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blog di Valter Carraro Gasparin
ECONOMIA
5 febbraio 2011
Il Consiglio Europeo vara un piano per la sicurezza energetica

I leader dei 27 Paesi europei hanno lanciato un piano per la sicurezza energetica per ridurre la dipendenza dell'Unione dal petrolio mediorientale e dal gas russo che mette l'energia nucleare tra le priorità, ma non è dato sapere cosa si intenda per priorità al nucleare e quali siano le peculiarità che riescono ad accostare  la sicurezza energetica col nucleare.

Pertanto i dubbi sulla riuscita di quanto sottoscritto dai leader europei rimangono. La pretesa di far parlare l’Ue con una sola voce in fatto di energia è quanto mai utopica. Da una parte ci sono gli Stati favorevoli ad un’intesa con la Russia (Francia, Germania e Italia) e dall’altra i sodali del mondo euro-atlantico, rappresentati dalla Commissione Ue, dagli Stati Baltici e dell’Europa.

Con queste premesse poco rassicuranti si è tenuto un Consiglio europeo scosso dalla rivolta in Egitto, che innescando una nuova corsa al rialzo dei prezzi del petrolio,  vede l'UE puntare a riguadagnare un maggiore controllo delle forniture energetiche continentali, con un pacchetto di riforme che dovrebbero sbloccare gli investimenti privati nel più grande mercato energetico regionale del mondo con 500milioni di consumatori.

Sulle energie rinnovabili il freno agli investimenti privati è costituito dall’insufficienza di connessioni nel mercato unico ma, nelle intenzioni, "l'Ue e i suoi stati membri promuoveranno investimenti" e si concentreranno sulla loro realizzazione, mentre l'esecutivo Ue è invitato a presentare nuove iniziative soprattutto in campo di "veicoli puliti, stoccaggio energetico, biocarburanti sostenibili e soluzioni ecoenergetiche per le città".  

Occorre dunque attuare rapidamente la legislazione sul mercato interno dell'energia in modo che questo sia interconnesso e integrato entro il 2014 "permettendo al gas e all'elettricità di fluire liberamente". 

Con la Russia di Putin, considerata una partner "affidabile, trasparente e basata su regole" si intende sviluppare maggiore coordinamento nelle relazioni allargando tale coerenza verso tutti i Paesi interessati alla produzione e al transito di energia. Come vengono valutate affidabilità, trasparenza e regole? Sicuramente, se non fosse stata assassinata (il giorno del compleanno di Putin), Anna Politkovskaja potrebbe raccomandare al Consiglio della UE maggior cautela nella valutazioni di un partner economico, specialmente se a capo vi sono discutibili personaggi che continuano a brillare per lo soffocamento dello stato di diritto.

"Un'energia sicura, sostenibile e accessibile che contribuisca alla competitività europea resta una priorità per l'Europa", afferma comunque il Consiglio. L’Ue ha bisogno di un mercato interno dell'energia pienamente funzionante.

E' molto sconfortante pensare che per giungere nel 2011, alla banalità di una simile e scontata conclusione, si siano riuniti per anni decine di vertici in tutto il mondo. Altre considerazioni conseguenti a questo sciagurato andamento si potrebbero trarre. Ma basta e avanza la consapevolezza che questo piano energetico giunge con enorme ritardo e solo per tamponare le pressioni date dall'urgenza. E resta ancora tutta da valutare la concretezza e la rapidità delle misure fin qui solo sbandierate retoricamente. Euroscetticismo? No. Semplice evidenza dei fatti. 

Ci si accorge solo ora che: "per questo la legislazione sul mercato interno dell'energia deve essere messa in atto velocemente e pienamente da parte degli stati membri", avvertono i ‘leader’ da Bruxelles. In linea con questo obiettivo, sono quindi "necessari sforzi per modernizzare ed espandere l'infrastruttura energetica dell'Europa e per interconnettere le reti al di là delle frontiere", in modo che "nessuno stato membro dell'Ue rimanga isolato dai network europei di gas ed elettricità dopo il 2015, oppure veda la sua sicurezza energetica minacciata dalla mancanza di connessioni adeguate".

Ed è necessario che "la solidarietà tra gli stati membri deve diventare operativa, si materializzino strade alternative per forniture e transito". In questo quadro teorico, un debolissimo segnale positivo è che sia stato rimarcato il ritardo dei tempi sull'obiettivo del 20% entro il 2020 sull'efficienza energetica e la Commissione rivedrà i target in materia "entro il 2013" e considererà "ulteriori misure se necessario". Questo è quanto. Quindi, sembra che ancora non vi sia una concreta consapevolezza sulle reali emergenze ambientali.

La Commissione europea è invitata a presentare "entro giugno"una comunicazione sulla sicurezza delle forniture, mentre gli stati membri devono informare Bruxelles "entro il primo gennaio 2012" su tutti gli accordi bilaterali esistenti con i paesi terzi, informazioni che saranno rese accessibili a tutti i 27, assicurando il "rispetto di tutte le informazioni commerciali sensibili". Anche l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton, dovrà "tenere conto" della "dimensione della sicurezza energetica" nella sua azione, così come nella politica Ue di vicinato. L'Ue, inoltre, dovrà anche intervenire sulla ‘volatilità’ dei prezzi energetici e "cooperare con i paesi terzi" a questo scopo, portando avanti i lavori "nel quadro del G20", previsto e prevedibile come da burocratico copione.

Entro la metà del  2011 devono essere adottati gli standard tecnici per le batterie dei veicoli elettrici, e entro fine 2012 quelli per le smart grids e i contatori. La quota sostanziale dei costi di finanziamento degli investimenti in infrastrutture "deve arrivare dal mercato con costi coperti da tariffe", ma "alcuni progetti che sarebbero giustificati dal punto di vista della sicurezza ma non in modo di attrarre sufficienti capitali dal mercato, possono richiedere finanziamenti pubblici limitati". Un concetto da brividi. Pur parlando di sicurezza, si garantiscono i capitali costruiti sulla finanza, lasciando che la speculazione, se possibile, aumenti. Cosa abbia insegnato agli euroburocrati la crisi strutturale che qualsiasi cittadino d'Europa conosce in cause ed effetti, resta un mistero avvolto tra innumerevoli norme accatastate in vuote aule e uffici, con temperature da sauna, dove il risparmio energetico resta allo stato di mera locuzione.   

Sarà dal gennaio 2012, prevede il piano, che gli Stati dovranno prevedere standard di efficienza energetica nelle gare d'appalto pubbliche per i principali palazzi e servizi statali. Buone le intenzioni, ma gli standard, per ora, viaggiano nel vago.

E proprio oggi, (4 feb. 2011), in sospetta concomitanza con il vertice Ue, Accenture e Barclays hanno presentato uno studio che stima in 2.900 miliardi di euro gli investimenti necessari entro il 2020 per portare l'Europa verso un sistema energetico a basse emissioni di CO2. Gli investimenti contribuiranno alla riduzione delle emissioni in Europa dell'83% rispetto ai valori del 1990, pari a un abbattimento di 2,2 miliardi di tonnellate di CO2.

Per l'Italia la spesa prevista è di 265 miliardi di euro, che porterebbe a un risparmio di 230 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Solare, eolico e edilizia assorbiranno la parte più rilevante degli investimenti anche se non sono chiare le quote per il cemento e quelle per le fonti rinnovabili.


Il cemento, da quanto si legge, potrebbe essere diventato una fonte di energia rinnovabile. Sicuramente rinnoverà un po’ dei soliti conti bancari. Il resto, ce lo dirà il prossimo futuro. Gas serra permettendo.


Povera vecchia Europa.
POLITICA
23 dicembre 2010
I PARLAMENTARI EUROPEI SI AUMENTANO LO STIPENDIO
L'ennesima notiziola passata sotto silenzio dai media: i burocrati ed i parlamentari europei hanno ottenuto ragione davanti alla corte del Lussemburgo. Avranno un aumento di stipendio del 3,7%! Dai 2.600 euro ai 16.000 euro a seconda della posizione; la corte (dei miracoli) del Lussemburgo ha dato ragione ai funzionari (ovviamente funzionari pure loro ), con la seguente argomentazione: nelle norme europee sarebbe inserito un meccanismo, per cui le paghe dei dipendenti eurocratici sono automaticamente “valorizzate” ogni anno (!?!).

Si capisce! L'U.E. è basata su stupidi automatismi previsti dai trattati di Maastricht e Lisbona, quindi essendo un carrozzone con pilota automatico è ovvio che abbia pure questo automatismo: non esiste al mondo una struttura statolatrica che non si basi sul furto delle ricchezze dei popoli.

Nel caso U.E. però c'è una differenza sostanziale: mentre i popoli possono inveire tranquillamente contro Zapatero, Berlusconi, Sarkozy, ecc., gli eurocrati possono permettersi il gusto di nicchiare, loro sì che non devono rendere conto a nessun popolo.

Se gli eurocrati in generale nicchiano, quelli della commissione europea (tutti cooptati dall'alta finanza mondiale o da ambienti contigui e non eletti dai popoli europei) tipo Barroso ,gongolano: finalmente si verificano le famose “crisi asimmetriche” teorizzate dai guru della sinistra nostrana che imporranno ai governi nazionali di delegare la residua sovranità economica al governo sintetico dell'U.E.; infatti non si sono fatte attendere le agghiaccianti dichiarazioni di Dominique Strauss-Kahn, altro teorizzatore delle “crisi asimmetriche”, che propone la sua ricetta teorizzando “una strategia di crescita comune ... con una visione comune europea” che dovrebbe “creare un’autorità di bilancio centralizzata, con l’indipendenza politica comparabile a quella della B.C.E.” che “stabilirà per ogni singolo paese la politica di bilancio e distribuirà le risorse a partire da un bilancio centrale”.

Per farla breve, un governo di non eletti (commissione europea) spalleggiato da postulanti (parlamento europeo) dovrebbe gestire i soldi dei singoli paesi imponendo tasse e gabelle varie senza rendere conto a nessuno: solo un governo ombra di intoccabili (altro che Berlusconi cara sinistra di maniera!), a prova di rivolte sociali, può permettersi di imporre tagli di bilancio e svendite al minuto delle residue aziende di stato nei settori strategici.

Ovviamente perché ciò avvenga è indispensabile salvare la moneta unica obbligando, ipso facto (e presto ipso iure), i paesi in crisi ad accettare i soldi della B.C.E.; non a caso il ministro della giustizia irlandese il 30/11 ha chiaramente detto che “gente al di fuori del nostro paese sta spingendo per il salvataggio dell'Irlanda prima ancora che il governo ne discutesse. E stanno facendo ora la stessa cosa con il Portogallo”; si noti che il “salvataggio” costerà all'Irlanda il 5,80% di interessi sul capitale erogato e come garanzia sarà costretta ad impegnare i fondi di riserva destinati alle pensioni.

Le grandi banche speculative con interessi nella B.C.E. esigono il salvataggio dei loro investimenti, i crediti che vantano con le singole banche nazionali. A questo punto il passaggio ben si comprende, cioè che il quadro non è a tinte fosche, ma è nero come il carbone: ormai è assiomatico che la crisi toccherà la Spagna, un paese troppo grande per essere salvato, ancor peggio sarà l'Italia che nonostante le rassicurazioni dei media di regime è visibilmente in affanno ed è già sotto attacco speculativo: il tasso di interesse è ormai schizzato al 4,78% per i BTP italiano, contro il 2,65% dei bond tedeschi.

Un altro dato interessante che fa propendere per il botto del Club Med è il seguente: i c.d.s. sul debito del Portogallo sono schizzati di 40 punti base al picco di 542 punti! Olé! Quelli sulla Spagna hanno segnato un rialzo di 22,25 punti al nuovo massimo di 336 punti! Olé! In aumento anche quelli sull'Italia con un incremento di 14 punti base a 230, incremento più alto dell'ultimo semestre contabile! Ooolééé!

Inghilterra e Germania si permettono di dare lezioni, ma quando più nessuno comprerà i loro titoli e le loro merci, quando si scoprirà che neppure Gianni e Pinotto hanno i conti così in ordine, anche loro piangeranno lacrime e sangue! E già! Historia magistra vitae: non fu la Grecia a truccare i propri conti con la complicità di Goldman Sachs dietro lauto compenso di 300 milioni di euro? Non è che pure qualche altro governo ha seguito la via greca. Forse un governo ed una banca nazionale è differente per “moralità” da paese a paese? Non prendiamoci in giro.
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