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blog di Valter Carraro Gasparin
19 settembre 2008
Alitalia:solo ombre. Ma come stanno gli altri?

Dopo il comunicato di ieri delle 16:11, con mezza Italia attaccata alle radioline, ricordo di gloriose radiocronache calcistiche, con Colaninno che conferma le prime voci del pomeriggio e ritira l'offerta Cai, il gruppo di investitori che avrebbe dovuto rilevare Alitalia per la Compagnia aerea italiana, si aprono le cronache e i commenti su tutti i quotidiani europei che erano rimasti in silenziosa attesa. Cosa accadrà adesso? Le voci sono divergenti. In Italia un ampio fronte politico e partiticamente trasversale vorrebbe insistere. In che modo non si sa.
Di certo Enrico Letta, con la sua prima pagina su Europa, scrivendo
"Nessuno ha vinto" ha purtroppo sintetizzato la drammatica ovvietà dell'esito finale della trattativa tra sindacati e Cai. E proprio tra i leader sindacali sembra essersi aperta una durissima polemica.  La CGIL è sotto accusa, ma Epifani in una intervista a La Stampa dichiara: "L'ultimo no? non è stato il mio".

Angeletti, della UIL, sempre su La Stampa,  parla di catastrofe sindacale e spara un durissimo "Qualche collega fa il becchino".

Renata Polverini, l'unica donna a capo di un sindacato, l'UGL, che negli ultimi anni ha raccolto diversi consensi e molti fuoriusciti dai sindacati confederali, intervistata dal Secolo d'Italia, accusa:
"Qualcuno non ha fatto il proprio mestiere, pensare ai lavoratori".

Il comunicato politico che mette in fila sindacati e partiti, cominciando dal comportamento irresponsabile tenuto in campagna elettorale da Berlusconi, che ora parla di baratro, è redatto dai Radicali, a firma del deputato on. Marco Beltrandi, eletto nelle liste del Partito democratico.


 
In Francia, LE JOURNAL DES FINANCES molto concretamente, con grafici, sintetizza e raffronta la situazione finanziaria delle Compagnie Aeree Europee, Americane e Asiatiche.

Compagnie Europee

Compagnie Americane

Compagnie Asiatiche


Se ne deduce che se Lufthansa, in Europa, è la Compagnia più quotata finanziariamente e Alitalia è sull'orlo della scomparsa, in USA non sono messi molto bene, mentre l'Air Canada sta volando a quote in miliardi di dollari, sopra gli Stati Uniti. Ma il raffronto grafico non lascia dubbi. Le principali Compagnie Asiatiche, Air China in testa, sfondano i parametri di comparazione e a suon di miliardi di dollari, mostrano la potenza ormai acquisita. I piloti italiani lo sanno bene. Air China sta propagandando spot per l'assunzione di 4.000 piloti, poichè è in grado di formarne "solo" 400 l'anno.
Certo, gli stipendi non sono gli stessi. Un pilota cinese, lavoro comunque ambitissimo, arriva a 30.000 euro l'anno! Non commento. Chi deve, faccia i propri conti.... 


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LAVORO
21 maggio 2008
SINDACATI - L'ALTRA CASTA \ I privilegi che non si dovevano conoscere.
Il risultato delle elezioni sta offuscando le memorie e le reazioni degli italiani, dopo l'uscita de " La Casta" che ha messo alla gogna lintera classe politica. Un libro meritevole per divulgazione, ma in odore di manovra congegnata per mitigare i disastri del governo Prodi, stemperandoli con gli scandalosi privilegi dei politici, per creare un presunto sentimento di antipolitica, necessario a formare la cortina fumogena dietro la quale nascondere il vero sentimento di antisinistra, venuto appunto a galla nelle recenti elezioni. Gli italiani infatti sono corsi a votare stroncando Grillo, Pecorari, Bertinotti e compagni. Adesso è appena uscito un libro che prende di mira unaltra casta, non meno privilegiata e potente di quella politica: quella dei sindacati. L'autore è Stefano Livadiotti, giornalista economico dellEspresso.



Fatturati miliardari. Bilanci segreti. Uno sterminato patrimonio immobiliare. E organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Temuta perfino dai partiti. 

Un assaggio di questi privilegi? I sindacati hanno avuto i loro immobili gratis, grazie ad una legge: la numero 902 del 18 novembre 1977, che ha assegnato la proprietà del 93% dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste soppresse alle più importanti confederazioni sindacali e alle associazioni d'impresa (Cgil, Cisl, Uil, Cisnal, Cida, Legacoop ecc.). La stessa legge stabilì che questi trasferimenti di proprietà dovevano essere esenti dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta. Nel suo libro Livadiotti ha provato a quantificare il valore reale degli immobili posseduti da Cgil-Cisl-Uil. Impresa improba, visto che per legge i sindacati sono esentati dall'obbligo di presentare un bilancio consolidato. Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, ha detto che deve trattarsi di una cifra davvero impressionante. Il "sindacato rosso" possiede 3000 sedi sparse in tutta Italia, la Cisl, invece, di sedi ne conta 5000, quasi tutte di proprietà”.

L'unico sindacato ad aver messo nero su bianco è la Uil, che ha fondato una Spa chiamata "Labour Uil" nella quale sono concentrati gli investimenti nel mattone. In bilancio ci sono immobili per oltre 35 milioni di euro. Tra questi non c'è la sede nazionale di via Lucullo, a Roma stimata da Angeletti tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Potenzialmente la legge concede ai sindacati la facoltà di non pagare l'Ici, un decreto (504 del 30/12/1992), esenta dal versamento gli immobili di enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive. L'esenzione, però, scatta soltanto se l'immobile in questione è intestato direttamente al sindacato.

Cgil-Cisl-Uil hanno scelto di affidare la gestione dei loro immobili a societ
à terze.
Non per amor patrio e desiderio di pagare le tasse, ma perch
é capitava che alla morte di un segretario generale, qualcuno dei parenti rivendicasse diritti. 

I bilanci veri dei sindacati, non sono mai usciti dai cassetti dei loro segretari.
"Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3 mila e 500 miliardi di vecchie lire", spar
ò nell'ottobre del 2002 il radicale Daniele Capezzone, "e il nostro è un calcolo al ribasso". Non ci deve essere andato molto lontano, se è vero che oggi Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, si limita a non confermare che il fatturato consolidato di corso d'Italia abbia raggiunto il tetto del miliardo di euro. E ancora: se è vero che quello del sistema Uil, non paragonabile per dimensioni, metteva insieme 116 milioni già nel 2004, esclusi Caf, patronati e quant'altro. Fare i conti in tasca alle organizzazioni sindacali, che hanno ormai raggiunto un organico-mostro dell'ordine dei 20 mila dipendenti, è difficile, anche perchè le loro fonti di guadagno sono le più disparate.

TRE VOCI D'ORO

Il sostituto d'incasso.
La maggiore risorsa economica di Cgil, Cisl e Uil ("I tre porcellini", come ama chiamarli in privato Massimo D'Alema) sono le quote pagate ogni anno dagli iscritti: in media l'1 per cento della paga-base;Un esperto della materia come Giuliano Cazzola, gi
à sindacalista di lungo corso della Cgil ed ex presidente dei sindaci dell'Inps, parla di almeno un miliardo l'anno. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', il solo sistema Cgil ha incassato nel 2006 qualcosa come 331 milioni. Una bella cifra, per la quale il sindacato non deve fare neanche la fatica dell'esattore: se ne incaricano altri; gratuitamente s'intende. Nel caso dei lavoratori in attività, a versargli i soldi ci pensano infatti le aziende, che li trattengono dalle buste paga dei dipendenti. Per i pensionati provvedono invece gli enti di previdenza: solo l'Inps nel 2006 ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil.
Nel 1995 Marco Pannella tent
ò di rompere le uova nel paniere al sindacato, promuovendo un referendum che aboliva la trattenuta automatica dalla busta paga - introdotta nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori. Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è tuttora vivo e vegeto: salvato, in base a un accordo tra le parti, nei contratti collettivi. Le aziende subiscono dei costi, ma non sono volute arrivare allo scontro. 

E lo stesso ha fatto il governo di Romano Prodi quando, più di recente, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Bersani che avrebbe messo in crisi le casse sindacali. In pratica, la delega con cui il pensionato autorizza l'ente previdenziale a effettuare la trattenuta sulla pensione, che oggi è di fatto a vita, avrebbe avuto bisogno di un periodico rinnovo. Cgil, Cisl e Uil hanno fatto la faccia feroce. Il governo, a scanso di guai, ha dato parere contrario. E l'emendamento è colato a picco.

Lo strapotere dei Caf
I Centri di assistenza fiscale rappresentano per i sindacati un formidabile business. Per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati vengono pagati dagli enti previdenziali. Solo l'Inps per il 2006 verser
à ai 74 caf convenzionati 120 milioni. A fare la parte del leone saranno le strutture di Cgil, Cisl e Uil, che insieme totalizzeranno circa 90 milioni. Considerando le cifre in ballo, (che non finiscono qui: per i lavoratori in attività i Caf incasseranno dal Fisco 15,7 euro per ognuna delle 12.261.701 dichiarazioni inviate agli uffici nel 2006. Il ministero sborserà dunque 186 milioni e spicci. Un gran bel gioco che i sindacati difendono con gli artigli.

Nel 2005, sotto l'incalzare della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari, il governo di Silvio Berlusconi aveva aperto la porta a commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro. Una manovra talmente timida che la Commissione europea inviò all'Italia una seconda lettera di messa in mora. Sull'argomento gli uomini di Bruxelles hanno preteso e ottenuto, ancora nel gennaio scorso, un vertice a palazzo Chigi. Naturalmente, a conclusione, nulla di fatto.

Patronati intoccabili
Se il monopolio dei Caf
è sotto assedio, resiste saldo quello dei patronati, le strutture che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali (cassa integrazione compresa, visto che i sussidi di disoccupazione non ci sono per non toccare nervi scoperti. I nervi, se li facciano venire i precari e i disoccupati). Quindi, una rete capillare, dall'Africa al Nordamerica passando per l'Australia, che alcuni sospettano abbia un ruolo non indifferente anche nell'indirizzare il voto degli italiani all'estero.

Nel 2000 i radicali hanno lanciato l'ennesimo referendum abrogativo, ma si sono visti chiudere la porta in faccia dalla Consulta. Pi
ù di recente Forza Italia ha cercato, con un emendamento al decreto Bersani, di liberalizzare il settore. Se l'armata berlusconiana non fosse stata respinta con perdite, per il sindacato sarebbe stato un colpo mortale.
I patronati, infatti, sono fondamentali per il reclutamento di nuovi iscritti tra i pensionati, che quando vanno a ritirare i moduli si vedono sottoporre la delega per le trattenute: "Con i patronati e gli altri servizi nel 2005 la Cgil ha raggranellato 450 mila nuove iscrizioni", sostiene Cazzola. Non bastasse, i patronati assicurano un gettito che non
è proprio da buttare via: in pratica si dividono lo 0,226 del totale dei contributi sociali riscossi dagli enti previdenziali. A lungo questa cifra è stata calcolata solo sui contributi dei pensionati privati, per l'ottimo motivo che a quelli pubblici le scartoffie per l'assegno le ha sempre curate l'amministrazione (e proprio per questo motivo pochi di loro sono iscritti al sindacato). Poi, però, nel 2000, per gentile concessione del parlamento (con un voto a larghissima maggioranza) nel monte-contributi sono stati fatti confluire anche quelli dei lavoratori statali. E la cifra ha iniziato a lievitare: 314 milioni nel 2004, 341 nel 2005, 349 nel 2006. Solo l'Inps nel 2006 ha speso per i patronati (che ora, per arrotondare, si occupano anche del rinnovo dei permessi per gli immigrati) 248 milioni, 914 mila e 211 euro. Alla fine, secondo quanto risulta a 'L'espresso', l'Inca-Cgil ha incassato 82 milioni e 250 mila euro, l'Inas-Cisl 66 milioni e 150 mila euro e l'Ital-Uil 26 milioni e 600 mila euro. 

                    Non Esiste Più Nessun Motivo Ideologico 
                Per Farsi Rappresentare Sindacalmente


I sindacati rappresentano solo alcuni cittadini, ma prendono decisioni che riguardano tutti e gestiscono risorse che appartengono a tutti. Gli esempi della sproporzione sono numerosi Per la riforma delle pensioni, il governo ha ricercato il consenso dei sindacati, che rappresentano alcuni degli interessati (lavoratori e pensionati), e ha trascurato altri interessati, come le imprese, i contribuenti e, soprattutto, i lavoratori futuri. (precari). La legge finanziaria per il 2007 consente ai datori di lavoro di regolarizzare i lavoratori assunti in violazione della legge, ottenendo uno sconto sui contributi arretrati ed evitando le sanzioni, ma a condizione di aver concluso un accordo con i sindacati. Ed ecco, pronta da sbandierare, "la stabilizzazione dei precari". Poche migliaia di persone in tutta Italia su quasi 1.300.000 contratti a termine e/o a progetto. E questo senza toccare il dramma dei reinserimenti lavorativi di lavoratrici e lavoratori tra i 35 e i 60 anni.

I PRECARI ? La CGIL è stata la prima a fornirsi di una struttura, la NIdl (Nuove identità di lavoro, circa 10 anni fa, il che sta a significare che le cose erano preventivate, ma nessuno ha fatto niente per cambiarle).
Questa struttura è più precaria dei precari stessi, che con la forza della disperazione erano riusciti a definire un documento dal titolo: Non ti scordar di me - Appello dei precari al centro-sinistradi cui però l'unica traccia che ne rimane si trova sul sito nazionale CGIL;ma bisogna saperlo cercare bene, perchè se vi capita di andare sul sito www.cgil.it , provate a trovare l'organigramma, usando il motore di ricerca interno. Vi imbatterete in centinaia di sigle, alcune delle quali hanno un solo iscritto: il segretario.
CISL e UIL, naturalmente, non sono da meno. Provare per credere.

DOCUMENTI

I Numeri di CGIL - CISL - UIL  
All'apertura clicca sui n.ri 1-2-3-4 in basso

Da loro non mi farei mai difendere. Michela Murgia.Precaria in call-center

                I precari sono a rischio d'impotenza               
 Prof.re M.CARINI
 - Direttore della Clinica Urologica di FIRENZE

La base sindacale rispecchia sempre meno l'articolazione della società e coincide sempre meno con le categorie più deboli; la frammentazione e competizione tra sindacati rende poco conveniente, per il singolo sindacato, farsi carico degli interessi generali, rischiando di perdere iscritti. Il potere sindacale è spesso utilizzato a vantaggio di alcuni, poco meritevoli, e a danno di tutti. È anche un potere invadente, come dimostrato dai contratti collettivi del pubblico impiego, che sconfinano regolarmente in materie che sarebbero riservate alla legge.

Ciliegine sulla torta

Dove i sindacalisti godono di più che un privilegio è in un sistema di welfare molto particolare. Come quello garantito dagli enti previdenziali, da sempre riserva di caccia quasi esclusiva per ex dirigenti di Cgil, Cisl e Uil in pensione. Solo all'Inps sono a disposizione 6 mila e 222 tra poltrone e strapuntini.

Nel 1990, Cgil, Cisl e Uil ottenero dal parlamento una legge che concedeva loro addirittura la possibilit
à di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori.

Ringraziamenti, per la stesura di questo post a: il Gruppo Editoriale l'Espresso, il Gruppo RCS, Stefano Livadiotti, Roberto "Dagospia"
D'Agostino, il Prof.re M.Carini, Michela Murgia.

Teniamoci in contatto:xpress.blog@gmail.com

LAVORO
1 maggio 2008
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