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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
11 marzo 2009
EL PAIS. Intervista a Fini: Berlusconi può diventare presidente della Republica - Articolo tradotto
E' un Fini a tutto campo quello intervistato da Miguel Mora per EL PAIS, l'accreditato quotidiano spagnolo. L'attuale presidente della Camera non dimostra incertezze nemmeno di fronte alle insidiose domande sul suo passato da uomo di destra: "La cultura della destra deve modernizzarsi senza le etichette del passato". Anzi, coglie l'occasione per ipotecare una futura carica da premier, mentre per Berlusconi preannuncia un inedito "Berlusconi oggi ha l'appoggio per arrivare a presidente della Repubblica". E scende in campo con fermezza anche sul tema laicità: "Alcuni politici sembrano avere scarsa coscienza del valore della laicità" che "Nel 'caso Eluana' hanno avuto atteggiamenti eccessivi e sbagliati".

La traduzione integrale dell'intervista: "No soy el delfín de Berlusconi"

Con la sua aria principesca, Gianfranco Fini (Bologna1952), mi riceve nel suo ufficio della Camera dei Deputati fumando una sigaretta. "Sono stato sempre politicamente scorretto", si giustifica ridendo. L'ironia non nasconde la verità. Nel paese che inventò il fascismo, Fini ha diretto per 15 anni la post fascista Alleanza Nazionale, erede del Movimento Sociale Italiano, ed ora che ha abbandonato il posto e la Casa della Libertà di Silvio Berlusconi sta per fagocitare il partito, sembra il politico più equilibrato di questa emotiva ed agitata III Repubblica italiana.

Il lungo viaggio di Fini dall'estrema destra alla tolleranza democratica con un ringraziamento a José María Aznar, è corso in parallelo all'autodistruzione della sinistra italiana, ed è riuscito in una specie di miracolo: oggi, molti elettori del Partito Democratico, si sentono rappresentati da questo uomo laico ed istituzionale, antitetico delfino di Berlusconi, con nel futuro una sola meta: essere il prossimo primo ministro.

Domanda. Crede che serva riformare un sistema tanto costoso come quello del Parlamento italiano, nel quale un deputato guadagna quasi 20.000 euro al mese?

Risposta. Naturalmente, abbiamo un sistema istituzionale vecchio, lento e mastodontico. Ci sono 945 parlamentari nazionali, ed alcuni centinaia nei consigli regionali. Non solo per i costi, bensì per i tempi, la seconda parte della Costituzione deve essere riformata profondamente. Io non toccherei la prima che fa riferimento ai valori fondamentali, salvo per incorporare una menzione all'UE. Ma sì dobbiamo finire col sistema bicamerale perfetto, incorporare un Senato regionale o autonomistico, come lo spagnolo o il tedesco, e cercare un nuovo equilibrio tra il Legislativo ed il Dirigente.

D. Dando più poteri al primo ministro?
R. Un Governo è necessario che governi e decida velocemente. E, contemporaneamente, quanto più decida, più forte deve essere il controllo del Parlamento. La gran sfida è trovare questo nuovo equilibrio. Quello che non può essere è che per destituire un ministro, il primo ministro debba chiedere una mozione di fiducia. Ora legifera il Parlamento e legiferano le regioni. È un lavoro che produce lentezza, burocrazia, incerteza del diritto e litigi permanenti. E impedisce di governare.

D. Si è fatta per esempio una polemica per la legge sulla condizione degli immigrati...
R. Voi giornalisti avete contribuito abbastanza a quella polemica. È certo subentrato un eccesso di emotività, e di propaganda, da parte di tutti, io stesso ho commesso errori. E i media hanno attizzato il fuoco. Se intitolano "rumeno stupra italiana", pur potendo essere la verità, è intollerabile usare la componente etnica. 
Lo stupro è sempre un'infamia. Manca equilibrio. E non gettare benzina sul fuoco della xenofobia ed il razzismo. L'immigrazione richiede una riflessione profonda. È come la dinamite: maneggiare con attenzione... D'altra parte, nessun paese ha la ricetta per affrontare questo fenomeno biblico in forma isolata. Una politica comune è necessaria. E comunque, è meglio prevenire che reprimere.

D. E le ronde dei cittadini?
R. Se qualcuno pensa che per garantire la sicurezza dobbiamo fare come nel Far West, bisognerebbe metterlo in prigione, perché suppone la fine dello Stato di diritto. Ma se si dice che cittadini disarmati, coordinati col capo di polizia, avvisano che ci sono posti dove si infrange la legge o si traffica droga, questo esiste già. E non solo nel nord dell'Italia, bensì in altri paesi.

D. Sa che si dice che si è trasformato nel capo dell'opposizione?
R. Quello è solo un scherzo che lanciò un amico, di destra sicuramente, per carnevale. La cultura della destra nel terzo millennio deve modernizzarsi, bisogna finire con le etichette del secolo scorso che è il millennio scorso. Ci sono sfide culturali che dobbiamo affrontare insieme tutti. L'integralismo, il laicismo, l'emigrazione, i diritti dei cittadini, l'autorità dello Stato...

D. Ma la sinistra italiana non esiste...
R. Walter Veltroni salvò al Partito Democratico, perché senza lui le elezioni sarebbero andate loro molto peggio. Ora il PD sta soffrendo gravi problemi, ed il sistema bipolare di due grandi blocchi, nel quale credo, sta in piedi solo se il Governo è forte e l'opposizione anche...

D. Per quale motivo ha fuso il suo partito con quello di Berlusconi?
R. I nostri elettori sono più uniti di quanto lo fossero i nostri partiti. La gran scommessa è il bipartitismo, finire con la frammentazione e l'instabilità.

D. Laicismo dello Stato. Il caso Eluana l'ha messo a rischio?
R. Ci sono stati atteggiamenti eccessivi e sbagliati. La laicità delle istituzioni è un principio che non può mettersi in questione. Se pensiamo all'ipotesi di un Stato confessionale, entriamo in un'ottica integralista, incompatibile con la cultura europea. Quello non significa negare alla Chiesa il suo magistero morale.
Ma sono due sfere distinte. Alcuni politici sembrano avere scarsa coscienza del valore della laicità istituzionale. Ed alcuni vescovi hanno la tendenza ad andare oltre il magistero. Legiferare sul fine della vita in un'onda di emozioni è sbagliato. Ma Berlusconi ha detto che si rispetterà la libertà di coscienza di tutti.

D. Lei che è il delfino di Berlusconi...
R. Guardi... [si alza e cerca una foto: una sua immersione con un squalo]; i delfini stanno nel mare, e questo è un squalo, non un delfino. Inoltre io sono repubblicano, e Berlusconi non è un re con erede... La politica è un'altra cosa... Le leadership si reggono se ci sono capacità e condizioni. E quello non devo dirlo io...

D. Berlusconi sarà presidente della Repubblica?
R. Certamente, oggi, ha un appoggio personale e popolare che converte l'ipotesi in meno di un'incertezza.

D. E si vede lei come primo ministro?
R. Oltre a come si vede uno nello specchio, la politica è realismo e strategia. Io credo di avere contribuito ad una strategia che ha portato la cultura politica della destra italiana ad integrarsi pienamente nel sistema politico, grazie ad alcuni amici spagnoli, tra essi Aznar, prima di altri in Europa. Quell'attore politico nuovo che stava legato alla nostalgia del fascismo, è oggi una destra...

D. Civilizzata...?
R. Democratica. Se diciamo civilizzata vuole dire che prima eravamo incivili.

D. Il fascismo lo era, no?
R. Sì, va bene. Ma è una parola obsoleta. Oggi parliamo di una destra ideologica, democratica, europea ed istituzionale.

L'articolo in edizione originale su EL PAIS



Pensierino della notte: 
Se Berlusconi diventerà presidente della Repubblica, allora l'Italia diventerà il primo Paese nei vertici. Il primo Paese nei vertici del Terzo Mondo.

Traduzione e conversione grammaticale di Valter Carraro.

Per traduzioni e/o conversioni da:

SPAGNOLO - ITALIANO
SPAGNOLO - INGLESE
INGLESE      - ITALIANO
FRANCESE  - ITALIANO


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30 settembre 2008
I partigiani e Spike Lee. L'articolo su El Paìs
Spike Lee ha presentato ieri a Roma il suo nuovo film, Miracolo a Sant'Anna, e l'accoglienza dei partigiani che hanno ispirato la storia raccontata nella pellicola non è stata propriamente calorosa. Dopo aver visto il film, l'Anpi, alcuni sopravvissuti e i parenti delle vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema hanno accusato il regista di aver falsificato la verità storica. Le reazioni in Italia hanno colpito anche l'opinione pubblica spagnola, che porta ancora vivo il ricordo della Guerra Civile dal 1936 al 1939 che portò al potere Franco.
Quotidiano spagnolo  ha dedicato un articolo alle critiche dei partigiani italiani.

Negli anni Trenta la Spagna era diventata una repubblica democratica in cui le forze della Sinistra si erano impegnate in un'azione di profondo rinnovamento economico e sociale, in particolar modo propugnando la riforma agraria. Le elezioni del febbraio 1936 furono vinte dal Fronte Popolare, l'unione delle forze di Sinistra, con 278 deputati contro i 134 della Destra. Nonostante la sconfitta elettorale, la destra conservatrice, organizzatasi nella Falange, appoggiata dai fascismi europei e dalla chiesa cattolica, rimaneva molto forte, soprattutto perché poteva contare sull'appoggio dell'esercito. I primi mesi di governo del Fronte Popolare furono segnati da accanite lotte in ogni settore della vita politica e sociale che diedero luogo ad episodi anche sanguinosi. Il 13 luglio 1936 un attentato del quale rimase vittima un importante esponente monarchico fu il segnale della rivolta. Il 17 luglio, con una sollevazione delle truppe spagnole di stanza in Marocco, cominciò la guerra civile che presto si estese anche in Spagna. Ben presto il capo della rivolta divenne il generale Francisco Franco. Parte della Spagna fu occupata dall'esercito franchista, mentre l'altra  rimase fedele al governo repubblicano, che chiamò il popolo alle armi contro i militari ribelli e la Falange. La guerra fu combattuta con grande determinazione da entrambe le parti: l'esercito repubblicano riuscì a fermare i franchisti ed il conflitto divenne sanguinosissimo. Esso durò infatti fino al 28 marzo 1939 con oltre un milione e mezzo di vittime. Da tutta Europa giunsero in Spagna i volontari antifascisti che combatterono nelle Brigate Internazionali, ma le democrazie europee non intervennero particolarmente in difesa della Spagna repubblicana, anche per i sospetti suscitati dalla presenza comunista e dagli aiuti sovietici,benché piuttosto limitati. Invece l'Italia fascista di Mussolini inviò un vero e proprio corpo di spedizione in aiuto di Franco, e Hitler fornì importanti aiuti soprattutto per quanto riguarda l'aviazione, come la Legione Condor, un'unità dell'aeronautica tedesca, che sperimentò in Spagna le tecniche di bombardamento che sarebbero poi state massicciamente impiegate nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo tre anni di sanguinosi combattimenti i franchisti ebbero la meglio: a loro favore giocò, oltre la supremazia militare, la disorganizzazione dell'esercito nemico che rispecchiava i contrasti politici che si erano aperti nel Fronte Popolare, con la repressione degli anarchici da parte dei comunisti in particolare. Centinaia di migliaia di repubblicani dovettero fuggire o finirono prigionieri e Francisco Franco instaurò una dittatura di tipo fascista, della quale fu il capo indiscusso per oltre trent'anni. 

Pablo Picasso dipinse nel 1937 "Guernica". Memoria artistica della Guerra Civile. 

Pablo Picasso - Guernica
Guernica, Parigi, 4 giugno 1937, olio su tela, 349,3 x 776,6 cm.
Madrid, Museo Reina Sofia

                                    Espana                       


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POLITICA
31 maggio 2008
MAFIA e POLITICA \ Intercettazioni e nomi difficilmente leggibili sui giornali italiani.

In politica tutto cambia per non cambiare niente se è vero, come è vero, che le notizie dobbiamo andarcele a leggercele sui siti o sui giornali esteri. Extracomunitari? Noooo! E perchè? Francia, Inghilterra, Germania, Spagna hanno sempre, tra i loro quotidiani, qualche pagina "dedicata" al Bel Paese che, a questo punto, è meglio far passare come il noto formaggino piuttosto che come la nostra -sich- Nazione (lo scrivo con la enne maiuscola per non deprimerci troppo). A proposito di Spagna, quotidiani e mafia tra i politici, o politici tra mafiosi - come si sa, anzi, come non si sa - non si capisce dove cominciano gli uni e finiscono gli altri - (con buona pace di De Magistris) il quotidiano spagnolo EL PAìS, pubblica in data 31 maggio, un "saggio" sull'abilità politica del nostro senatore Salvatore Cuffaro, per gli amici, Totò.


EL PAìS

Mafia y política en la Italia de Berlusconi


Los jefes mafiosos hacen tratos con políticos sicilianos y napolitanos que, a su vez, apoyan a los líderes nacionales. Y todos ellos comparten una lucha contra el aparato judicial. Pero, ¡ay del que ose hablar de ello!

TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO 

Mafia e politica nell'Italia di Berlusconi

I capi mafiosi trattano con i politici siciliani e napoletani che, a loro volta, appoggiano i leaders nazionali. E insieme contrastano la magistratura.
Ma attenzione, guai a parlarne !


Sin qui il titolo. Robetta. Ordinaria amministrazione per la politica in Italia. Per De Magistris, però, tanto ordinaria non lo è mai stata. Ma nel leggere l'articolo c'è qualche nome e qualche fatto che personalmente non ho mai letto pur lavorando da anni con rassegne stampa. 

L'ARTICOLO

Nel 2001, un boss della mafia in Sicilia, Giuseppe Guttadauro, notò una cosa strana nel suo salotto, che risultò essere una miscrospia per intercettazioni, "Ma guarda! Totò Cuffaro aveva ragione!" esclamò. Furono le ultime parole che la polizia udì pronunciare da Guttadauro, prima che questo strappasse il microfono arenando l'inchiesta. Tuttavia il nome che aveva pronunciato era nientemeno che quello del presidente della Regione Sicilia. Salvatore Cuffaro. Totò per gli amici. Questa fu la prova definitiva che permetté, nell'anno domini 2008, di condannare Cuffaro per complicità con altri mafiosi sottoposti ad inchieste penali. Comunque, pur condannato, Cuffaro riuscì ad essere eletto al Senato italiano con un piccolo partito di centro.
Le intercettazioni fatte nel salotto di Guttadauro, prima che questo strappasse la "cimice", rendono comunque molto bene il modo di come pensi e parli di politica la mafia siciliana.  "Totò Cuffaro è il migliore che possiamo chiedere" assicurava l'interlocutore di Guttadauro, il medico Salvatore Aragona.

"Confidiamo nella vittoria della destra" dice Guttadauro.

"Berlusconi , per risolvere i suoi problemi, dovrà risolvere anche i nostri". Vi sono buoni motivi per credere che questo sia vero. Da quando arrivò al potere per la prima volta nel 1994, Berlusconi iniziò una campagna implacabile contro la magistratura italiana che lo aveva accusato, insieme ad altri suoi collaboratori, di diversi reati penali, dalla corruzione alla connivenza con la mafia. Uno dei migliori amici di Berlusconi, Marcello Dell'Utri di Palermofu dichiarato colpevole proprio del reato di collusione con la mafia. E dopo le accuse a Cuffaro di intrattenere rapporti col Guttadauro, Berlusconi stesso chiamò per dichiarargli tutta la sua solidarietà dicendogli "Ho chiamato il ministro degli Interni e mi ha detto che è tutto sotto controllo". Nella stessa conversazione, Cuffaro disse a Berlusconi "Tu sai che ti vogliamo e che sei sempre nelle mie preghiere, ogni giorno". Queste conversazioni dimostrano come la mafia si sia inserita nella vita politica italiana.

I capi mafiosi usano il denaro per pagare i politici locali che a loro volta li favoriscono nell'assegnazione di appalti pubblici o avvertendoli quando vi sono investigazioni in atto. I politici locali vengono aiutati a loro volta da una larga base di elettori fidelizzati alla mafia. Di questo se ne avvantaggiano poi i politici nazionali con scambi di favori reciproci, basati sul clientelismo con la copertura del crimine organizzato. Vi sono testimoni che sostengono che Berlusconi ha un patto con la mafia, tramite l'intermediazione di Dell'Utri; una relazione tutt'altro che salutare.

Il comportamento mafioso lo si deduce chiaramente dalle intercettazioni in cui Guttadauro proclama il principio secondo cui il nemico del mio nemico è un mio amico. E tanto la mafia, quanto Berlusconi, stanno avendo da lungo tempo un' incessante lotta contro il sistema giudiziario italiano. Con alcuni aiuti del centro-sinistra, questo bisogna riconoscerlo, la coalizione di Berlusconi ha riscritto la legislazione penale in un modo tale che ora è molto complicato condannare accusati di qualsivoglia reato, incluso il crimine organizzato. La lunghezza dei processi si è abnormemente allungata e un'infinità di piccoli dettagli tecnici rendono le scarcerazioni molto semplici. Inoltre, il Parlamento italiano ha revocato il regime di carcere duro per i criminali mafiosi più pericolosi, tanto che ora possono impartire ordini dalle prigioni e nel contempo ha limitato le possibilità di copertura ai "collaboratori di giustizia". Come se non bastasse, il governo di centro-sinistra di Romano Prodi, con il responso entusiasta del centro-destra, ha emanato l'indulto, permettendo la fuoriuscita e la difficile cattura di circa 26.000 criminali. E impedì che il principale avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, condannato per corruzione di più giudici, fosse incarcerato. Stessa sorte per molti appartenenti al crimine organizzato. Tutto questo non solo è moralmente ripugnante ma è diventato un problema cruciale per il mandato del nuovo governo di centro-destra. 

L'articolo continua con riferimenti alla situazione di Napoli, a Mangano, a Schifani ed all'indignazione sociale, solidale con Marco Travaglio...


Valter Carraro Gasparin

LAVORO
1 maggio 2008
1MAGGIO \ 1°DE MAYO
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