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blog di Valter Carraro Gasparin
politica estera
4 marzo 2011
Obama: Gheddafi ha perso ogni legittimità. All'esame una no-fly zone sopra la Libia.

Dopo che le forze le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno lanciato attacchi aerei contro due città chiave in mano dell'opposizione e mentre proseguono i combattimenti, Obama sta ora esaminando un’istanza per imporre una "no-fly zone" sopra la Libia.

Il giorno dopo che le forze degli insorti, pur con molta disorganizzazione, hanno respinto un’offensiva per riconquistare Brega, porta vitale del petrolio, migliaia di persone in lutto hanno partecipato ai funerali per le vittime di un attentato e hanno giurato di vendicarsi, gridando ininterrottamente lo slogan "Abbasso Gheddafi!" Almeno 10 persone sono state uccise nei combattimenti di Mercoledì, tra cui un bambino di 7 anni; tutte vittime del fuoco incrociato. 

Da Washington, Obama ha rinnovato una richiesta a Gheddafi di lasciare il potere e ha confermato che la sua amministrazione stava esaminando "una gamma completa di opzioni", compreso l'intervento militare e inclusivo di una no-fly zone, per impedire al dittatore di usare la sua forza aerea contro il movimento di opposizione che controlla la parte orientale del paese.

Obama ha anche annunciato l'invio di aerei da trasporto militare degli Stati Uniti per rimpatriare gli egiziani fuggiti verso il confine tunisino e ha autorizzato il governo americano al noleggio di aerei civili per aiutare gli sfollati provenienti da altri paesi.

Nella sua più ferma condanna di Gheddafi fino ad oggi, Obama ha detto:... "La violenza deve cessare, Muammar Gheddafi ha perso ogni legittimità e coloro che commettono violenza contro il popolo libico saranno ritenuti responsabili di azioni contro legittime aspirazioni per la libertà, la democrazia e la dignità.  Aspirazioni che devono essere soddisfatte." Ha aggiunto che i sostenitori del dittatore "dovrebbe sapere che la storia si muove contro il colonnello Gheddafi".

Rispondendo alle domande in una conferenza stampa alla Casa Bianca a margine della visita del presidente messicano Felipe Calderon, Obama ha detto che una no-fly zone "è una delle opzioni a cui stiamo pensando."  Ma ha sottolineato che qualsiasi decisione di questo tipo deve essere effettuata in consultazione con la NATO e la comunità internazionale.

I funzionari militari statunitensi hanno osservato che l'imposizione di una zona no-fly, richiederebbe prima di tutto l’effettuare incursioni aeree per disabilitare le difese antiaeree e la forza aerea libica. I funzionari russi invece hanno espresso una forte opposizione ad una no-fly zone facendo presente che una tale misura richiede l'approvazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove Mosca detiene il potere di veto.

Obama ha parlato dopo che il terminale petrolifero di Brega è stato colpito ieri mattina da almeno tre potenti attacchi aerei. A circa 40 miglia di distanza, alle porte di Ajdabiya, una unità dell'esercito di stoccaggio di munizioni ha fermato con uno sciopero ogni movimentazione di approvvigionamento per le milizie di Gheddafi.

Circa 28 miglia a ovest di Brega, nella città costiera mediterranea di Bishra, gli insorti si sono scontrati con gli uomini di Gheddafi. Su questo scontro non vi sono ancora sufficienti dettagli dei combattimenti.

A L'Aia, il procuratore capo del Tribunale penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo ha confermato ai giornalisti che sta per iniziare ufficialmente l’inchiesta contro Gheddafi e la sua cerchia interna per presunti crimini contro l'umanità.

Ocampo ha promesso che non vi sarà "nessuna impunità in Libia" e contatterà ex funzionari libici e ufficiali dell'esercito per determinare chi avrebbe ordinato attacchi, su cui si sta indagando dopo le segnalazioni dell'Associated Press, contro manifestanti pacifici. A tale scopo si stanno cercando prove video e fotografiche delle eventuali atrocità commesse. "Non stiamo ancora attribuendo responsabilità" ha precisato Ocampo. "Oggi è l'inizio delle indagini."

A Tripoli, nel frattempo, il regime di Gheddafi sembra intensificare le rappresaglie contro gli attivisti per la per la democrazia, anche se i dettagli della situazione nella capitale sono assai scarsi . Alcuni residenti a Tripoli, che avevano già parlato apertamente di abusi dei diritti umani, non sono più reperibili da nessun mezzo mediatico. Molti sono stati segnalati come prigionieri o in clandestinità. Altri ex abitanti di Bengasi e Tripoli sono stati costretti a firmare dei documenti con cui incriminerebbero i loro stessi figli qual’ora siano stati fotografati durante le manifestazioni.

"E 'un giro di vite molto ampio e pesante", ribadisce Heba Morayef, di Human Rights Watch, a seguito di una visita in Libia. E un portavoce del ministero della Difesa olandese ha confermato alla Associated Press che l’equipaggio dell'elicottero olandese che stava tentando di evacuare persone dalla Libia, composto da tre marines, è stato catturato durante il fine settimana dalle forze fedeli a Gheddafi. I tre marines e il loro elicottero sono ancora prigionieri delle autorità libiche e sono in atto "intensi negoziati" per ottenere la loro liberazione.

Intanto, incoraggiati dalla vittoriosa ripresa di Brega, migliaia di insorti avanzano verso ovest e proseguono verso la capitale-roccaforte com'è ora diventata Tripoli. Gheddafi "Ha la forza, ma noi abbiamo il cuore", ha detto Suleiman Abdel, un chirurgo e ora, ribelle al regime dittatoriale.

Ma gli assalti a Brega dimostrano che Gheddafi ha ancora ingenti risorse militari a sua disposizione e che è disposto a farne uso. Tanto che in un discorso televisivo ha promesso di "combattere fino all'ultima goccia di sangue libico".

In effetti, il susseguirsi di scontri dimostra che in assenza di un intervento esterno, la Libia potrebbe essere diretta verso una situazione di stallo lunga e sanguinosa. Gheddafi detiene Tripoli e in altre città occidentali, i ribelli controllano l’est, e nessuna delle due parti sembra in grado di spostare decisamente l'equilibrio.

"Ha mostrato di avere ancora il potere di infliggere gravi danni sui manifestanti e sui luoghi da loro controllati", ha detto Ibrahim Sharqieh del Doha Brookings Center, un progetto del Centro Saban per il Medio Oriente che conduce ricerche sulle aree economiche e geopolitiche a maggioranza musulmana. Però, aggiunge Sharqieh, "Se Gheddafi è disposto a usare la forza aerea, questa situazione potrebbe trascinarsi per mesi."



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permalink | inviato da xpress il 4/3/2011 alle 2:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
24 febbraio 2011
Obama: "Basta con la violenza in Libia"

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto che venga posto fine alla "violenza mostruosa" in corso in Libia.

"Condanniamo fortemente l'uso della violenza in Libia - ha detto Obama -. Il bagno di sangue e' mostruoso, ed e' inaccettabile. Queste azioni violano le norme internazionali e ogni standard di normale decenza".

La repressione in corso il Libia "viola le leggi internazionali" ed e' contraria ai diritti umani ha detto ancora il presidente Usa.

Obama, parlando per la prima volta della situazione in Libia ha detto che "i diritti umani non sono negoziabili". Gli Stati Uniti - ha aggiunto - stanno esaminando "un'ampia gamma di opzioni" per azioni contro la Libia.

Obama, che ha letto la dichiarazione con al suo fianco il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto che "la violenza deve essere fermata ora". Le violenze in Libia sono condotte da persone presenti "nella regione" e non "dagli Stati Uniti o da altri poteri stranieri". "Il diritto ad essere trattati da essere umani - ha sottolineato il presidente americano - e' la piu' basilare delle aspirazioni che stanno portando a questo cambiamento".

Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che in Libia "vi e' una costante e continua violazione dei diritti umani" e che i responsabili "dovranno risponderne".

Obama, ha detto che "finora la nostra priorita' e' stata quella di proteggere i cittadini americani" e per questo il governo Usa ha predisposto appositi piani di evacuazione.

Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton sara' lunedi' a Ginevra per incontrare altri ministri degli Esteri, nell'ambito di una riunione della commissione Onu per i diritti umani, dedicata alla situazione in Libia, ha annunciato il presidente Usa.

Prendendo la parola alla Casa Bianca, con accanto a se' la Clinton, per la prima volta in questi giorni sulla Libia, Obama ha inoltre annunciato una missione in Europa del numero tre del Dipartimento di Stato Bill Burns, sottosegretario per gli affari politici. Burns fara' "diverse tappe" in Europa "e nella regione" - ha detto Obama - per discutere della situazione con una serie di leader.

rainews24.it

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L'Italia deve unilateralmente sospendere il Trattato di amicizia italo-libico

In relazione alle ultime tragiche notizie provenienti dalla Libia, Emma Bonino, Vice Presidente del Senato ha dichiarato che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, attualmente in riunione a New York, "deve riconoscere che l'attacco massiccio e sistematico sui civili costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e, conseguentemente, in base al Capitolo VII della Carta, e deve prendere le misure necessarie per proteggere la popolazione, a cominciare dall'istituzione di una no-fly zone per fronteggiare il pericolo dei raid aerei.

Gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile e il numero già elevatissimo di vittime costituiscono, come ha già anticipato l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, un crimine contro l'umanità, e per questo un'inchiesta internazionale indipendente deve essere istituita al più presto affinché Gheddhafi e gli altri membri del regime rendano conto delle loro responsabilità. I paesi vicini su entrambe le sponde del mediterraneo devono cooperare per mettere in atto ogni misura necessaria per interrompere la violenta repressione contro la popolazione civile. "In questo contesto non si capisce come possa rimanere in vigore il Trattato di amicizia italo-libico del 2008".

"Ritengo doveroso che l'Italia sospenda immediatamente ed unilateralmente il Trattato che, tra l'altro, sancendo il principio di non interferenza negli affari interni della controparte, lega le mani all'Italia nel prestare soccorso alla popolazione civile e nel contribuire alle azioni concertate a livello europeo ed internazionale per favorire l'avvio di un processo di transizione verso lo stato di diritto e la democrazia. A maggior ragione, se Gheddafi dovesse applicare alla lettera la minaccia di combattere 'fino all'ultimo uomo, l'ultima donna, l'ultima pallottola', come annunciato dal figlio, ed attuare la strategia che prevederebbe la cessione temporanea della Cirenaica per poi, da Tripoli, muoversi contro le forze anti-governative città per città."

Emma Bonino

POLITICA
10 dicembre 2010
82 siti indagati negli USA per pirateria. Ma Wikileaks non è tra loro.

Lunedì, dopo il rilascio dei cablo diplomatici USA, il procuratore generale  Eric Holder, Ministro della Giustizia, annunciava che il Dipartimento di Giustizia avrebbe dato un giro di vite a siti web di cracker e ad altri che violavano le leggi sul copyright, il falso e la contraffazione.

I trasgressori: 82 siti web sospettati di aver venduto merci contraffatte e video pirata. Fino ad oggi il sito di Assange ha avuto meno conseguenze di coloro che vendono borse false di Louis Vuitton  e DVD non autorizzati dalla Disney. E anche se funzionari del governo dicono che hamesso in pericolo la vita degli Stati Uniti e messo a repentaglio la sicurezzanazionale, Wikileaks non era tra questi.

Nonostante delle posizioni molto dure verso Wikileaks, tra queste Candice Miller, membro della Homeland Security Committee House che ha detto: "E’ ora che l'amministrazione Obama consideri WikiLeaks per quello che è - una organizzazione terroristica il cui funzionamento continuo minaccia la nostra sicurezza", il Dipartimento della Giustizia e il suo Titolare, stanno scoprendo che non è così facile far tacere Wikileaks.

E Gabriel Schoenfeld dell'Hudson Institute e autore di  “Necessary Secrets” (Segreti necessari) ha detto che non ci sono le condizioni per toccare Assange (“They’re not going to be able to threaten or touch Julian Assange). Oltre a problemi di estradizione, ha aggiunto, "c'è il primo problema inerente il Primo emendamento nell'Espionage Act". 

("Besides problems extraditing him, he added, “there’s the inherent First Amendment problems in the Espionage Act.).

Anche se i funzionari degli Stati Uniti potrebbero arrestare Assange, lui ha creato con WikiLeaks una complessa rete in grado di sopravvivere senza di lui. La sua capacità di ottenere, conservare e distribuire le informazioni attraverso una operazione altamente sofisticata, sembra essere al di fuori della portata della legge americana e internazionale.

Mercoledì, poco prima dell’arresto di Assange, fonti del Dipartimento di Giustizia, confermavano l’irritazione di alti funzionari che consideravano quella su Wikileaks “un’indagine in perdita”. Ogni studioso del Primo Emendamento sa bene che il Governo non può attaccare Wikileaks e Assange. Ciò sarebbe in conflitto con la decisione della Corte Suprema nel caso Pentagon Papers", ha affermato Kevin Bankston della Electronic Frontier Foundation. Il riferimento è alla sentenza nel 1971 della Corte suprema, che respinse l’atto dell’amministrazione Nixon di fermare il New York Times che, via stampa, fece trapelare relazioni di alto livello militare sulla guerra in Vietnam.

"Con il Primo Emendamento, la presunzione legale è fortemente a favore della libertà di parola", ha detto Bankston. "Il governo avrebbe l'onere di dimostrare danni gravi e davvero imminenti e dovrebbe fare così per ogni documento che vuole far cessare".

( “Under the First Amendment, the legal presumption is strongly in favor of free speech and against prior restraint,” Bankston said. “The government would have the burden of demonstrating serious, really imminent harm and would have to do so for each document it wants to enjoin”).

Il pensiero corre all’amministrazione Bush, che per ricercare presunte armi di distruzione di massa dovette scatenare una guerra contro Saddam Hussein. Guerra che, ironia della sorte, ha fornito a Wikileaks una grossa quantità di dati che ora si ritorcono contro l’amministrazione Obama. 

Anche se un giudice volesse convintamente chiudere il sito, l'ordine quasi certamente fallirebbe. Wikileaks ha già condiviso i cablo diplomatici con organizzazioni giornalistiche e talvolta ha anche distribuito file cifrati come "assicurazione" – file che si ritengono già duplicati da diversi sostenitori in tutto il mondo, visto che sono rimasti a disposizione sui siti mirror. Gli esperti in fughe informatiche e problemi di sicurezza su Internet hanno detto che l'amministrazione Obama deve affrontare una serie scoraggiante, forse insormontabile, di sfide giuridiche e pratiche, se vuole chiudere Wikileaks. 

Secondo gli ultimi reports, il governo sta studiando se possa perseguire WikiLeaks e il suo fondatore ai sensi della legge sullo spionaggio per la pubblicazione di documenti governativi classificati che però, ha ottenuto da intermediari.

Hina Shamsi, direttore del National Security Project, ACLU: "Sono profondamente scettico che perseguire WikiLeaks sarebbe costituzionale, o una buona idea.I giudici hanno chiarito  che il Primo Emendamento protegge terze parti indipendenti che pubblicano informazioni classificate. 

Perseguire Wikileaks non sarebbe diverso da perseguire i media che hanno pubblicato i documenti classificati.  Se i giornali fossero ritenuti penalmente responsabili per la pubblicazione di informazioni trapelate su pratiche di governo, non avremmo mai scoperto le prigioni segrete della CIA o il governo spiare gli americani innocenti. Perseguire editori di informazioni classificate, minaccia il giornalismo investigativo. Invece è necessario un dibattito pubblico che informi sulla condotta del governo, e questo è un risultato impensabile”.

"La lezione più ampia del fenomeno Wikileaks è che il Presidente Obama dovrebbe tornare agli ideali di trasparenza che ha invocato all'inizio della sua presidenza. Il pubblico americano non avrebbe dovuto dipendere dai media per sapere cosa sta facendo il governo."

(“We're deeply skeptical that prosecutingWikiLeaks would be constitutional, or a good idea. The courts have made clearthat the First Amendment protects independent third parties who publishclassified information. Prosecuting WikiLeaks would be nodifferent from prosecuting the media outlets that also published classifieddocuments. If newspapers could be held criminally liable for publishing leakedinformation about government practices, we might never have found out about theCIA's secret prisons or the government spying on innocent Americans.Prosecuting publishers of classified information threatens investigativejournalism that is necessary to an informed public debate about governmentconduct, and that is an unthinkable outcome”).

(“The broader lesson of the WikiLeaksphenomenon is that President Obama should recommit to the ideals oftransparency he invoked at the beginning of his presidency. The American publicshould not have to depend on leaks to the news media and on whistleblowers toknow what the government is up to.”)


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permalink | inviato da xpress il 10/12/2010 alle 3:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
27 giugno 2009
Non è Kyoto, ma quasi. Per la prima volta la legge negli USA per limitare le emissioni di CO2
Non è Kyoto, ma quasi.
Per la prima volta la legge negli USA per limitare le emissioni di CO2



Si tratta di un obiettivo molto ambizioso per il paese più inquinante del mondo. Non è Kyoto, ma quasi: si prevede di ritornare all'inquinamento del 1990 e all'Europa è richiesto uno sforzo simile con l'abbattimento del 20% entro il 2020.

Buoni per inquinare

La norma è passata, dopo una lunga negoziazione, grazie all'appoggio di 219 deputati (uno in più del necessario numero legale), avrà il suo punto di forza nel creare un sistema commerciale già adottato in altre regioni del mondo, con il quale le imprese possono vendere e comprare buoni inquinanti. In pratica, documenti che certificheranno l'inquinamento prodotto da un'azienda e che potranno essere ceduti ad aziende inquinanti da produzioni più 'pulite'.
Queste usufruiranno di agevolazioni, a differenza di aziende inquinanti costrette a comprare buoni per pagare il 'mantenimento' delle loro emissioni nocive. Un primo provvedimento perchè intanto si faccia strada l'educazione ambientale anche tra i più conservatori.
Secondo il testo proposto dai democratici Henry Waxman ed Edward Markey, di 1.200 pagine, l'Unione Europea dovrebbe ottenere il 6% della sua elettricità con energie rinnovabili come l'eolica o il solare entro il 2012.

I Conservatori

Per evitare che la legge fosse approvata, i leader repubblicani allungarono fino a notte inoltrata le procedure per la votazione per la quale ci vollero quasi cinque ore.
I conservatori non vedono la norma di buon occhio, sostenendo che maggiori imposte, mascherate da legge ambientale, graveranno sui cittadini. Un'accusa fatta evitando accuratamente di citare la relazione presentata dell'Ufficio del Congresso, che ha calcolato in circa 124 euro il risparmio annuale per ogni famiglia, destinato ad aumentare con l'incremento dell'uso delle energie rinnovabili "perché la maggioranza dell'attività economica è basata in combustibili fossili sempre più cari", viene spiegato dall'Ufficio.
Nonostante questo, il rappresentante della Georgia Nathan Deal, perché la Camera non approvasse la legge, citò la Spagna dove, secondo lui:
"In Spagna, per ogni posto di lavoro che si è creato grazie alle nuove energie, se ne sono rovinati altri due". Affermazione miope o in malafede, che dimentica di conteggiare, oltre ai benefici ambientali, l'intera filiera produttiva e commerciale delle energie rinnovabili. Decisivo per il voto finale, l'appoggio di otto repubblicani.


La battaglia dei democratici

Il merito è comunque tutto democratico e dei maggiori sostenitori della legge, alleati con la Presidentessa della Camera, Nancy Pelosi. Per votare, il democrat John Lewis ritornò alla Camera dopo essersi sottoposto ad un'operazione di cuore. Come vorremmo anche in Italia questi nobili casi, invece di aver a che fare coi 'pianisti'! Abbiamo il problema di contenere la vitalità dei nostri rappresentanti, ma per altri scopi, del tutto estranei all'immagine reale che l'Italia vorrebbe dare di sé.

Perchè il provvedimento diventi legge, serve ancora un lungo percorso prima di arrivare all'ufficio del presidente Obama che ha fatto della campagna per l'ambiente la sua bandiera. Ora, deve essere sottoposta a votazione al Senato, dove il dibattito tra repubblicani e democratici si preannuncia duro e difficile.

Ieri Obama, in una conferenza stampa congiunta col cancelliere tedesco, Angela Merkel, mentre si stava dibattendo la norma disse: "Devo dire che, negli anni scorsi, l'Unione Europea, non ha fatto quello che doveva fare." Questo riferendosi al fatto che la UE non ha ratificato il protocollo di Kyoto, che stabilisce alcuni limiti obbligatori all'emissione di gas inquinanti.

Riguardo la politica ambientale USA degli anni scorsi, Obama ha detto:
"Questo progetto segna una svolta alla politica di Bush"






Ringraziamenti a DAVID ALANDETE | Washington 27/06/2009
POLITICA
3 dicembre 2008
Berlusconi vuole regolamentare Internet
«Al prossimo G8 e al G20 potremo proporre di regolare il sistema Web in tutto il mondo». Ecco cos'à in testa Berlusconi per i prossimi incontri internazionali. «Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune». Altro che DDL Levi o Cassinelli. Il cavaliere pensa in grande e giunto alla sua terza presidenza al G8/G20, salta ogni pudore, annusa l'aria, si compiace del suo potere e scavalca qualsiasi organismo nazionale o internazionale tanto da fargli dire che le Nazioni Unite sono «pletoriche». Le tre I - inglese, informatica, internet - che pochi anni fa propagandava come se ne fosse lui l'inventore, evidentemente hanno bisogno di una revisione. Bontà sua, non proporrà un cambiamento dell'inglese o si presume, perlomeno non in Inghilterra. Le dichiarazioni sono state riportate dalla Stampa.it, giornale che assieme al Corriere della Sera non gode delle sue simpatie, tanto da non aver nessun riguardo per la democrazia e la libertà di stampa (quel poco che c'è rimasta) chiarendo che «...direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa». 

I comitati ’Bobi' - Boicotta il Biscione

Contro le proposte di regolamentazione si sono attivati i comitati 'Bobi', coordinati dal Gruppo Facebook, che per domani 4 dicembre lanciano come protesta l'oscuramento di siti e blog con una pagina nera, il logo, il video ed il messaggio  4 Dic. - Netizen clandestino

E' indubbio che stiamo attraversando pagine nere per la democrazia e la libertà di espressione in Italia, ma questi editti dittatoriali non devono influire sulla libera attività in Internet. 
Questo Blog, pur avendo il massimo rispetto per l'iniziativa, non aderirà all'oscuramento.
Questo Blog non è, né sarà mai clandestino fintanto che sarà in Italia, il mio Paese.
A mio avviso invece, bisognerebbe far sentire la propria voce ora più che mai. Quando sono presi d'assalto tutti i mezzi di comunicazione ed informazione l'oscuramento è un giorno in più regalato ai metodi coercitivi di questo REGIME ANTI DEMOCRATICO. 

Berlusconi cercherà consenso nel G8? Noi siamo le persone che abitano il G8.
Se lui non lo vuole capire facciamolo capire alle altre nazioni partecipanti. In nessun Stato esistono misure restrittive come le vorrebbe Berlusconi. Ricordiamoci che 
THE TIMES si fece una grassa risata dopo l'annuncio del primo DDL Levi e Obama ha ringraziato pubblicamente il popolo di Internet: 
"Internet è stata un’arma vincente. Abbiamo appena fatto la storia — scrive il neopresidente nel suo sms — Questo è potuto accadere perché voi avete profuso il vostro tempo, il vostro talento e la vostra passione in questa campagna. Tutto questo è accaduto per voi. Grazie, Barack".

Ricordiamoci quindi delle prime righe del TIMES che parlano proprio di G8: 
I leader politici italiani comprendono a malapena i programmi di videoscrittura, figuriamoci il Web. Ora se la prendono con i blogger del paese. Secondo gli standard del G8, l’Italia è uno strano paese. In parole povere, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da pensionati di 70 anni. Tutti gli altri non contano. Romano Prodi, Primo Ministro, è un arzillo sessantottenne, che ha scalzato il settauntunenne (all'epoca) Silvio Berlusconi alle elezioni dello scorso anno. Il Presidente Giorgio Napolitano, 82 anni, ne ha ancora sei prima della scadenza del suo mandato; il suo predecessore ne aveva 86, quando ha lasciato. Nel caso improbabile che l’Italia dichiari guerra, la decisione verrà da un capo di Stato che era quasi ventenne quando i tedeschi si arresero alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Credo che questa prospettiva poco rassicurante sia un’introduzione necessaria in ogni discussione sulla politica italiana con chi non ne abbia già familiarità. Che il governo italiano sembri incapace di adattarsi al mondo moderno, si spiega facilmente. Qualunque paese agirebbe nello stesso modo se al potere non ci fossero che i nonni.

Recentemente il legislatore italiano, ancora una volta, ha preso di mira la vita moderna, nel tentativo di introdurre una legge incredibile che imporrebbe di fatto a tutti i blogger, e persino agli utenti dei social network [ad esempio Facebook, Myspace, superEva etc., N.d.T. ], di iscriversi in registri pubblici statali. Anche un innocuo blog sulla squadra di calcio preferita o quello di un adolescente lagnoso alle prese con le ingiustizie della vita sarebbero soggetti alla vigilanza del governo, nonché a tassazione - anche se non si tratta di un sito commerciale.

Al di fuori dell’Italia, la normativa ha generato sarcastica commiserazione da parte di attenti osservatori di tutt’altra opinione. BoingBoing [sito web molto conosciuto tra gli Hackers, N.d.T.] ha ammiccato dichiarando che l’Italia propone la creazione di un “Ministro dei Blog”. Out-law.com [sito specializzato negli aspetti legali del web, N.d.T.] parla schiettamennte, etichettando il provvedimento come legge “anti-blogger”.

E’ comprensibile la mancanza di preoccupazione nei loro toni. Ci siamo trovati molto spesso di fronte a situazioni del genere. Ogni volta che funzionari del governo in preda al panico, che si tratti di Harare [capitale dello Zimbabwe, N.d.T.], di Pechino o di Roma (già, questa è la seconda volta che viene proposto qui), decretano una nuova museruola per internet, gli smaliziati cittadini della rete subito trovano un modo per aggirare l’ostacolo.

Perfino l’irrequieto adolescente é probabile che conosca un modo infallibile di mascherare il suo indirizzo IP. Inoltre si potrebbe facilmente sostenere che un Blogger o Typepad blog è ospitato su un server anche ben al di fuori del Bel Paese rendendo una legge ottusa praticamente inapplicabile...

L’effetto di questa trasformerebbe tutti i blogger in Italia in potenziali fuorilegge. Ciò sarebbe l’ideale per i loro loschi traffici [dei politici], bisogna ammetterlo, ma sarebbe disastroso per le aspirazioni economiche sulla crescita del web italiano, senza parlare di una qualsiasi azienda del settore tecnologico che volesse vendere in Italia il suo software di elaborazione per blog, o aprirvi un social network. Oltre a fare scomparire potenziali posti di lavoro nel settore tecnologico ed a soffocare la libertà di parola, [la legge in discussione] può anche avere un effetto drammaticamente agghiacciante su tutte le forme di libera espressione, di arte e di cultura.

Mi riferisco qui ai miei studenti. Io insegno in un corso di introduzione al giornalismo alla John Cabot University di Roma. I miei studenti si occupano di questioni relative alla città ed all’università in un giornale on-line, in forma di blog, che si chiama The Matthew Online. Se questa legge passasse, non potremmo semplicemente spostare il blog su un server off-shore. Noi saremmo tra i pochi costretti a rispettare questa folle normativa.

Ogni semestre, dovrei richiedere ed ottenere l’iscrizione di circa 20 studenti presso il Ministero delle comunicazioni, un incubo burocratico che richiederebbe di certo più di un semestre per essere completato, e trascinerebbe via per sempre una generazione di potenziali giornalisti, spingendoli probabilmente verso qualcosa di più gratificante come le lobby dei fucili d’assalto. Così, invece di insegnare ad aspiranti giornalisti come si scrivono le notizie facendoli lavorare su qualche avvenimento di attualità, potremmo trascorrere tre mesi facendo esercizi di introduzione alla scrittura presi da un libro di testo...


Forse Berlusconi questo articolo l'ha letto, forse no. Di sicuro crede di poter regolamentare uno strumento di comunicazione mondiale per mettere a tacere le numerose voci contrarie al suo regime. Dimentica che a Gennaio il suo amico Bush se ne andrà e nel G20 ci sono Nazioni che di Internet ne hanno bisogno come il pane e proprio finanziariamente, non vogliono bastoni tra le ruote. A nessuno quindi, passa per la testa di toccare Internet perchè, cav. Berlusconi, se ancora non l'avesse capito, la libertà di espressione ha, tra le altre cose, il vantaggio della conoscenza. Scambio tra culture. E' questa che teme per il suo potere, vero?

Credo che al G8 o al G20 rimedierà solo una figuraccia.
Per non parlare di quella che sta già facendo il giro del mondo.   

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