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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
7 aprile 2014
RENZI: IL PD RISPETTERA' LA LINEA. AVANTI CON LE RIFORME - INTERVISTA AL PREMIER
"Parte lo Sforbicia-Italia. Non mi fermo, ora liquido gli enti inutili"


Signor presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha detto che, così com'è, la riforma del Senato è «inaccettabile». Poi con una nota ha ammorbidito la critica. 
Cosa sta succedendo?

«Questo dovrebbe chiederlo a Berlusconi. A me basta che il Senato non costi più un centesimo, non sia eletto, non dia la fiducia, non voti il bilancio. Sul resto si discute».

È ipotizzabile che si discuta anche dell’elezione diretta del presidente della Repubblica?

«Il tema è serio, ma abbiamo già messo fin troppa carne al fuoco. Quindi, secondo me, no».

I senatori del Pd che non dovessero votare la riforma di palazzo Madama si metteranno fuori dal partito?

«Non amo i diktat, ma se una comunità democratica si dà delle regole poi deve rispettarle. Che il Senato non debba essere più elettivo, che chi ne fa parte non percepisca uno stipendio e non possa votare la fiducia al governo né le leggi di bilancio lo vogliono i cittadini che hanno votato alle primarie e lo ha deciso la direzione del partito: sono sicuro che tutti gli eletti del Pd si attesteranno sulle posizioni scelte dai nostri elettori e dai nostri organismi».

Ci dice chi è che si sta mettendo di traverso tra lei e le riforme?

«Se vuole l’elenco, finiamo domattina... Ma non cerco alibi. Nei decenni, troppi politici si sono arresi scaricando su altri la responsabilità dei propri fallimenti. Io non lo farò, anche se non mi sfugge che tra burocrati e politici ci sia un sacco di gente che sta facendo il tifo perché il governo fallisca. Ma resteranno delusi».

Tra chi tifa contro di lei ci sono anche molti dirigenti del suo stesso partito...

«Il mio partito ha fatto scelte coraggiose. Se qualcuno prova ora ad alzare la voce affinché le cose annunciate non si facciano: beh, non mi spavento. Piuttosto, sa cos’è che mi colpisce?».

No, cosa?

«Il fatto che di fronte a questo incredibile taglio ai costi e alle inefficienze della politica, ci sia chi, come il Movimento 5stelle, si arrocchi nella difesa dello status quo. Come possono dire no alla riforma delle province e a quella del Senato?».

La accusano di bluffare.

«Qui l’unico che bluffa è Grillo, ma perderà sia la partita politica sia la faccia perché a breve sarà chiaro che i suoi parlamentari stanno tradendo il mandato ricevuto dagli elettori».

Al ‘Fatto’, Grillo ha detto che lei è «un bambino messo lì dalle banche».

«Che vuole che le dica, ormai svolgo una funzione sociale: solo insultandomi Grillo riesce a sentirsi vivo. Lo dico da fan, perché io agli spettacoli di Grillo ci andavo volentieri ed ora mi si stringe il cuore nel vedere che fatica a riempire i teatri».

La Ragioneria generale dello Stato ha bocciato la staffetta generazionale nel pubblico impiego ipotizzata dal ministro Madia...

«Della proposta del ministro Madia dobbiamo ancora discutere. Ma le scelte politiche deve farle la politica, non la Ragioneria generale dello Stato. Anche a causa delle timidezze dei politici, le strutture tecniche hanno avuto un ruolo eccessivo: vorrei fosse chiaro che io non sono timido. Hanno deciso fin troppo in questi anni».

L’avevamo intuito, ma cosa intende dire?

«Che se fino ad oggi i politici e i burocrati hanno vissuto da cicale e le famiglie da formiche, da oggi in poi si cambia verso».

Ad esempio?

«Non vorrei si pensasse che abolito il Cnel, le province e il Senato mi tranquillizzerò: per me quello è l’antipasto».

E il primo piatto quale sarà?

«Dopo il cresci-Italia e il salva-Italia, è giunto il momento dello sforbicia-Italia: il primo passo sarà la creazione di un elenco di organismi inutili da cancellare subito».

La spending review riguarderà anche gli organismi costituzionali?

«Certo, e non solo. Le sembra logico che lo stipendio del segretario generale di palazzo Madama sia pari a quattro volte quello del presidente del Consiglio? Non c’e solo il Senato, sia chiaro, ma non faremo sconti».

È vero che volete tagliare due miliardi e mezzo di spesa sanitaria?

«E’ falso, una cifra del genere non è scritta neanche nelle pagine più cupe del rapporto Cottarelli».

Il ddl delega sul lavoro prevederà anche i contratti a tutele crescenti?

«Si discuterà anche di questo, così come si discuterà dell’assegno universale di disoccupazione. Ma ovviamente bisognerà armonizzare i singoli provvedimenti in una riforma organica. Mi lasci però dire una cosa...».

Prego.

«Bisogna che anche la sinistra cambi posizione. Di fronte ai picchi raggiunti dalla disoccupazione, non possiamo continuare a dire che siamo il partito dei lavoratori per poi frenare ogni riforma del mercato del lavoro. E’ ora di finirla con troppa ideologia».

Dicono che di certe cose bisogna discutere...

«La sorprenderò: la prossima settimana organizzeremo come Pd un seminario a porte chiuse per discutere di lavoro e uno per discutere di riforme costituzionali. E non si dica che non io discuto».



Fonte: Intervista al Presidente Matteo Renzi 
Andrea Cangini su Quotidiano.net del 6 aprile

 


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POLITICA
15 marzo 2014
Renzi: “Conti in ordine per i nostri figli non perché ce lo chiedono i capi di Stato” | L'incontro con Hollande
“Non teniamo in ordine i conti per fare un favore ai capi di Stato e di governo, ma perché chi non lo ha fatto in passato ha sbagliato. E andremo in Europa a dire che non siamo li a farci dare i compiti. Lo dobbiamo ai nostri figli. E’ come se la nonna portasse i nipoti al ristorante e dicesse ‘ora lascio loro un bel conticino da pagare’. Se il 27 maggio non ci saranno gli 80 euro in busta paga, vuol dire che sono un buffone”.

Sono queste le parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso del programma ‘Porta a porta‘, parlando del fisco e di Europa e della promessa di far avere in busta paga agli italiani che prendono fino a 1500 euro al mese, per un totale di 1000 euro netti in più all’anno.

“Certo che i soldi ci sono, il punto è dove si mettono, sono anni che la politica allarga il suo raggio di azione e i cittadini pagano. Noi stiamo proponendo un’inversione: la politica stringe la cinghia e ne beneficiano i cittadini. Diamo un piccolo aiuto, ma è la prima volta che succede. Una misura assimilabile a questa fu quella di fatta da Prodi sul cuneo fiscale, ma finì male”, puntualizza il premier.

Renzi ha quindi sottolineato che “chi sostiene che i pensionati pagheranno la manovra, sbaglia. La cosa che stiamo cercando di fare sarà quella di rendere visibile in busta paga il bonus che arriva dalla manovra del Governo. Diranno ‘stai facendo un’operazione di marketing’. Sì, anche questo”, lasciando intendere che uno statista non dice solo vuote parole in politichese, ma osserva con attenzione anche i movimenti dei mercati internazionali.

Dopo aver toccato la questione del fisco, Renzi ha parlato anche riguardo il tema del rapporto dell’Italia con l’Europa. “Sono il premier di un Paese che comunica ufficialmente in tutte le sedi”, e Renzi ha annunciato che incontrerà a Parigi, il prossimo sabato, il Presidente della Repubblica Francese, François Hollande e lunedì 17 marzo sarà in visita a Berlino per il vertice intergovernativo italo-tedesco.

“Il capo del Governo rispetta gli impegni presi con l’Europa. Punto”. Così ha fermamente dichiarato il premier. “Noi dobbiamo rispettare tutti gli impegni con l’Europa, il 3% lo rispettiamo, ma l’Italia deve andare in Europa in modo autorevole. Noi diamo gli aiuti, non li riceviamo. Io credo che l’Europa abbia bisogno dell’Italia almeno quanto l’Italia abbia bisogno dell’Europa, ma se voglio provocare dico che è l’Italia ad aver più bisogno dell’Europa. E questa cosa qui me la disse la Merkel quando la incontrai nel luglio scorso”.

“L’Europa cambi”. E’ stato l’ultimatum lanciato da Matteo Renzi, anche nel corso di un convegno alla Camera dei deputati. “Le elezioni europee si giocheranno su una scommessa: dire che le riforme le facciamo noi, che sappiamo benissimo cosa fare. Poi non vi stupite se vi chiediamo di cambiare le regole del gioco. Il governo italiano rispetta tutti gli impegni che ha con l’Europa, ma il più grande impegno è cambiare per far tornare l’Europa vicina ai cittadini”.

E concludendo, Renzi ha ricordato, col riferimento ad Altiero Spinelli, quanto l'Italia abbia concorso alla fondazione dell'Europa: “Il governo italiano rispetta tutti gli impegni che ha con l’Europa che non è solo quello economico, ma vuole mantenere quel sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli che ha visto intere generazioni combattere per valori condivisi”.

Parigi, 15 marzo 2014 


Matteo Renzi e Francois Hollande in un momento del loro caloroso incontro. Da notare che nelle precedenti occasioni (con Monti e con Letta), il premier francese si era limitato al solo colloquio mentre al Presidente Renzi è stato consegnato un opuscolo di 12 pagine in cui si condividono le stesse priorità e la “totale convergenza di vedute” su temi internazionali quali gli avvenimenti in Ucraina ed anche le politiche da adottare in vista della prossima presidenza italiana dell’Ue il 1°luglio.

“Dobbiamo prendere un impegno politico con la ‘p’ maiuscola che è quello di dire ai nostri concittadini sfiduciati dalla crisi, che non credono più nell’Europa, che l’Ue resta il luogo della più grossa scommessa politica da fare. Avremo più euro in tasca solo se avremo più Europa nelle nostre istituzioni, più Europa ci sarà e più il ceto medio tornerà ad avere ricchezza”. 
“Possiamo, dobbiamo, cambiare l’Europa insieme: è la prima sfida che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Dobbiamo fare del Mediterraneo un luogo di attrazione dell’Europa, il cuore dell’Europa” ha dichiarato Renzi dopo l’incontro, concludendo: "compito della nuova Europa è ridurre lo spread non economico-finanziario, ma tra cittadini ed istituzioni europee”. 

Hashtag: #lavoltabuona 

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POLITICA
12 marzo 2014
“Sulla parità di genere salto all'indietro per il Paese”
“Bocciando le norme sulla democrazia paritaria, la Camera dei deputati fa fare all’Italia un salto all’indietro. Confidiamo nella capacità del Senato di porre rimedio”. 

Il comunicato stampa del 10 marzo è a firma di Delia Murer, deputata del Pd, firmataria di alcuni degli emendamenti sulla parità di genere e poi bocciati a Montecitorio.

“Non è questione di quote rosa né di garantire posti a qualcuno, ma di lotta alla discriminazione, così come scritto anche nella Costituzione, all'articolo 51. Rimuovere la discriminazione di genere è un obbligo morale e un dovere politico. Ne va della costruzione di una democrazia di qualità, veramente rappresentativa. C'è un solo modo per garantire equilibrio di genere e democrazia paritaria: introdurre norme specifiche. La parità tra uomini e donne nelle istituzioni non è interesse di una parte contro un'altra parte. Ma di tutela dell'interesse del Paese: un valore per tutti”.

“Il Senato ha la possibilità di correggere questa grave stortura. Speriamo ci sia un sussulto di dignità e di consapevolezza. Intanto, però, una riflessione va fatta anche all’interno del Pd. 
I deputati del Partito democratico che, con il voto segreto, hanno bocciato gli emendamenti sulla parità di genere sono andati in contrasto con quanto deciso nella direzione nazionale, quando la democrazia paritaria fu indicata come principio irrinunciabile della nuova legge elettorale. 
La parità di genere, del resto, doveva già entrare nell’accordo tra le forze politiche e fare parte della proposta iniziale. Tutto quello che è successo dopo, in Aula, con la bocciatura degli emendamenti, è anche conseguenza di quell’errore iniziale, che ha condizionato tutto e rischia oggi di consegnare al Paese una legge elettorale con un grave vizio”.
 
Delia Murer
deputata Pd

POLITICA
28 febbraio 2014
Il Partito Democratico entra ufficialmente nel Partito Socialista Europeo
121 voti a favore su 125 presenti. E' questo il risultato alla conclusione della direzione nazionale Pd che così, con un'approvazione di assoluta maggioranza, segna ufficialmente l'adesione del Partito Democratico alla grande famiglia del PSE, il Partito Socialista Europeo. 

Il leader Matteo Renzi sottolinea che «il dibattito sull'Europa, per definizione è un dibattito che non finisce». «L'adesione al Pse è un punto di partenza non è un punto di arrivo, una parte di noi si è avvicinata ai Ds o ad altri partiti immaginando un luogo dove poter far politica continentale. Se questo è vero il nostro impegno è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza». 

All'unico voto contrario, quello di Beppe Fioroni, ex Dc ed ex PPI che ribadisce l'indisponibilità a non morire socialdemocratico, Renzi replica ironicamente: «C'è tra di noi chi teme, non senza ragione, di morire democristiano, c'è poi chi non vuole morire socialista, io mi limiterei alla prima parte di questa affermazione, che è compresa da tutti i cittadini».

Alla mancanza di dibattito lamentata da Fioroni e dal deputato modenese Matteo Richetti (astenuto), risponde l'ex segretario Ds Piero Fassino: «è una discussione che va avanti da anni, ed andando avanti da anni non possiamo dire che la nostra è un'adesione sbrigativa».

Ed oggettivamente, leggendo le dichiarazioni sui principali quotidiani, c'è da chiedersi dov'erano Fioroni e Richetti negli anni scorsi, quando il dibattito per l'adesione al Pse ebbe dei toni davvero furenti, e non solo tra dirigenti. Ricordo che proprio la discussione su questa adesione costò la separazione tra coniugi in parecchie famiglie. Quale ne sia stata la ragione, eccesso di passione o assoluta convinzione nei propri ideali, sta di fatto che, con il segretario e premier Matteo Renzi, il Pd completa così una grande famiglia e questo viene sottolineato proprio dal Presidente del Pse, Serghei Stanishev: «Senza il Pd la nostra famiglia era incompleta».

Federica Mogherini, ministro degli esteri che ha aperto la direzione in questa importante occasione, storicizza concretamente dichiarando che l'adesione al Pse «sancisce il completamento di un discorso che viene da molto lontano» osservando che al Congresso Pse non avverrà solo il cambio del logo con la scritta "Socialisti e Democratici" ma anche l'elezione del tedesco Martin Schulz quale candidato alla presidenza della Commissione Europea: «Un atto importante. Avremo un candidato comune per dire che non esistono un'Italia e una Germania, ma un progetto comune da portare a Bruxelles».



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POLITICA
18 novembre 2013
Nei Circoli PD la base è con Matteo Renzi. Le Primarie l'8 dicembre. I toni nel Partito? Vuol dire che c'è democrazia.
Nel Partito Democratico, la base del più grande partito italiano si esprime tra gli iscritti nei Circoli e, in vista della elezione del nuovo Segretario nazionale, è lo stesso Davide Zoggia, nel 2004 ultravincente alla Presidenza della Provincia di Venezia ed ora responsabile dell'organizzazione nazionale, ad annunciare la vittoria di Renzi con il 46,7%. Il sindaco di Firenze stacca di otto punti Gianni Cuperlo, ex segretario della FGCI, votato dal 38,4% mentre Pippo Civati raccoglie il 9,19%. Il quarto candidato, Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento EU, come da previsioni, ha un grande successo nelle regioni meridionali con il 12% ma in campo nazionale non oltrepassa il 6%.

Zoggia precisa che in alcuni congressi, Asti, Rovigo e Frosinone e in circoli sparsi per l'Italia stanno ancora terminando i lavori congressuali e le operazioni di voto. Ma ripete che "quando avremo tutti i risultati le variazioni non saranno comunque significative". Decimali che comunque non sposteranno il dato politico.

Ora quindi, la battaglia dialettica si fa incandescente in vista delle primarie dell'8 dicembre per la definitiva attribuzione della leadership del Partito. E se Massimo D'Alema, sostenitore di Cuperlo, attacca Renzi dichiarandolo superficiale, il sindaco di Firenze ringrazia via Twitter tutti gli iscritti sostenitori e durante la trasmissione Che Tempo che fa riprende l'ex Presidente del Consiglio dicendo: "Pensa che se vinciamo noi distruggiamo la sinistra, dimenticando che l'hanno distrutta loro, la sinistra. È la prima volta che D'Alema perde un congresso, lo voglio dire".

E' sicuramente vero che all'interno del Pd i toni spesso sono duri e molto aspri, ma credo sia meglio così. E comunque è senz'altro e di molto preferibile un Partito dove tutti possono alzarsi, dire la loro e candidarsi, piuttosto che aver a che fare con scissioni tra "padre e figlio" o "portavoce" che la fanno da padrone. Mi sembra che i riferimenti siano abbastanza chiari, anche per coloro che si sono lasciati ingannare dalla parola Libertà scritta accanto al nome e cognome di un miliardario evasore fiscale o dalle tante stelle che esistono sono nelle favole o nelle immagini virtuali. Gli indecisi o i disillusi dalla politica riflettano su questo. La libertà e la democrazia sono state, sono e saranno sempre unite da una bandiera che rappresenta il Paese senza nomi o cognomi, senza né padri e né padroni. Una bandiera accessibile, palpabile, portata da persone vere, in carne e ossa. E passione.

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