicono le operaie di Euroshoes, fabbrica di scarpe, ora in Bulgaria, dopo la delocalizzazione.

“La gente sopra i 35 anni di età non la vuole nessuno". Le operaie di Euroshoes si guardano attorno per paura di essere viste parlare con i giornalisti dai capi.

Ma non serve andare in Bulgaria. La mia migliore amica, 51 anni di bellezza e vitalità nonostante una vita di lavoro e due figli, ora vive in un’isola del sud Italia, riparando biciclette e portando sdrai in spiaggia durante l’estate. Coi soldi di tre mesi deve vivere tutto l’anno. Il marito, 54 anni, dopo essere stato funzionario di una grande industria conserviera, è stato licenziato tre anni fa. Fabbrica chiusa. Tutti a casa. Nessuno ha visto soldi. Ogni notte si alza alle tre per andare a fare l’ambulante, vendendo al banco i libri comperati in una vita di lavoro. La donna con cui vivo non è a casa. E’ andata a trovare il figlio 30enne che lavora all’estero, e a tornare in Italia non ci pensa. Lei, il suo 8 marzo, lo festeggia così. Riuscendo a rivedere il figlio dopo mesi. Poi, al ritorno in Italia, dovrebbe ridiscutere con chi le ha già preannunciato che, per il suo lavoro con i disabili, avrà meno della metà dei soldi del 2008. Dopo 27 anni di lavoro per la cultura e il sostegno alla disabilità, quest’anno dovrà farcela con 7.000 euro. Le ho detto di considerare di restare all’estero col figlio che con una donna di 28 anni, sta cercando di costruirsi un futuro. All’estero.


Omaggio ad una giovane donna che scrisse grandi poesie

 

Il lettore prudente e abitudinario indietreggi pure di fronte a questa poetessa, perché i versi di Sylvia Plath “giocano alla roulette russa con sei pallottole nella pistola”. Robert Lowell  


sylvia plath

                                               IO SONO VERTICALE


                                          Ma preferirei essere orizzontale.

                                          Non sono un albero con radici nel suolo

                                          succhianti minerali e amore materno

                                          così da poter brillare di foglie ad ogni marzo,

                                          né sono la beltà di un’aiuola

                                          ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,

                                          senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali

                                          Confronto a me, un albero è immortale

                                          e la cima d’un fiore, non alta, ma più clamorosa:

                                          dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.



                                          Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.

                                          A volte io penso che mentre dormo

                                          forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –

                                          con i miei pensieri andati in nebbia.

                                          Stare sdraiata è per me più naturale.

                                          Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,

                                          e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:

                                          finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno

                                                tempo per me.

 


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CULTURA
11 gennaio 2009
Giovanni Giudici - LA VITA IN VERSI - Cenni biografici su Mario PICCHI
Uno dei motivi di fondo della poetica di  Giudici è il non metterci davanti ad un messaggio (T.S.Eliot), non c’è bisogno che dietro la poesia ci sia sempre una philosopy, purchè ci sia l’espressione  di “qualche impulso umano permanente. "L’Espresso -18 giugno 1972 - Mario Picchi." Livornese di nascita ma romano di adozione, Mario Picchi tradusse  alcuni dei maggiori classici francesi, da Hugo a Maupassant. Come romanziere esordi' nel '60 con Roma di giorno. La sua narrativa e' tutta dedicata a una Roma che non e' quella borghese e annoiata di Moravia, ma nemmeno quella popolare e suburbana di Pasolini. Piu' veggente che visionario, Picchi sapeva guardare e rappresentare la sua realta' (questa Roma bifronte e inedita), ma anche e contemporaneamente le sue "catacombe".



LA VITA IN VERSI

Metti in versi la vita, trascrivi

Fedelmente, senza tacere

Particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è

Sapere, né potere, bensì ridicolo

Un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano

Complicità di visceri, saettano occhiate

D’accordi. E gli astanti s’affacciano*

Al limbo delle intermedie balaustre;

Applaudono, compiangono entrambi i sensi

Del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire

E’ possibile a tutti più che nascere


E in ogni caso l’essere è più del dire.
 


*Al privilegio di miseria e di tragedia / per puro equivoco mi ero affacciato.


Giovanni Giudici

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CULTURA
4 gennaio 2009
Bertolt Brecht. Poesia di Svendborg


A chi esita [An den Schwankenden]

Dici:
per noi va male. Il buio cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi più potente che mai.
Sembra li siano cresciute le forze.
Ha preso una apparenza invincincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno.
Le nostre parole d'ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole
le ha stravolte il nemico
fino a renderle irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso,
di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti,
via dalla corrente?
Resteremo indietro, senza comprendere
più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta
oltre la tua.
Bertolt Brecht ChronologyBertolt Brecht Chronology

"Ingrandiranno / i possessi dei possidenti / e la miseria dei
diseredati / i discorsi dei duci / e il silenzio dei guidati"

Bertolt Brecht

EUGEN BERTHOLD FRIEDRICH BRECHT

Bertolt Brecht Chronology

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