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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
10 giugno 2011
Nucleare: «Scelte superate. Il modello è la Germania»

«Non vogliamo guardare indietro. Il nucleare è una scelta vecchia, costosa e pericolosa, inadatta all'Italia che deve rispondere alle sfide del futuro investendo su ricerca, conoscenza, risparmio energetico».

Per Ermete Realacci, responsabile della green economy del Pd, la strada per lo sviluppo è obbligata: no all'atomo, sì alle rinnovabili.

Le fonti rinnovabili non bastano, secondo i nuclearisti

«Il nucleare quando va bene risponde solo in piccola parte al fabbisogno energetico di un Paese: su scala mondiale rappresenta il 3% degli usi finali di energia e in Italia, nella piu ambiziosa delle ipotesi, si sarebbe arrivati a coprire il 25% dell'energia elettrica consumata, cioé un terzo dell'energia che usiamo, a cui vanno aggiunti trasporti e riscaldamento. Se pensiamo solo al risparmio energetico, le case italiane consumano il doppio di quelle tedesche o irlandesi: tra un edificio costruito bene e uno fatto male passa una bolletta di mille euro l'anno. Il vero piano casa è stato varato dal govemo Prodi: il 55% di credito di imposte a chi rinnovava l'abitazione, che ha prodotto un milione di interventi»

La Germania si ferma, ma Usa, Cina, Russia vanno avanti. L'Italia resterà indietro?

«Gli Usa a causa dei costi, non ordinano una centrale da prima di Chernobyl. Con Obama, che ha innalzato il contributo per il kilowattora nucleare, sono state avviate le pratiche per due impianti, ma nel frattempo ne chiudono dieci. Il nucleare è una battaglia di retroguardia, che in più genererebbe un enorme “debito atomico”, per dirla con Tremonti.
Già oggi noi paghiamo in bolletta 300 milioni di euro l'anno per le vecchie scorie.
Vogliamo come modello l'Iran o la Germania che cresce quattro volte più di noi e punta al 40% di energia elettrica da rinnovabili entro il 2020 e a nuovi mercati? Secondo uno studio di Unioncamere e Fondazione Symbola la green economy può produrre un milione di posti in quattro anni».


 AGL l'Espresso   

Cosa disse Carlo Rubbia, Nobel per la Fisica, a proposito di scorie nucleari


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POLITICA
7 giugno 2011
Nucleare, Corte Costituzionale: «Ammissibile il referendum»
Il Referendum sul nucleare si farà. La Corte Costituzionale, dopo il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione e le riformulazioni introdotte dal governo Belusconi col dl Omnibus, che aveva il chiaro scopo di delegittimare la volontà democratica, ha ritenuto il quesito referendario 'connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocità'. Quindi il referendum sul nucleare che tende al risultato 'di non consentire l'inclusione dell'energia nucleare fra le forme di produzione energetica' è ammissibile.



Ultimo deposito

Deposito del 07/06/2011


S. 174/2011 del 07/06/2011
Camera di Consiglio del 07/06/2011, Presidente: QUARANTA , Redattore: TESAURO

Norme impugnate: Ammissibilità del referendum abrogativo avente ad oggetto i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del d.l. 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n. 75, nel quesito riformulato dall'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione con ordinanza 1° giugno 2011.

Oggetto: Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.


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POLITICA
30 aprile 2011
Dai missili al Terzo polo: così dove andiamo?

ll dottore dice che il malato è grave, e che la cura non e una pastiglia di moderazione.

Senatore Marino, come sta l’Italia?

Il Paese, di fatto, è in guerra. Ma non sappiamo ancora con quali modalità, perché il presidente del Consiglio non è venuto in Aula a spiegarcelo. Nel frattempo, la Lega minaccia e strepita annunciando una posizione contraria a quella del governo cui appartiene. Voglio solo ricordare che alla Camera i deputati leghisti sono 59: potrebbero fare la differenza.
E la faranno?
Non sfugge a nessuno il fatto che siamo davanti all’appuntamento con le amministrative e se alle roboanti dichiarazioni di Calderoli e colleghi dovesse poi seguire un placido silenzio, saremmo di fronte all’ennesimo episodio tattico di un partito che ha lasciato i temi cari al territorio per seguire i giochi di Roma.
Insomma niente crisi di governo?
Purtroppo temo di no.
Ma se l’altro giorno l'opposizione fosse rimasta in aula a votare contro il decreto sullo sviluppo anziché marinare la seduta?
ll Pd deve dimostrarsi rigoroso nella sua azione di contrasto, e certo quelle assenze non offrono l’immaginedi compattezza oggi necessaria per far capire agli elettori la nostra voglia di cambiamento.
Sulle mozioni per la Libia il Pd sta lavorando bene?
Dobbiamo assolutamente fare in modo che il Parlamento si esprima su un tema così  importante.  La mia posizione personale è contro l’attacco militare.  Perché ho lavorato per anni al Veterans Hospital di Pittsburgh dove la guerra  sono soldati senza un braccio, un occhio, e la vita rovinata dallo choc post traumatico. Nel nostro caso, andremmo a colpire inevitabilmente anche la popolazione civile, con conseguenze terrificanti.
Come procedere allora?
Diplomazia, aiuti umanitari, accordi di cooperazione. Non s’è mai visto un dittatore rimosso dall'aviazione.
La sua posizione però è minoritaria, nel partito.
Nei prossimi giorni sarò in giro per l 'Italia a sostenere le candidature di alcuni canditati. Gorizia, Torino, Milano. Ecco, Milano per esempio ha la fantastica opportunità di mettere alla guida una persona con cui condivido valori e progetti importanti.
Anche se non è un Pd.
Pisapia parla dei temi che mi interessano. l ritardi e gli sprechi sull’Expo, il mare di cemento che ha sostituito il millantato ‘orto globale', lo smog che tormenta i bambini, un sindaco uscente condannato dalla Corte dei Conti per una gestione scorretta delle risorse pubbliche. Queste cose interessano agli elettori, non le logiche di cordata. Le comunali devono diventare il test per le alleanze di domani.
Quindi lei invita il Pd a guardare verso sinistra?
Il Pd può essere il perno di un sistema che rimette al centro contenuti comuni: lavoro, sanità, scuola, diritti. Etica, perfino.
Conosce già l’obiezione: col polo di centro arrivano più voti, e la vittoria. Con Sel e Idv forse no.
Ma se l'Udc vuole il nucleare e il legittimo impedimento e il Pd è contrario, a che serve vincere? Se invece scegliessimo i nostri alleati naturali avremmo l’appoggio di un partito che oggi è davvero il più importante: quello di chi non vota più perché non ha un programma serio cui aderire. Facciamolo noi.



Chiara Paolin
TECNOLOGIE
19 aprile 2011
IL NUCLEARE NON E’ ECONOMICO, NON E’ PULITO, NON E’ SICURO. ECCO PERCHE'.

Anche se la sicurezza delle centrali nucleari fosse ragionevolmente garantita - sul che vi sono seri dubbi – resterebbero sempre non risolti, in fatto di sicurezza, i problemi del trasporto dei materiali fissili e quelli della conservazione nei secoli delle scorie radioattive.

In un Paese come il nostro, con un territorio in gran parte idrogeologicamente dissestato e congestionato di inquinamenti  e per di più fitto di insediamenti urbani e costellato di tesori storici, artistici e paesasistici, è  il ciclo nucleare nel suo insieme che presenta rischi e pericoli inaccettabili  e che deve quindi essere scartato, e come soluzione di emergenza, l'alternativa nucleare non ha titoli per essere considerata prioritaria. 

L'energia elettrica ottenuta per via nucleare non è né economica, né pulita, né sicura:

 a) l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, molto costosa e delicata da un punto di vista geo-politico; 

 b) non è vero che il nucleare non provoca emissioni di CO2, perché, in realtà, si produce una quantità rilevante di CO2  per l’estrazione del combustibile, per la costruzione della centrale e per il suo smantellamento;

 c) malgrado i costi elevati, economici e ambientali, gli impianti nucleari di tutto il mondo forniscono una minima parte dell’energia necessaria. Dopo 50 anni, tutte le centrali del mondo forniscono appena il  6,5% del fabbisogno mondiale di energia primaria e ancor meno in Italia: il 2%. 

Le valutazioni della presunta convenienza economica sono state fatte sulla base di costi degli impianti non aggiornati che non tengono conto delle spese necessarie per lo smantellamento finale delle centrali e per la custodia e lo smaltimento dei residui radioattivi derivanti dal loro funzionamento.

La scelta nucleare proposta dal governo condanna ugualmente l’Italia ad una dipendenza, inevitabile in ogni grande processo produttivo, da capitali stranieri e da brevetti, forniture e tecnologia, detenuti da pochi gruppi monopolistici, con tutte le conseguenze politiche che ne derivano.

La scelta nucleare comporta la concentrazione della produzione elettrica in pochi mega impianti che stravolgono pesantemente le aree interessate sia sotto il profilo ambientale sia sotto il profilo della sicurezza, rendendone quasi inevitabile, per questo ultimo aspetto, la militarizzazione.

Al contrario è il momento di pensare ad un modo di produzione dell’energia elettrica decentrato e diffuso sul territorio, che sia consapevole e rispettoso delle esigenze delle comunità e dell’ambiente in cui si sviluppa.

La scelta nucleare implica il rilascio abituale di inquinanti radioattivi nella biosfera, nonché il rischio di incidenti catastrofici di portata e scala imprevedibili, determinati da errori umani, anomalie o anche da sabotaggi e atti terroristici. I rilasci degli effluenti di raffreddamento provocano poi variazioni climatiche e alterazioni degli ecosistemi naturali, derivanti dall'inquinamento termico.

Le centrali nucleari non sono sicure e possono essere fonte di pericolo per la salute degli abitanti. Sulla sicurezza degli impianti nucleari spesso ci dicono rassicuranti parole, ma  non ci dicono per esempio, che in Germania i bambini che vivono in un raggio di 5 km attorno alle centrali si ammalano di leucemia 2 volte in più rispetto agli altri bambini.

La scelta del nucleare porta con sé la produzione di crescenti quantità di sottoprodotti radioattivi pericolosi e difficilmente conservabili in maniera sicura. Alcuni di questi sottoprodotti radioattivi costituiscono inoltre la materia prima per la costruzione delle bombe atomiche, cosicché la scelta nucleare contribuisce al rischio di proliferazione degli armamenti nucleari ed alla instabilità internazionale contraria agli interessi della Pace.

L’opzione nucleare è intrinsecamente rigida sia nella fase di programmazione che di produzione: gli ingenti impegni finanziari ed i tempi di messa in opera vincolano il proseguire del programma anche in caso di mutamenti del contesto socio-economico, obbligano all’uso dell’elettricità, anche se non necessario (le centrali nucleari non possono essere ‘rallentate’ o fermate per seguire la curva dei consumi) e sottraggono risorse ad altre opzioni, quali efficienza/risparmio energetico e fonti rinnovabili, più convenienti, diffuse, modulari e disponibili in tempi brevi.

Le centrali nucleari necessitano per funzionare di notevoli e continue quantità di acqua, bene sempre più prezioso e scarso che verrebbe sottratto a bisogni primari ben più importanti, quali ad esempio quello agricolo. La scarsità d'acqua rischierebbe inoltre di mettere in crisi il funzionamento stesso delle centrali nei periodi estivi caratterizzati da piogge scarse, elevate temperature ambientali e punte di consumo per la climatizzazione.

La scelta nucleare, contrariamente a quello che da molte parti si vuole far intendere, contribuisce assai poco a risolvere i problemi occupazionali, essendo la costruzione delle centrali elettronucleari il tipico investimento ad alta intensità di capitale e bassa intensità di manodopera.

I problemi prioritari dell'occupazione non trovano alcuna soluzione con la semplice moltiplicazione dei consumi e con la produzione di grandi quantità di energia, che finirebbero invece per favorire solo lo spreco e lo sviluppo di industrie ad alto impiego di capitale e di energia per addetto.

La scelta nucleare impedisce inoltre il pieno sviluppo delle fonti rinnovabili (in particolare eolico e solare fotovoltaico) che, al contrario di qualche decennio fa, sono già oggi competitive sul piano dei costi e ancora di più lo saranno fra 10 anni quando si presume che gli impianti nucleari siano disponibili. I tentativi in corso di contenere lo sviluppo degli impianti da rinnovabili, riducendo gli incentivi e mettendo un limite di potenza istallata si traduce nel soffocamento dell’occupazione nel settore, che è in pieno sviluppo, con la perdita di molte migliaia di posti di lavoro.

Il settore delle rinnovabili è fra i pochi comparti produttivi che non hanno  subito  i rallentamenti dovuti alla crisi economica e finanziaria internazionale e la scelta nucleare ne fermerebbe l’espansione.


SCIENZA
1 aprile 2011
IL LIVELLO DELLE RADIAZIONI IN GIAPPONE IN UN GRAFICO INTERATTIVO.
Meglio attivi che radioattivi. Lo slogan ha compiuto molti compleanni ma sembra appena nato. E dall'anno in cui è stato coniato non ha mai smesso di ringiovanire. Gli 'incidenti' nucleari infatti non si sono mai fermati. La storia del nucleare è costellata da problemi che non si possono mai definire minori. Si può adottare il criterio di quanto si può essere stati informati per un incidente piuttosto che per un altro, ma nessuno si faccia illusioni. In 50 anni vi sono stati 130 incidenti nucleari accertati. Più appropriato chiamarli disastri per l'umanità. Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984 e impegnato nel progetto Archimede  basato sull'energia solare, pochi giorni fa ha osservato che se per Chernobyl, Tricastin, Tallin, El Ferrol, Windscale e per tanti altri passati sotto complice e colpevolissimo silenzio, "la radioattività è senz'altro un grande problema, è il periodo di decadenza (period of nuclear decline) che non viene mai abbastanza considerato". In queste ultime settimane, dopo la catastrofe di Fukushima, si è parlato (poco) della pericolosità del plutonio. Ebbene, il Plutonio 239, quello più usato per armi e reattori nucleari, ha un tempo di decadimento di circa 24.000 anni. E' un prodotto di sintesi, 'derivato' dall'Uranio. Le esplosioni di Fukushima sono state causate in gran parte dal Plutonio che, al contatto con l'aria umida, aumenta il proprio volume fino al 70% per poi sfaldarsi in una polvere che esplodendo s'incendia. La sua radioattività è velenosa per il midollo osseo.

Senza scovare 'dettagli' troppo tecnici, si può leggere che l'emivita
dei materiali radioattivi varia da frazioni di secondo per i più instabili, fino a miliardi di anni per quelli che sono solo leggermente instabili. E' per questo che ha tenuto banco per un paio di giorni il fatto che a Roma c'era più radioattività che a Tokyo. A Roma è il radon, emesso da labili tracce di Uranio  che esce dalle fessurazioni tra i sanpietrini, il responsabile della radioattività. Un gas pesante, e per questo la sua concentrazione nell'atmosfera non crea allarme, ma  è senz'altro pericoloso, se inalato. Perciò viene usato solo in radioterapia e diventa un fattore di rischio se si accumula all'interno delle abitazioni, pertanto viene monitorato. Ma il radon si forma dal decadimento del radio (lo stesso che uccise i coniugi Curie, loro scopritori), a sua volta prodotto dal decadimento dell'Uranio. L'elemento più radioattivo esistente in natura.

Di veri e propri giacimenti di Uranio, fortunatamente se ne parlò solo per un arco di  circa 20 anni. Fino al 1970, quando le scorte furono esaurite. Infatti ora si parla di tracce e spesso di ipotesi. Si estrae da due minerali: la Pechblenda e la Carnotite. Per un'idea da brividi di cosa vuol dire tempo di decadenza, basti pensare che l'Uranio (238) diventa piombo (non radioattivo) in circa 4.500.000 anni. E fin qua ci si potrebbe anche stare, dato che col sistema della datazione radiometrica, si calcolano le età di oggetti decisamente antichi.

Ma l'uomo è curioso, e soprattutto ama il potere che troppe volte è stato cercato tramite la potenza delle armi. Così l'Uranio, conosciuto da più di 2000 anni per il suo ossido, restò materiale di ricerca fino alla fine del 1800. Dopo che ne fu scoperta la sua radioattività, ricevette grandi attenzioni, guarda caso, durante la Seconda guerra mondiale.  Nel 1940, dopo che fu sintetizzato il Plutonio, il progetto Manhattan culminò nelle atomiche di Hiroshima e Nagasaky. Da allora in poi o furono bombe o pericolosi esperimenti, durante i quali si scopersero le proprietà dell'Uranio e degli isotopi, cioè atomi dello stesso elemento ma con massa (atomica) diversa. Fu energia, tanta e immensamente potente quanto distruttiva. Gli effetti di quelle due bombe e di tutti gli altri 'esperimenti' nucleari si stanno vedendo adesso. Proprio in Giappone esiste un Istituto che studia le mutazioni genetiche dovute alla radioattività che si scatenò nell'agosto del 1945. Una ricercatrice, durante un'intervista, mostrò le foto di raccappriccianti mutazioni su insetti, rane e altri animali di piccola taglia. L'intervistatore chiese se si fossero riscontrate anomalie su esseri umani. La donna disse che nell'Istituto vi erano dei bambini a cui però non erano state fatte foto. "Sono deformità orribili. Non abbiamo fatto foto".

Il Livello delle Radiazioni in Giappone in un grafico interattivo


Col Referendum del 12 e 13 giugno gli italiani potranno dire SI all'abrogazione del nucleare. E nessun italiano sarà costretto a pagare di tasca propria l'acquisto dell'usato nucleare di Sarkozy. Tutto il mondo sta ripensando all'uso del nucleare. Noi italiani possiamo dare l'esempio positivo. L'uso delle energie provenienti da fonti rinnovabili ci assicura, senza margini di errore, il nostro presente e futuro finalmente pulito.

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