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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
7 luglio 2011
AGCOM ANTICOSTITUZIONALE. QUESTA E' CENSURA DI REGIME.
L'Agcom ha votato, anche se non poteva farlo, il regolamento sul copyright nel web. Il Popolo del Partito Unico ha avuto vita facile con il Parlamento in gita di piacere. Difensori costituzionali che potevano fermare questa manovra da regime fascista non se ne sono sono sentiti. Eppure l'art. 21 parla chiaro. Bastava e avanzava per fermare l'Agcom. Evidentemente la Costituzione serve solo quando bisogna mettere a tacere la sovranità del popolo. Quindi non vale la pena di occuparsi oltre di partiti che stanno affannando l'Italia coi loro costi esorbitanti. Smettiamola di farci prendere per il culo e a buoni intenditori...

Azione Diretta Digitale

Se poi servisse un ulteriore stimolo, ecco cosa ci dicono i Risultati del progetto Censis - Unipol sul Welfare:

Il 42% dei giovani lavoratori di oggi avrà una pensione sotto i mille euro a mese

Il 42% dei giovani (25-34 anni) lavoratori dipendenti di oggi andrà in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. Sono i risultati del primo anno di lavoro del progetto 'Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali' di Censis e Unipol.

Sulla base di una stima del Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato -  si sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. "Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera". E "la previsione riguarda i più 'fortunati', cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano".  "Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno".

Quindi, "il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità". Per Censis e Unipol "se le riforme delle pensioni degli anni '90 hanno garantito la sostenibilità finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future". Infatti, spiega l'indagine, "a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell'ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)".

FONTE: LA CRISI CHE ALTRI HANNO INNESCATO E CHE NOI DOVREMMO PAGARE


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POLITICA
2 luglio 2011
Censura web | Azione preventiva Avaaz.org

La situazione si fa seria: oltre 100.000 di noi hanno inviato messaggi per fermare il bavaglio a internet e ora ci rimangono solo 5 giorni per agire. Firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti!

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra qualche giorno un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere. La prossima settimana l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

Negli anni Berlusconi ha cercato più volte di controllare l’informazione su internet, ma finora i suoi tentativi sono sempre falliti. Ora, lontano dai riflettori, il governo ha la possibilità concreta di espandere i suoi tentacoli sulla rete, a meno che i cittadini non alzeranno la voce per fermarlo.

La nuova regolamentazione permetterebbe all'Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.

Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada a un processo decisionale arbitrario e incontrollato. L'Autorità, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista per la prossima settimana.

Ma insieme possiamo costruire un enorme grido pubblico e convincere i membri chiave dell'Autorità che sono ancora indecisi a opporsi alla regolamentazione e rimandare così la questione all'unico organo che ha i poteri costituzionali per legiferare sulla materia: il Parlamento. Manda un messaggio ora e inoltra l'appello il più possibile:

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando così di imporre regole più strette di censura. Ma i cittadini stanno rispondendo, come in Gran Bretagna, dove l'opposizione dell'opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla rete. In Italia lo scorso anno siamo riusciti a fermare la "legge bavaglio" liberticida. Vinciamo di nuovo!

Con determinazione,

Giulia, Luis, Ben, Ricken, Pascal, Benjamin e tutto il resto del team di Avaaz





Altre Fonti d'informazione


Campagna di Agorà Digitale, Altroconsumo e altre associazioni contro la delibera AGCOM sulla rimozione automatica dei contenuti su internet:

6 luglio, muore il web italiano:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/6-luglio-muore-il-web-italiano/2154694

Agcom, si sveglia l'opposizione politica: "Modifica diritto d'autore spetta al Parlamento":
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1219&ID_sezione=&sezione=

D’Angelo (destituito dall'Agcom per essersi opposto): “La libertà non è un procedimento amministrativo”:
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/12/15/dangelo-agcom-il-decreto-romani-un-errore-aver-paura-della-liberta/

Delibera n. 668/10/CONS dell'Agcom, Lineamenti di provvedimento concernente l'esercizio delle competenze dell'Autorità nell'attività di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica:
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415

Il governo britannico pronto a rivedere i suoi piani per bloccare i siti che violano il copyright (in inglese):
http://www.computerweekly.com/Articles/2011/02/02/245187/Government-to-review-plans-to-block-copyright-infringing.htm




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TECNOLOGIE
30 maggio 2011
E' NATO INDIMEDIA .IT
E' GIOVANE MA CRESCERA'.... E' NATO INDIMEDIA .IT

Sonora batosta per Bossi e Berlusconi: Pisapia vince a Milano.
A Napoli vola De Magistris

INDIMEDIA.IT

Cappotto del centrosinistra ai ballottaggi e batosta per il premier Silvio Berlusconi. L’opposizione conquista il sindaco a Milano con Giuliano Pisapia, stravince a Napoli con Luigi De Magistris e avanza in tutta Italia, conquistando anche Cagliari e Trieste dopo le vittorie al primo turno di Torino e Bologna.

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LAVORO
25 maggio 2011
«Internet? Crea 5 nuovi posti ogni 2 cancellati»

Il rapporto McKinsey: nel mondo la rete «vale» 1.600 miliardi di dollari. L’Italia al palo. Solo un quarto della ricchezza «digitale» avvantaggia i player del settore.

Un risultato l’e-G8 parigino lo ha già portato a casa: per la prima volta, grazie a uno studio commissionato a McKinsey che sarà reso pubblico oggi e che il Corriere ha potuto analizzare in anticipo, è stato misurato l’impatto di internet sul Prodotto interno lordo globale.

Considerando gli otto Grandi oltre a Cina, India, Brasile, Svezia e Corea del Sud (pari al 70%circa dell’economia mondiale), internet ha prodotto nel 2009 1.376 miliardi di dollari, pari al 3,4%del Pil dei 13 Paesi. Utilizzando inoltre le stime di penetrazione del digitale anche nel resto del mondo il risultato sale a 1.672 miliardi (2,9%della ricchezza mondiale prodotta nello stesso anno). «La consideriamo un’importante quantificazione di quanto pesi internet guardando insieme ai consumi privati, agli investimenti privati, alla spesa pubblica e alla bilancia commerciale» spiega Guido Frisiani, direttore McKinsey ed esperto di internet e media per il Mediterraneo.

Il risultato più sorprendente è quello della Svezia, un caso scuola che i rappresentanti del settore pubblico e del settore privato italiani dovrebbero andare a studiare da vicino. Il paese scandinavo con il 6,3%del Pil digitale nel 2009, pur non avendo aziende come Google, Apple o Microsoft, ha superato di gran lunga il 3,8%degli Usa. Stoccolma 1, Silicon Valley 0.

L’Italia, di contro, non brilla con un 1,7%. Il gap rimane ampio. Nel G8 solo la Russia fa peggio. La Svezia è importante perché il risultato è stato ottenuto grazie al contributo pubblico. «Il fenomeno svedese — spiega Frisiani — è stato catalizzato dallo Stato ma non in termini di spesa (solo il 10%del 6,3%è stato spinto dalla spesa pubblica, con un peso percentualmente inferiore al 17%sul totale della voce pubblica italiana, ndr). Il governo ha saputo spingere internet portandolo nelle scuole, insegnando l’economia digitale alle aziende con meno di dieci dipendenti, costruendo una broadband capillare.

Anche i servizi di e-government sono stati importanti» , ma il punto è che non si tratta di fare pagare Pantalone. Tra i risultati ottenuti grazie alle 4.800 interviste fatte in Europa, ce ne sono almeno due che sfatano dei miti importanti: è vero che l’economia digitale sta distruggendo posti di lavoro? No: per la prima volta McKinsey è riuscita a misurare l’impatto netto del conflitto in atto tra vecchie e nuove forze dell’industria.

Per ogni posto di lavoro effettivamente perso Internet ne produce 2,5. Cinque posti nuovi per ogni due persi. È il dilemma della Emi: alla crisi della musica tradizionale fa da contraltare la creazione di nuovi posti di lavoro sempre nella musica ma in altre società come la Apple. «Non è un passaggio privo di ripercussioni sociali, ma il saldo netto è positivo» conclude Frisiani. Altro mito da smontare: il web produce ricchezza per i player della Silicon Valley e dell’information technology in generale. Anche qui i numeri sono altri: solo un quarto di questa ricchezza digitale attiene al settore. Mentre i tre quarti riguardano quelli tradizionali. Un dato confermato, da un diverso punto di vista, anche dal fatto che le piccole e medie aziende che hanno creduto nel web hanno raddoppiato la crescita. Micro-investimenti che ripagano gli imprenditori più dinamici, perché internet è soprattutto una questione di mentalità e cultura.

Massimo Sideri - colloquio con Guido Frisiani

 

POLITICA
12 febbraio 2011
WikiLeaks vs OpenLeaks. Esce il libro ‘Inside Wikileaks’. Pronta la querela.

Uno dei fondatori di OpenLeaks, egli stesso ex membro di Wikileaks, dovrà affrontare accuse per aver sabotato il sito di Assange e rubato migliaia di documenti.

 
 

Il tizio in questione è Daniel Domscheit-Berg che, guarda caso, giovedì scorso ha lanciato un libro su WikiLeaks dall’indicativo titolo: "Inside WikiLeaks". Nel libro Julian Assange passa dall’essere "fantasioso, pieno di energia e brillante" a "paranoico, affamato di potere e megalomane" . Assange, si legge, ha anche "un rapporto fin troppo facile e gratuito con la verità". Inoltre, stando a Domscheit-Berg, Wikileaks ha perso anche il software e le relative chiavi di accesso che permettono agli utenti di inviare documenti in forma anonima.

 
 

Anche se Domscheit-Berg continua a negare, Mercoledì Wikileaks ha annunciato che Domscheit-Berg ha danneggiato e rubato materiale e che saranno intraprese azioni legali contro colui che, la CNN on line da Berlino, definisce nel titolo di un articolo, ‘un disertore’.

 
 

Testo originale:Domscheit-Berg "damaged" WikiLeaks infrastructure and "stole material," WikiLeaks said Wednesday, and the website said it is taking legal action against him- though Domscheit-Berg denied that.

 
 
 
 
 

Domscheit-Berg, che si fregia di essere stato un componente chiave nelle ‘infrastrutture’ del sito più famoso del mondo, era un volontario di Wikileaks, che lasciò per diventare un co-fondatore del rivale OpenLeaks, il nuovo sito registrato in Svezia, dopo che cominciarono le disavventure di Julian Assange. Wikileaks minimizza il ruolo del ‘disertore’ nell'organizzazione, dicendo che le sue funzioni furono di portavoce del sito  nella sola Germania e in tempi diversi. E nega che sia mai stato un programmatore informatico, esperto di sicurezza, architetto, editore, fondatore e/o regista di Wikileaks. I ruoli di Domscheit-Berg all'interno di Wikileaks erano limitati ed hanno iniziato a diminuire quasi un anno fa, come la sua integrità e stabilità quando cominciarono le inchieste sul sito.

 
 

Il tedesco ha respinto ogni accusa in una conferenza stampa giovedì, definendosi l'unica persona intensamente coinvolta in questa organizzazione per così tanto tempo. Tuttavia, nel suo libro, sostiene che Assange non era anti-americano ma volle misurarsi con la più grande potenza sulla terra, anche se poi finì con l’assumere alcuni caratteristiche tipiche delle istituzioni che stava cercando di abbattere ed è molto dispiaciuto per come sono andate le cose tra lui e Julian. “Insieme abbiamo fatto grandi cose”, dice.

 
 

Evidentemente per Domscheit-Berg, con questo Assange dovrebbe ritenersi ripagato a mo’ di una specie di consolazione, non tenendo conto che il fondatore di Wikileaks sta correndo seri rischi, dato che si trova in attesa del verdetto del 24 febbraio dal tribunale di Londra, che dovrà decidere se concedere la sua estradizione in Svezia.

 
 

Nei fatti l’ex collaboratore ammette di aver preso circa 3.000-3.500 documenti quando lasciò Wikileaks “sarebbe stato irresponsabile lasciare un tesoretto nelle mani di Assange” confessa  tranquillamente -senza precisarne né il contenuto né l’origine. Un tesoretto che comunque rappresenta una percentuale relativamente piccola rispetto ai dati ancora in possesso di Wikileaks. Nel frattempo, come ebbe a dire Assange, i giornalisti lavorano e scrivono su dei materiali che senza di lui non sarebbero mai apparsi.

 
 

Der Spiegel ha scritto un libro e come il The Guardian ammette di aver avuto accordi con Assange sulla pubblicazione di documenti trapelati, mentre Il New York Times offre un e-book chiamato ‘Open Secrets’ che si autodefinisce la ‘cronaca definitiva’ del rilascio dei documenti e la polemica che ne seguì e Greg Mitchell, che scrive un blog per The Nation, ha pubblicato The Age of Wikileaks: Cablegate Collateral (e oltre): crescita e impatto di Wikileaks.

 
 

E pensare che qualcuno ha osato dire che Assange ha speculato vendendo la sua autobiografia…

 

                    

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