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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
11 febbraio 2011
World Social Forum. Un’Africa con tanta voglia di vivere

Dakar, Senegal. La prima giornata operativa del Forum ha dovuto faticare per partire. Ci sono stati grossi inghippi con l’Università Cheikh Anta Diop -  il luogo di Dakar dove si svolge il Forum sociale mondiale - che hanno portato a  dei ritardi sia nel programmare gli incontri, come nei dibattiti.

Solo verso mezzogiorno abbiamo avuto tra le mani il programma ufficiale della giornata, con elencati quasi 250 appuntamenti. Fisicamente impossibile poter partecipare a tutti. Ognuno del gruppo comboniano ha cercato di trovare l’incontro che lo stimolava di più.

E, nonostante molti eventi programmati non siano stati fatti, quelli ai quali ho partecipato si sono rivelati di una passione straordinaria. Mi ha molto colpito il dibattito delle donne, provenienti da molti paesi africani, sul 50esimo anniversario delle indipendenze africane, lette al femminile. Difficile dire se siano stati più caldi i colori dei loro vestiti o le parole appassionate dei loro interventi.

La stessa passione che ho visto nella tenda strapiena che ha dibattuto il tema: “La rivoluzione tunisina, lezione e prospettive politica in Africa e in Medio Oriente”. Commovente ascoltare il calore con cui i tunisini raccontavano la loro esperienza. E altrettanto sorprendente la risposta degli africani subsahariani agli stimoli ricevuti dall’esperienza ascoltata. Soprattutto su quell’insistere, da parte dei tunisini, che la loro è una rivoluzione contro il neo-colonialismo, con il proposito di radicalizzarla fino a non pagare più il debito con i paesi e con i potentati economico-finanziari occidentali. Molti degli intervenuti si sono chiesti se non è giunta l’ora anche dell’Africa nera di seguire quell’esempio.

Non dimentichiamo che questa giornata del Forum era dedicata proprio all’Africa. Ho potuto notare quanta emozioni suscitasse in un’assemblea la memoria di due mitiche figure della storia recente africana come quella di Thomas Sankara, presidente martire del Burkina Faso e di Patrice Lumumba, presidente martire del Congo. Molto ricordate sono state anche alcune personalità mitiche del Senegal, il presidente Leopold Senghor, Alioune Diop, fondatore della rivista Presence Africaine, e  il grande pensatore Cheikh Anta Diop, che ho intervistato personalmente a Dakar nel 1980. “Ricordati padre Alex”, mi disse sulla porta, congedandomi, “che se l’Africa non recupererà il proprio passato, non potrà mai avere un futuro”. Un monito, questo, così importante per l’Africa che vive questo momento così difficile.

Ed è su questo che è tornata anche l’ex presidente del Brasile Lula, ospitato dal Forum e dal presidente senegalese A. Wade. Lula ha chiesto scusa per il debito storico del suo paese nei confronti dell’Africa nera, debito non ancora pagato: la tratta degli schiavi.  “Il mondo ha l’obbligo morale” ha continuato l’ex presidente, “di impegnarsi nei confronti di questo continente, affinché possa riscattarsi”.

Interessante anche la panoramica aperta dall’economista egiziano Samir Amin sull’AfricaNon è povera, è stata impoverita” - nel contesto della globalizzazione. Ho tuttavia trovato il suo racconto ancora molto ideologico e mancante della passione che ho invece riscoperto nella voglia, espressa nei dibattiti, degli africani di costruire un futuro altro per questo continente.

Non sono stati, però, soltanto politici, professori, sociologi e pensatori a caratterizzare l’inizio di questo evento. Ma anche i teologi hanno voluto contribuire al Forum stesso con ben quattro appuntamenti: uno sull’Africa in fermento e su come guarirla; un altro sulle sfide della teologia afro-americana di liberazione; un terzo sui cristiani e musulmani in Africa, in un cammino di dialogo e liberazione; e infine, uno sui migranti.

Nel panel sull’Africa in fermento, ho molto apprezzato le parole della teologa kenyana Mary Getui, che è ritornata con forza sul concetto africano della “Madre terra, che è viva, che piange, che sorride. La Madre terra è la sola casa che abbiamo e lei stessa ha bisogno delle nostre cure e attenzioni”. Ha inoltre insistito sul fatto che la Madre terra “è il più importante bene comune che l’umanità ha”.

Sono stato favorevolmente impressionato dal contributo dei teologici di tutte le confessioni al Forum, ma soprattutto dalla presenza consistente di molti religiosi, padri, suore. Lo stesso cardinale di Dakar, Adrien Sarr, ha voluto celebrare domenica scorsa una messa d’inaugurazione del Forum, ma nel quartiere popolare della capitale, sottolineando il fatto che i cristiani sono convocati a modificare un sistema profondamente ingiusto sia a livello globale che nazionale.

diAlex Zanotelli- da Nigrizia

unimondo.org


WORLD SOCIAL FORUM
2011
 DAKAR

POLITICA
13 settembre 2010
Facebook censura la pagina di Libertà e Giustizia e non dice perchè
Facebook censura la democrazia e non ritiene necessario spiegare perché. Dall’8 settembre scorso il social network impedisce a Libertà e Giustizia e a Valigia Blu di amministrare la pagina “Ridateci la nostra democrazia“, creata due giorni prima per sostenere una raccolta congiunta di adesioni contro la legge elettorale Porcellum. Le firme, arrivate numerose anche attraverso facebook hanno raggiunto in tutto quota 100 mila. La raccolta include anche il contributo di numerose altre associazioni che rilanciano l’appello sui loro siti, come avaaz.org che ha raccolto altre 25 mila firme o di Articolo 21. La pagina facebook dedicata all’iniziativa risulta ancora esistente e continua a raccogliere iscrizioni e messaggi da parte degli iscritti che sono al momento più di 21.500, e in crescita costante, ma gli amministratori non possono intervenire in alcun modo per pubblicare aggiornamenti o moderare eventuali contenuti inappropriati scritti dagli altri partecipanti. Ai tentativi di ottenere spiegazioni, attraverso ogni possibile canale, Facebook finora non ha ritenuto di dover dare risposte, nemmeno se si tratta di un malfunzionamento o di un’azione deliberata, legata a una improbabile violazione del regolamento o, peggio ancora, alla segnalazione non giustificata da parte di chi non gradisce l’iniziativa. Dopo cinque giorni di ragionevole e paziente attesa, Libertà e Giustizia e Valigia Blu hanno deciso di denunciare il comportamento censorio di Facebook con ogni mezzo finché non otterranno risposte convincenti e il pieno ripristino delle funzionalità. Tra le iniziative, l’apertura su Facebook della pagina Ridateci ridateci la nostra Democrazia!“. E su Twitter la mobilitazione è all’indirizzo twitter. com/noporcellum.

Libertà e Giustizia - http://www.libertaegiustizia.it -

E noi non vorremmo mai scoprire che dietro a Facebook c'è qualcuno che vuole metterci il bavaglio per rincoglionirci con le nostre stesse foto e le nostre identità.
Vero ????

POLITICA
12 marzo 2009
Il DDL Carlucci e la Sentenza della Cassazione. Qualche chiarezza e un poderoso attacco a Internet.
Con l'intento di diffondere un po' di chiarezza sul dibattuto argomento blog e forum, viste le mail che continuano ad arrivarmi chiedendomi se ho notizie in merito e viste le precedenti petizioni inoltrate dal mio piccolo blog, riporto delle comunicazioni partendo dalle notizie pubblicate sul Blog del Circolo Barack Obama:

Mezzo di comunicazione, ma non organo di stampa.

Questa in sintesi la sentenza e la Cassazione ha confermato la possibilità di sequestro preventivo di blog e forum, che non potranno usufruire delle tutele costituzionali degli organi di informazione. Questa è la cattiva notizia.  
La buona notizia è che come semplice luogo di discussione, blog e forum non sono tenuti agli obblighi che spettano all’editoria e la responsabilità dei commenti è degli autori degli stessi e non del responsabile dello spazio, che viene dunque esonerato dal controllo.

Spero che gli amici del Circolo on line Barack Obama non mi chiedano i diritti d'autore :)) 
Naturalmente sto scherzando, cosa che invece non sta facendo l'on. Carlucci Gabriella, deputata del Pdl, anzi, ancora di Forza Italia, per essere precisi. 
Insomma, la famosa presentatrice delle Tv per intenderci. Il disegno di legge dell'on. Carlucci ha il controverso titolo di Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”. 

Uso il termine controverso perchè Guido Scorza, avvocato, giurista e blogger, ha fatto una scoperta singolare, anzi due: che l’onorevole Carlucci ha un consulente segreto che con il tema trattato nel testo non avrebbe niente in comune, e che nel disegno c’è uno strano contrabbando terminologico. La Carlucci parte da un presupposto di pedopornografia ma poi, leggendo bene ciò che vi è scritto si legge poca lotta alla pedofilia e molta protezione dei diritti d'autore o copyright. Quindi, se questo testo mira a impedire l'anonimato su internet o la difesa del diritto d'autore, allora la prima a doversene preoccupare dovrebbere essere la stessa on. Carlucci che si è avvalsa di uno scritto altrui.
 
Guido Scorza, nel leggere la proposta di legge Carlucci, nelle proprietà del file .doc pubblicato dall’Onorevole sul proprio sito si è accorto che il documento è stato redatto utilizzando un software intestato a Davide Rossi, Presidente della Univideo, e ora accusa entrambi di un mix di protezionismo e incompetenza informatica.

Dal blog di Guido Scorza: C’era da scommettere che prima o poi sarebbe accaduto: lo spettro della censura in nome del diritto d’autore si è materializzato nei giorni scorsi sotto forma di un’azione cautelare promossa da Mediaset contro la RCS, editrice del Corriere della Sera e, soprattutto, del Corriere.it.

Motivo del contendere: 52 spezzoni di una delle trasmissioni, a mio avviso, più demenziali e diseducative della TV moderna (se così può definirsi) ma, ad un tempo, una delle più seguite: il solito intramontabile Grande Fratello.

Il Corriere.it negli ultimi mesi ha reso disponibile on-line alcuni filmati della trasmissione a corredo di articoli di cronaca su quanto accadeva nella casa esattamente come si è sempre fatto con le foto nelle edizioni cartacee dei giornali e si continua a fare - tempo permettendo - nei nostri telegiornali.

Mediaset non l’ha presa bene ed ha trascinato RCS in tribunale ritenendo che l’utilizzo di quei filmati in assenza di propria autorizzazione (e lauto compenso) non poteva ritenersi giustificato dal diritto di cronaca. Continua...


Il testo del DDL dal file .doc, scaricato dal sito dell'on. Carlucci

PROPOSTA DI LEGGE PER 

“INTERNET TERRITORIO DELLA LIBERTA’, DEI DIRITTI E DEI DOVERI"


Articolo 1

 

La presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla rete internet effettuate a partire da - e per il tramite di - apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica Italiana.

 

Articolo 2

 

1. E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.

2. I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato.

3.  Per quanto riguardai reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.

4. In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge633/41 e successive modificazioni.


 Articolo 3


1. Ferme restando le attribuzioni della Magistratura penale, civile e amministrativa, nonchè le funzioni degli organismi indipendenti di controllo già operativi, che in nessun modo vengono modificate, il Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni,  entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.

Il Comitato è composto 9 Membri così designati:

3 Membri indicati dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (secondo procedure e modalità da definirsi a cura della stessa Autorità).

2 Magistrati ordinari, designati dal CSM

1Magistrato amministrativo designato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.

1 esperto di settore indicato dalla Siae (Società Italiana degli Autori e degli Editori).

2 esperti di settore indicati dalla Confindustria.

A tale organismo potranno essere inviate segnalazioni informa riservata o pubblica. E ad esso potranno essere sottoposti - per una valutazione tecnica e per la creazione di un repertorio  casistico - gli atti giudiziari, ivi compresigli esposti, le denunzie e le querele, relativi a tematiche di competenza.

Il Comitato potrà inoltre essere fatto oggetto di interrogazioni e interpellanze preventive in relazione a dubbi interpretativi riguardanti leggi e regolamenti.

 

2. Il Comitato resta in carica 3 anni.

Il Presidente sarà indicato dal Presidente della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

3. Il Comitato dovrà predisporre una relazione introduttiva della propria attività inquadrando i temi fondamentali e indicando i punti prioritari della propria missione. Tale relazione dovrà essere approvata dal Consiglio della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ogni sei mesi verrà emesso un rapporto sull’avanzamento delle attività e un aggiornamento sui casi di maggiore interesse sottoposti al Comitato.

4. Il Comitato ha titolo per emettere quattro diverse tipologie di atti:

a. Raccomandazioni;

b. Note interpretative in merito alle norme relative alla rete Internet;

c. Pareri non vincolanti in merito alla messa in opera di misure preventive o cautelari;

d. Relazioni alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

 

Se richiesto dalle parti interessate, solo su materie di natura civilistica, e a spese delle stesse, il Comitato potrà svolgere attività arbitrale e di mediazione ai fini della messa in opera di accordi intercategoriali o di codici di condotta condivisi.

5. Il regolamento interno del Comitato, predisposto a cura degli uffici tecnici Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sulla base delle indicazioni pervenute dai membri del Comitato, dovrà essere approvato dal Consiglio della stessa.

 

Articolo 4

 

La legge entra in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Entro tale termine gli operatori di cui all’articolo 1 adeguano le modalità di accesso alla rete internet da esse garantito a quanto prescritto dalla presente legge.

L’effettiva costituzione e messa in attività del Comitato dei cui all’art. 3 e seguenti non influisce sulla applicabilità delle norme cui agli Articoli 1, 2 e 4.


Commento. 
Se questo DDL dovesse diventare legge, partedell'informazione via internet diventerebbe fuorilegge. Si ritornerebbe a scrivere di libertà con carta e calamaio e comunque sarebbedefinitivamente concluso lo sviluppo italiano dell'informatica.


News del 17 marzo . Articolo sull'Unità: I Censori del web.

POLITICA
28 gennaio 2009
FSM 2009 A Belém la Nona edizione del Forum Sociale Mondiale
Belém - Brasile Forum Sociale Mondiale - Continuano ad arrivare migliaia di persone provenienti dai cinque continenti. Ieri si erano iscritte già 100.000 persone - tra queste 2.000 indigeni, per la maggioranza leader di comunità. Molti arrivi dell'Argentina, Perù, Venezuela, Panama, Messico e Stati Uniti. E la prima nota da protagonista è il colore, che anima l'apertura della nona edizione del Forum Sociale Mondiale (FSM).

Benché il Forum di Belém apra i suoi lavori in piena crisi finanziaria mondiale, gli indios non dimenticano il loro territorio dove già due anni fa, questa edizione del FSM era stata organizzata.
A Belém, considerata la porta dell'Amazzonia, Stato noto e riconosciuto polmone verde del pianeta, gli indigeni di tutto il mondo si ritrovano per discutere i grandi problemi che li riguardano, pienamente consapevoli dell’importanza della questione ambientale, ma non solo.
Qui si cercano risposte
dal basso alla crisi planetaria.

Il primo atto del Forum, dopo la gran marcia che ha percorso di pomeriggio le strade della città, è stato l'incontro degli indigeni americani coi numerosissimi rappresentanti arrivati dall'Africa dove il Forum si è celebrato l'anno scorso. In quell'occasione indios ed africani si scambiarono regali, cantarono e ballarono insieme per evocare gli spiriti della Pace e formarono coi loro corpi la frase: 

                                                        "Salva l'Amazzonia"

L'immagine fu filmata dagli elicotteri e venne poi ritrasmessa in tutto il mondo.

Sono previste fino a domenica, data della chiusura, 2.500 attività tra conferenze, dibattiti, incontri e interviste collettive, organizzate dalle 5.600 organizzazioni presenti, provenienti da 150 paesi, sotto lo sguardo di più di 4.000 giornalisti che sperano per domani (giovedì), la presenza del presidente Luiz Inácio Lula dà Silva e dei suoi colleghi del Venezuela, Bolivia, Ecuador e Paraguay.

Influenza politica

Il Forum Sociale Mondiale - svoltosi per la prima volta nel 2001 in Porto Alegre - benchè sia stato concepito come un avvenimento indipendente dalle forze politiche, in questa occasione, oltre ai cinque capi di Stato Sudamericani, vedrà presenti 12 ministri del Governo Lula e molti altri politici dell'America Latina. Proprio Lula ha dato da subito una precisa connotazione al Forum decidendo di non portare a Belém due dei suoi collaboratori, ambedue conosciuti per la loro difesa di un'economia neoliberale, seguita da Lula fino a poco tempo fa. Quindi non ci sono il ministro dell' Economia Guido Mantega e il presidente della Banca Centrale, Henrique Meirelles. I commentatori definiscono 'curiosa' questa posizione di Lula coi due collaboratori non voluti. Un 'curiosa' che trova la migliore traduzione in 'inaspettata'.

L'inusuale e subito contestata presenza di politici è stata difesa dal filosofo di sinistra Emir Sader con le parole: "La Carta originaria del Forum considerava solo i movimenti sociali ed escludeva espressamente le forze politiche, ma il cambiamento passa per i Governi, per questo è necessario articolare una nuova forma di lotta sociale congiuntamente alla politica".

Belém - Brasile
Un'indigena brasiliana protesta coi suoi figli contro
la deforestazione dell' Amazzonia, ieri a Belém

Viaggio di 'avvicinamento' dal Mato Groso do Sul...

....una tratta di 10/11 ore di autobus sballottati fra curve e sorpassi da brivido, con quei vecchi scassoni con le tendine fucsia a frange sui finestrini, la musica a palla, adesivi con incitazioni al bambin gesu' perche' venga presto a regnare - "hasta la victoria siempre" sopra il choffer, gran su e giu' di gente e venditori ambulanti...normalmente quando si arriva a destinazione il pavimento e' coperto di resti di pollo, mais, banane fritte, bucce di mango succhiato, forchette di plastica e di tutto quello che non e' stato riposto con cura e grande senso civico rigorosamente FUORI dai finestrini per non insudiciare l'interno e perchè la naturaleza della selva si nutre di questo e altro...
i profumi intensi delle infinite varietà di fiori, respingono l'odore d'olio bruciato che emanano le pale delle ruspe, ma non la loro furia devastatrice...
POLITICA
3 dicembre 2008
Berlusconi vuole regolamentare Internet
«Al prossimo G8 e al G20 potremo proporre di regolare il sistema Web in tutto il mondo». Ecco cos'à in testa Berlusconi per i prossimi incontri internazionali. «Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune». Altro che DDL Levi o Cassinelli. Il cavaliere pensa in grande e giunto alla sua terza presidenza al G8/G20, salta ogni pudore, annusa l'aria, si compiace del suo potere e scavalca qualsiasi organismo nazionale o internazionale tanto da fargli dire che le Nazioni Unite sono «pletoriche». Le tre I - inglese, informatica, internet - che pochi anni fa propagandava come se ne fosse lui l'inventore, evidentemente hanno bisogno di una revisione. Bontà sua, non proporrà un cambiamento dell'inglese o si presume, perlomeno non in Inghilterra. Le dichiarazioni sono state riportate dalla Stampa.it, giornale che assieme al Corriere della Sera non gode delle sue simpatie, tanto da non aver nessun riguardo per la democrazia e la libertà di stampa (quel poco che c'è rimasta) chiarendo che «...direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa». 

I comitati ’Bobi' - Boicotta il Biscione

Contro le proposte di regolamentazione si sono attivati i comitati 'Bobi', coordinati dal Gruppo Facebook, che per domani 4 dicembre lanciano come protesta l'oscuramento di siti e blog con una pagina nera, il logo, il video ed il messaggio  4 Dic. - Netizen clandestino

E' indubbio che stiamo attraversando pagine nere per la democrazia e la libertà di espressione in Italia, ma questi editti dittatoriali non devono influire sulla libera attività in Internet. 
Questo Blog, pur avendo il massimo rispetto per l'iniziativa, non aderirà all'oscuramento.
Questo Blog non è, né sarà mai clandestino fintanto che sarà in Italia, il mio Paese.
A mio avviso invece, bisognerebbe far sentire la propria voce ora più che mai. Quando sono presi d'assalto tutti i mezzi di comunicazione ed informazione l'oscuramento è un giorno in più regalato ai metodi coercitivi di questo REGIME ANTI DEMOCRATICO. 

Berlusconi cercherà consenso nel G8? Noi siamo le persone che abitano il G8.
Se lui non lo vuole capire facciamolo capire alle altre nazioni partecipanti. In nessun Stato esistono misure restrittive come le vorrebbe Berlusconi. Ricordiamoci che 
THE TIMES si fece una grassa risata dopo l'annuncio del primo DDL Levi e Obama ha ringraziato pubblicamente il popolo di Internet: 
"Internet è stata un’arma vincente. Abbiamo appena fatto la storia — scrive il neopresidente nel suo sms — Questo è potuto accadere perché voi avete profuso il vostro tempo, il vostro talento e la vostra passione in questa campagna. Tutto questo è accaduto per voi. Grazie, Barack".

Ricordiamoci quindi delle prime righe del TIMES che parlano proprio di G8: 
I leader politici italiani comprendono a malapena i programmi di videoscrittura, figuriamoci il Web. Ora se la prendono con i blogger del paese. Secondo gli standard del G8, l’Italia è uno strano paese. In parole povere, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da pensionati di 70 anni. Tutti gli altri non contano. Romano Prodi, Primo Ministro, è un arzillo sessantottenne, che ha scalzato il settauntunenne (all'epoca) Silvio Berlusconi alle elezioni dello scorso anno. Il Presidente Giorgio Napolitano, 82 anni, ne ha ancora sei prima della scadenza del suo mandato; il suo predecessore ne aveva 86, quando ha lasciato. Nel caso improbabile che l’Italia dichiari guerra, la decisione verrà da un capo di Stato che era quasi ventenne quando i tedeschi si arresero alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Credo che questa prospettiva poco rassicurante sia un’introduzione necessaria in ogni discussione sulla politica italiana con chi non ne abbia già familiarità. Che il governo italiano sembri incapace di adattarsi al mondo moderno, si spiega facilmente. Qualunque paese agirebbe nello stesso modo se al potere non ci fossero che i nonni.

Recentemente il legislatore italiano, ancora una volta, ha preso di mira la vita moderna, nel tentativo di introdurre una legge incredibile che imporrebbe di fatto a tutti i blogger, e persino agli utenti dei social network [ad esempio Facebook, Myspace, superEva etc., N.d.T. ], di iscriversi in registri pubblici statali. Anche un innocuo blog sulla squadra di calcio preferita o quello di un adolescente lagnoso alle prese con le ingiustizie della vita sarebbero soggetti alla vigilanza del governo, nonché a tassazione - anche se non si tratta di un sito commerciale.

Al di fuori dell’Italia, la normativa ha generato sarcastica commiserazione da parte di attenti osservatori di tutt’altra opinione. BoingBoing [sito web molto conosciuto tra gli Hackers, N.d.T.] ha ammiccato dichiarando che l’Italia propone la creazione di un “Ministro dei Blog”. Out-law.com [sito specializzato negli aspetti legali del web, N.d.T.] parla schiettamennte, etichettando il provvedimento come legge “anti-blogger”.

E’ comprensibile la mancanza di preoccupazione nei loro toni. Ci siamo trovati molto spesso di fronte a situazioni del genere. Ogni volta che funzionari del governo in preda al panico, che si tratti di Harare [capitale dello Zimbabwe, N.d.T.], di Pechino o di Roma (già, questa è la seconda volta che viene proposto qui), decretano una nuova museruola per internet, gli smaliziati cittadini della rete subito trovano un modo per aggirare l’ostacolo.

Perfino l’irrequieto adolescente é probabile che conosca un modo infallibile di mascherare il suo indirizzo IP. Inoltre si potrebbe facilmente sostenere che un Blogger o Typepad blog è ospitato su un server anche ben al di fuori del Bel Paese rendendo una legge ottusa praticamente inapplicabile...

L’effetto di questa trasformerebbe tutti i blogger in Italia in potenziali fuorilegge. Ciò sarebbe l’ideale per i loro loschi traffici [dei politici], bisogna ammetterlo, ma sarebbe disastroso per le aspirazioni economiche sulla crescita del web italiano, senza parlare di una qualsiasi azienda del settore tecnologico che volesse vendere in Italia il suo software di elaborazione per blog, o aprirvi un social network. Oltre a fare scomparire potenziali posti di lavoro nel settore tecnologico ed a soffocare la libertà di parola, [la legge in discussione] può anche avere un effetto drammaticamente agghiacciante su tutte le forme di libera espressione, di arte e di cultura.

Mi riferisco qui ai miei studenti. Io insegno in un corso di introduzione al giornalismo alla John Cabot University di Roma. I miei studenti si occupano di questioni relative alla città ed all’università in un giornale on-line, in forma di blog, che si chiama The Matthew Online. Se questa legge passasse, non potremmo semplicemente spostare il blog su un server off-shore. Noi saremmo tra i pochi costretti a rispettare questa folle normativa.

Ogni semestre, dovrei richiedere ed ottenere l’iscrizione di circa 20 studenti presso il Ministero delle comunicazioni, un incubo burocratico che richiederebbe di certo più di un semestre per essere completato, e trascinerebbe via per sempre una generazione di potenziali giornalisti, spingendoli probabilmente verso qualcosa di più gratificante come le lobby dei fucili d’assalto. Così, invece di insegnare ad aspiranti giornalisti come si scrivono le notizie facendoli lavorare su qualche avvenimento di attualità, potremmo trascorrere tre mesi facendo esercizi di introduzione alla scrittura presi da un libro di testo...


Forse Berlusconi questo articolo l'ha letto, forse no. Di sicuro crede di poter regolamentare uno strumento di comunicazione mondiale per mettere a tacere le numerose voci contrarie al suo regime. Dimentica che a Gennaio il suo amico Bush se ne andrà e nel G20 ci sono Nazioni che di Internet ne hanno bisogno come il pane e proprio finanziariamente, non vogliono bastoni tra le ruote. A nessuno quindi, passa per la testa di toccare Internet perchè, cav. Berlusconi, se ancora non l'avesse capito, la libertà di espressione ha, tra le altre cose, il vantaggio della conoscenza. Scambio tra culture. E' questa che teme per il suo potere, vero?

Credo che al G8 o al G20 rimedierà solo una figuraccia.
Per non parlare di quella che sta già facendo il giro del mondo.   

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