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blog di Valter Carraro Gasparin
LAVORO
25 maggio 2011
«Internet? Crea 5 nuovi posti ogni 2 cancellati»

Il rapporto McKinsey: nel mondo la rete «vale» 1.600 miliardi di dollari. L’Italia al palo. Solo un quarto della ricchezza «digitale» avvantaggia i player del settore.

Un risultato l’e-G8 parigino lo ha già portato a casa: per la prima volta, grazie a uno studio commissionato a McKinsey che sarà reso pubblico oggi e che il Corriere ha potuto analizzare in anticipo, è stato misurato l’impatto di internet sul Prodotto interno lordo globale.

Considerando gli otto Grandi oltre a Cina, India, Brasile, Svezia e Corea del Sud (pari al 70%circa dell’economia mondiale), internet ha prodotto nel 2009 1.376 miliardi di dollari, pari al 3,4%del Pil dei 13 Paesi. Utilizzando inoltre le stime di penetrazione del digitale anche nel resto del mondo il risultato sale a 1.672 miliardi (2,9%della ricchezza mondiale prodotta nello stesso anno). «La consideriamo un’importante quantificazione di quanto pesi internet guardando insieme ai consumi privati, agli investimenti privati, alla spesa pubblica e alla bilancia commerciale» spiega Guido Frisiani, direttore McKinsey ed esperto di internet e media per il Mediterraneo.

Il risultato più sorprendente è quello della Svezia, un caso scuola che i rappresentanti del settore pubblico e del settore privato italiani dovrebbero andare a studiare da vicino. Il paese scandinavo con il 6,3%del Pil digitale nel 2009, pur non avendo aziende come Google, Apple o Microsoft, ha superato di gran lunga il 3,8%degli Usa. Stoccolma 1, Silicon Valley 0.

L’Italia, di contro, non brilla con un 1,7%. Il gap rimane ampio. Nel G8 solo la Russia fa peggio. La Svezia è importante perché il risultato è stato ottenuto grazie al contributo pubblico. «Il fenomeno svedese — spiega Frisiani — è stato catalizzato dallo Stato ma non in termini di spesa (solo il 10%del 6,3%è stato spinto dalla spesa pubblica, con un peso percentualmente inferiore al 17%sul totale della voce pubblica italiana, ndr). Il governo ha saputo spingere internet portandolo nelle scuole, insegnando l’economia digitale alle aziende con meno di dieci dipendenti, costruendo una broadband capillare.

Anche i servizi di e-government sono stati importanti» , ma il punto è che non si tratta di fare pagare Pantalone. Tra i risultati ottenuti grazie alle 4.800 interviste fatte in Europa, ce ne sono almeno due che sfatano dei miti importanti: è vero che l’economia digitale sta distruggendo posti di lavoro? No: per la prima volta McKinsey è riuscita a misurare l’impatto netto del conflitto in atto tra vecchie e nuove forze dell’industria.

Per ogni posto di lavoro effettivamente perso Internet ne produce 2,5. Cinque posti nuovi per ogni due persi. È il dilemma della Emi: alla crisi della musica tradizionale fa da contraltare la creazione di nuovi posti di lavoro sempre nella musica ma in altre società come la Apple. «Non è un passaggio privo di ripercussioni sociali, ma il saldo netto è positivo» conclude Frisiani. Altro mito da smontare: il web produce ricchezza per i player della Silicon Valley e dell’information technology in generale. Anche qui i numeri sono altri: solo un quarto di questa ricchezza digitale attiene al settore. Mentre i tre quarti riguardano quelli tradizionali. Un dato confermato, da un diverso punto di vista, anche dal fatto che le piccole e medie aziende che hanno creduto nel web hanno raddoppiato la crescita. Micro-investimenti che ripagano gli imprenditori più dinamici, perché internet è soprattutto una questione di mentalità e cultura.

Massimo Sideri - colloquio con Guido Frisiani

 

POLITICA
10 dicembre 2010
Openleaks. In Svezia un nuovo sito per rendere pubblici i documenti

secondo il giornale svedese Dagens Nyheter alcune figure chiave di Wikileaks, ex collaboratori di Assange, si apprestano a lanciare lunedi' prossimo un nuovo sito.

Un gruppo di ex collaboratori di Wikileaks, hanno rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro il controverso leader Julian Assange e si apprestano a lanciare lunedi' prossimo un nuovo sito militante. 'Openleaks' sara' il suo nome. Lo rivela il giornale svedese Dagens Nyheter. Sarà pubblicato in svedese e in inglese."Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di costruire una piattaforma forte e trasparente - sia in termini di tecnologia e di politica - a sostegno degli  informatori, incoraggiando altri a iniziare progetti analoghi ", dice un ex collega di Assange, desiderando mantenere l’anonimato.

"Come obiettivo a breve termine, si tratta di completare le infrastrutture tecniche e di garantire che l’organizzazione sia aperta democraticamente a tutti i membri, piuttosto che individuale o limitata ad un gruppo." 

Openleaks intende imporsi come intermediario neutrale "Senza un programma politico se non la diffusione delle informazioni ai media e al pubblico, senza scopo di lucro”.

http://www.dn.se


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POLITICA
10 dicembre 2010
82 siti indagati negli USA per pirateria. Ma Wikileaks non è tra loro.

Lunedì, dopo il rilascio dei cablo diplomatici USA, il procuratore generale  Eric Holder, Ministro della Giustizia, annunciava che il Dipartimento di Giustizia avrebbe dato un giro di vite a siti web di cracker e ad altri che violavano le leggi sul copyright, il falso e la contraffazione.

I trasgressori: 82 siti web sospettati di aver venduto merci contraffatte e video pirata. Fino ad oggi il sito di Assange ha avuto meno conseguenze di coloro che vendono borse false di Louis Vuitton  e DVD non autorizzati dalla Disney. E anche se funzionari del governo dicono che hamesso in pericolo la vita degli Stati Uniti e messo a repentaglio la sicurezzanazionale, Wikileaks non era tra questi.

Nonostante delle posizioni molto dure verso Wikileaks, tra queste Candice Miller, membro della Homeland Security Committee House che ha detto: "E’ ora che l'amministrazione Obama consideri WikiLeaks per quello che è - una organizzazione terroristica il cui funzionamento continuo minaccia la nostra sicurezza", il Dipartimento della Giustizia e il suo Titolare, stanno scoprendo che non è così facile far tacere Wikileaks.

E Gabriel Schoenfeld dell'Hudson Institute e autore di  “Necessary Secrets” (Segreti necessari) ha detto che non ci sono le condizioni per toccare Assange (“They’re not going to be able to threaten or touch Julian Assange). Oltre a problemi di estradizione, ha aggiunto, "c'è il primo problema inerente il Primo emendamento nell'Espionage Act". 

("Besides problems extraditing him, he added, “there’s the inherent First Amendment problems in the Espionage Act.).

Anche se i funzionari degli Stati Uniti potrebbero arrestare Assange, lui ha creato con WikiLeaks una complessa rete in grado di sopravvivere senza di lui. La sua capacità di ottenere, conservare e distribuire le informazioni attraverso una operazione altamente sofisticata, sembra essere al di fuori della portata della legge americana e internazionale.

Mercoledì, poco prima dell’arresto di Assange, fonti del Dipartimento di Giustizia, confermavano l’irritazione di alti funzionari che consideravano quella su Wikileaks “un’indagine in perdita”. Ogni studioso del Primo Emendamento sa bene che il Governo non può attaccare Wikileaks e Assange. Ciò sarebbe in conflitto con la decisione della Corte Suprema nel caso Pentagon Papers", ha affermato Kevin Bankston della Electronic Frontier Foundation. Il riferimento è alla sentenza nel 1971 della Corte suprema, che respinse l’atto dell’amministrazione Nixon di fermare il New York Times che, via stampa, fece trapelare relazioni di alto livello militare sulla guerra in Vietnam.

"Con il Primo Emendamento, la presunzione legale è fortemente a favore della libertà di parola", ha detto Bankston. "Il governo avrebbe l'onere di dimostrare danni gravi e davvero imminenti e dovrebbe fare così per ogni documento che vuole far cessare".

( “Under the First Amendment, the legal presumption is strongly in favor of free speech and against prior restraint,” Bankston said. “The government would have the burden of demonstrating serious, really imminent harm and would have to do so for each document it wants to enjoin”).

Il pensiero corre all’amministrazione Bush, che per ricercare presunte armi di distruzione di massa dovette scatenare una guerra contro Saddam Hussein. Guerra che, ironia della sorte, ha fornito a Wikileaks una grossa quantità di dati che ora si ritorcono contro l’amministrazione Obama. 

Anche se un giudice volesse convintamente chiudere il sito, l'ordine quasi certamente fallirebbe. Wikileaks ha già condiviso i cablo diplomatici con organizzazioni giornalistiche e talvolta ha anche distribuito file cifrati come "assicurazione" – file che si ritengono già duplicati da diversi sostenitori in tutto il mondo, visto che sono rimasti a disposizione sui siti mirror. Gli esperti in fughe informatiche e problemi di sicurezza su Internet hanno detto che l'amministrazione Obama deve affrontare una serie scoraggiante, forse insormontabile, di sfide giuridiche e pratiche, se vuole chiudere Wikileaks. 

Secondo gli ultimi reports, il governo sta studiando se possa perseguire WikiLeaks e il suo fondatore ai sensi della legge sullo spionaggio per la pubblicazione di documenti governativi classificati che però, ha ottenuto da intermediari.

Hina Shamsi, direttore del National Security Project, ACLU: "Sono profondamente scettico che perseguire WikiLeaks sarebbe costituzionale, o una buona idea.I giudici hanno chiarito  che il Primo Emendamento protegge terze parti indipendenti che pubblicano informazioni classificate. 

Perseguire Wikileaks non sarebbe diverso da perseguire i media che hanno pubblicato i documenti classificati.  Se i giornali fossero ritenuti penalmente responsabili per la pubblicazione di informazioni trapelate su pratiche di governo, non avremmo mai scoperto le prigioni segrete della CIA o il governo spiare gli americani innocenti. Perseguire editori di informazioni classificate, minaccia il giornalismo investigativo. Invece è necessario un dibattito pubblico che informi sulla condotta del governo, e questo è un risultato impensabile”.

"La lezione più ampia del fenomeno Wikileaks è che il Presidente Obama dovrebbe tornare agli ideali di trasparenza che ha invocato all'inizio della sua presidenza. Il pubblico americano non avrebbe dovuto dipendere dai media per sapere cosa sta facendo il governo."

(“We're deeply skeptical that prosecutingWikiLeaks would be constitutional, or a good idea. The courts have made clearthat the First Amendment protects independent third parties who publishclassified information. Prosecuting WikiLeaks would be nodifferent from prosecuting the media outlets that also published classifieddocuments. If newspapers could be held criminally liable for publishing leakedinformation about government practices, we might never have found out about theCIA's secret prisons or the government spying on innocent Americans.Prosecuting publishers of classified information threatens investigativejournalism that is necessary to an informed public debate about governmentconduct, and that is an unthinkable outcome”).

(“The broader lesson of the WikiLeaksphenomenon is that President Obama should recommit to the ideals oftransparency he invoked at the beginning of his presidency. The American publicshould not have to depend on leaks to the news media and on whistleblowers toknow what the government is up to.”)


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POLITICA
8 dicembre 2010
Assange arrestato. Ma non fermato: questione di file.

Assange è stato arrestato a Londra. L'accusa partita a suo tempo dalla Svezia su testimonianza di due donne, è praticamente quella di non aver usato il preservativo e in sé è ovviamente compatibile con le leggi del Paese che l'ha emessa. In Svezia il preservativo è obbligo di legge, pena la denuncia con relativa condanna per coercizione, molestie sessuali e stupro. Ma i bimbi non nascono sotto i cavoli quindi, in caso di consenso della donna, non è applicabile la norma punitiva. Assange, da tempo, dice che le due donne erano consenzienti. A prescindere da preservativo sì - no, sicuramente nessuno si è fatto male e allora lo stupro si ferma qui, con puro valore giuridico svedese. Nessuna delle due donne pare aver mai parlato di violenze o traumi subiti; ma allora? La mancanza del preservativo nella civilissima Svezia, può far scattare un mandato di cattura internazionale valido in 188 Paesi ? E se con Scotland Yard lo stesso Assange aveva già preannunciato avere degli accordi, che in qualche modo sembra non siano stati rispettati, qual'è il vero livello in cui opera Assange? Tante domande, e tra le tante risposte spunta fuori anche il nome del Dr. Cass Sunstein, attualmente amministratore dell'Ufficio Informazioni della Casa Bianca. Siamo arrivati alla CIA?

Leggendo il Pakistan Daily, del 28 luglio 2010, quotidiano controllato dall'Intelligence USA, balza agli occhi il titolo: CIA, Mossad e Soros dietro Wikileaks. Suspicions abound that Wikileaks is partof U.S. cyber-warfare operations trad.: "Abbondano i sospetti che Wikileaks sia parte di operazioni USA di cyber-warfare." Il termine cyber-warfare o guerra informatica viene definito in Wikipedia come: “l’ insieme delle attività di preparazione e conduzione delle operazioni militari eseguite nel rispetto dei principi bellici condizionati dall'informazione. Si traduce nell'alterazione e addirittura nella distruzione dell'informazione e dei sistemi di comunicazioni nemici, procedendo a far sì che sul proprio fronte si mantenga un relativo equilibrio dell'informazione. La cyberwarfare si caratterizza per l'uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione".


Wikileaks, nel luglio 2010 - scriveva di essere vittima del COINTELPRO (Counter Intelligence Program), emanazione  di E.Hoover, mitico capo dell’FBI, programma di infiltrazione anche illegale  tra i militanti politici delle sinistre radicali, attivo negli USA tra il 1956 e il 1971; ma nessuno pensa che sia stato veramente abbandonato. Invece sembra si possa attribuire con un buon livello di certezza al co-fondatore John Young e fondatore di cryptome.org, la mail in cui si legge: "Crackeremo il mondo e lo faremo fiorire in qualcosa di nuovoSe spennare la CIA ci aiuterà, allora la spenneremo. Abbiamo arraffato da NED, CFR, Freedomhouse e altre tette della CIA. Abbiamo tutti documenti sull'Afghanistan prima del 2005. Molti dati dall'India. Una mezza dozzina di ministeri degli esteri. Decine di partiti politici e consolati, Banca mondiale, APEC, sezioni ONU, gruppi commerciali, Tibet e associazioni fulan Dafa e il phishing della mafia russa (potentissimo) che estrae dati in tutto il mondo. Non conosciamo nemmeno un decimo di ciò che abbiamo o conserviamo". Un vero peccato non aver potuto chiederglielo di persona. La sua visita a Roma era prevista il 30 novembre scorso, ma inviò una mail il giorno prima a http://www.hackthegov.it/:

Date: Mon, 29 Nov 2010 12:44:27 -0500
To: "Luca Nicotra, AgoraDigitale.org"
From: John Young
Subject: Re: Invitation to Internet Governance Forum Event in Rome

Dear Luca,

It is with great regret that Deborah and I will not be able to participate
in your conference due to unexpected personal obligations.

We wish you enormous success and that you will invite us in the
future.

Best regards,

Deborah Natsios and John Young


Ora sul suo sito vi è un'ampia documentazione fotografica dell'arresto di Assange, suo ex socio. Le didascalie che accompagnano le foto sono comunicati Reuters o comunicazioni rese in forma neutra. Non ha però cambiato opinione sulla libertà di espressione e dopo una serie di link stile Wikileaks scrive: Cryptome si compiace per la pubblicazione di documenti che sono vietati da parte dei governi di tutto il mondo, in particolare materiali sulla libertà di espressione...

Tornando agli intrighi internazionali, vi sono poi dei fatti inconfutabili: quando Wikileaks era già in possesso di più di 1 milione di documenti nessuno disse una parola. E chi esce indenne dalle rivelazioni Wikileaks sono solo Obama e Israele. Per ora. Lo scenario quindi sarebbe: la CIA s'insinua nell'organizzazione di Assange e si lascia "spennare" controllando, o sperando di controllare, la gran massa di informazioni che probabilmente sarebbero costate molto di più, sempre ammesso di riuscire ad averne una tale quantità e ufficialmente senza pestare i piedi a nessuno. Ma Israele, anzi, meglio sarebbe dire il Mossad, fiutata la faccenda, vuole "partecipare" per sapere cosa bolle nelle ambasciate orientali. Un po' tutte. Saudi Arabia la più richiesta. Basta aprire qualche file e ci si rende conto della vastità del materiale raccolto. Si arriva quindi al nodo della questione o almeno a quello che i principali consulenti di Wikileaks vogliono si sappia tramite loro fonti. Non bisogna dimenticare che in Wikileaks è presente il fiore della dissidenza cinese.

C'è 
Wan Dan, (premio NED nel1998), Youcai Wang, anima del Partito Democratico Cinese e XiaoQiang, di Radio Free Asia, finanziata dall'onnipresente George Soros (finanziò Solidarnosc e altri movimenti umanitari) che potrebbe aver visto di cattivo occhio la "politica" di Assange. Insomma, è proprio da fonti asiatiche che si vuole far sapere che Assange passava materiale anche ad Israele e questo non piace agli States, al tempo governati da Bush; specialmente quando tira brutta aria sul processo di pace in medio oriente. Sembrerebbe che sia stata questa specie di doppio gioco per ottenere finanziamenti, la vera causa per cui Assange è stato "bruciato", con tutti gli accordi del caso, anche se Assange, nella sua ultima intervista on line a The Guardian, era molto scettico sul rispetto di questi. E, da come sono andate le cose, pare avesse ragione da vendere. Intanto, se ieri Wikileaks era raggiungibile da più di 500 siti in tutto il mondo, dopo l’arresto di Assange i siti hanno superato quota 1.000. E per ora, sul sito rimane l'immagine di Assange
che con la sua genialità ha innescato il coinvolgimento del mondo web e non solo. Lo dimostra il fatto che l'Australia ora, per voce del ministro degli Esteri, riconosce il proprio cittadino - cosa che Assange aveva chiesto al suo Stato natale - e riversa sugli Stati Uniti la responsabilità di volersi riprendere una leadership mondiale a tutti i costi, incurante della crisi globale. C'è poi da capire cosa ha in mente lo zar Putin e la potenza Cina, dalla politica sempre più espansionista. Questione di file...

La storia di Assange, di Wikileaks e del movimento cyber del XXI secolo non è finita. Anzi, probabilmente è appena cominciata...

Gli indirizzi Wikileaks che vanno spargendosi nel mondo sono visibili all'indirizzo:



Perché Assange può essere utile a Obama


Dal Financial Time
Articolo di Eugeny Morozov
Traduzione di Anna Bissanti
Sul Sole 24 Ore

«Assange fornisce servizio pubblico»

Da Lettera 43
Il regista Ken Loach garante di Assange
da Londra Gea Scancarello

Se saprà gestire la situazione, sarà l'America a trarre il più grande beneficio dalla nuova rete dei fanatici di internet, i Che Guevara del XXI secolo. Financial Times

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POLITICA
4 dicembre 2010
Wikileaks messo al bando dal Provider. Mette in pericolo la sicurezza degli altri utenti web. La mamma di Assange: Ho paura per lui. Le contromosse di Assange e il nuovo indirizzo.
Dopo i massicci attacchi informatici dei giorni scorsi superiori a 10 Gigabits al secondo - leggi su Repubblica - il provider EveryDNS, che fornisce l'accesso alla rete ad altri 500mila siti web, ha interrotto il servizio al sito di Assange. L'interruzione e la motivazione è stata confermata su Twitter dallo stesso Assange. L' ISP Dynamic Network a cui fa capo il provider ha comunicato che: «La fiducia e' della massima importanza: i nostri utenti e clienti sono il nostro bene piu' importante».

Online dopo poche ore. Wikileaks dopo il black out è tornato su un altro server in Svizzera, offerto dal Partito dei pirati svizzeri con indirizzo 
http://213.251.145.96/ secondo le notizie riportate dal sito svizzero Ats e, ad ogni buon conto, Assange ha già provveduto a prenotarsi un sito di sicurezza in Liechtenstein www.wikileaks.li. L'indirizzo IP di Wikileaks  dovrebbe trovarsi in Francia, di proprietà di OVH, il maggior provider francese, secondo in Europa. Quindi ora il sito è raggiungibile, oltre che dall'indirizzo sopra scritto, anche da:

- http://46.59.1.2

- http://wikileaks.ch/

- http://www.wikileeks.org.uk

Assange
Si è messo in contatto
via chat con il quotidiano inglese THE GUARDIAN, giornale che sembra essere il tramite per tutte le comunicazioni del fondatore di Wikileaks fin dal 2006. Dal collegamento online ne è nata un'intervista in cui Assange ha risposto a molte domande. Gli è stato chiesto se avesse documenti o fonti riguardanti avvistamenti o contatti con UFO. La sua risposta: «Abbiamo ricevuto molte mail da strani tipi che parlavano di UFO o voci dalla ex-moglie defunta e anche di Anticristo», aggiungendo tuttavia che «in alcuni file dell'archivio "cablegate" non ancora pubblicati ci sono riferimenti ad un UFO». Oltre ad altre precisazioni sui rapporti con Amazon, ultimamente deterioratisi, gran parte della conversazione ha avuto per argomento il mandato internazionale di cattura per cui viene ricercato in 188 paesi e per cui l'ordinamento inglese richiede il massimo della pena. Pur essendo stato respinto il ricorso presentato in Svezia, sembra che sulla vicenda vi siano parecchie  cose su cui far luce. Tra le altre, nonostante il ricorso respinto,  non si capisce il meccanismo per un'accusa che in un primo tempo incriminava Assange come pedofilo - un reato ovviamente e giustamente orribile - mentre ora si parla di molestie e di stupro, con la testimonianza di due donne che molte voci dicono essere state consenzienti. Restano perciò molti dubbi che Assange ha sempre dichiarato di voler chiarire e «spero che Scotland Yard tenga fede agli accordi presi tramite le Nazioni Unite».

Tom Flanagan, ex consigliere del premier canadese, ha detto in televisione che Assange dovrebbe essere ucciso. Assange ha ribattuto che le persone come Flanagan dovrebbero essere perseguite per istigazione all'omicidio.
«E' giusto che Mr. Flanagan ed altri che hanno rilasciato veramente queste dichiarazioni, siano incriminati per incitamento all'omicidio».

Bradley Manning, il giovane 23enne soldato statunitense, fonte primaria di molte informazioni che hanno contribuito a creare i Warlog - Diari di guerra - è stato definito da Assange «un eroe senza pari». Il fondatore di Wikileaks ha però assicurato fermamente di non sapere chi ci fosse dietro le segrete rivelazioni che giungevano dalle zone  di guerra. Per il giovane, rinchiuso a Quantico senza poter vedere nessuno, Assange ha stanziato, tramite l'organizzazione Wikileaks.org, un milioni di dollari per le spese legali che il giovane americano dovrà sostenere. Una riconoscenza dovuta ha risposto Assange a chi gli chiedeva delle fonti .«Negli ultimi quattro anni il nostro obiettivo e' stato quello di magnificare le fonti che si prendono i rischi reali di ogni rivelazione giornalistica e senza le quali i giornalisti non sarebbero niente».

Intervistata sul tedesco "Bild", la madre, che ha assicurato di non sapere dov'è  il figlio che non vede da molto tempo, tanto da non sapere nemmeno come siano le sue condizioni generali:
«Non so neanche come stia. Sono veramente preoccupata».

Preoccupazione espressa dallo stesso Assange che accusa il suo Paese, l'Australia, di
«lavorare attivamente per aiutare il governo degli Stati Uniti ad attaccare me e le persone a me vicine». Inoltre: «Le minacce contro di noi sono pubbliche, comunque stiamo adottando appropiate precauzioni dal momento che dobbiamo fare i conti con una super potenza» con esplicito riferimento agli Stati Uniti. E ancora:

«
Wikileaks ha alle spalle una storia di quattro anni di pubblicazioni. In questo periodo non vi e' stata alcuna accusa credibile, neanche da un'organizzazione come il Pentagono, di danni arrecati a qualcuno come risultato delle nostre attività. Alla fine e' necessario che una persona sia responsabile di fronte al pubblico e solo una guida disposta a essere coraggiosa di fronte a tutti puo' dare alle fonti il coraggio di rischiare per il bene comune. Cosi facendo sono diventato un parafulmine. Mi arrivano attacchi su tutti i versanti della mia vita, forze che non riesco a giustificare rispetto alla mia attività». Ad ogni modo Assange ha ribadito che vi sono altre centomila persone che detengono cablogrammi diplomatici americani e materiali sensibili di altri Paesi ancora criptati che «saranno diffusi automaticamente se ci accade qualcosa», spiegando:«gli archivi del cablegate sono nelle mani di numerose testate. Sara' la storia a vincere. Il mondo sara' trasformato in un posto migliore. 
Sopravviveremo? Questo dipenderà da voi».

Wikileaks-topNato
Una schermata WikiLeaks sui cablo della Nato

La base Usa a Vicenza concessa interpretando gli accordi della Nato

Dal Gazzettino del 4 dicembre 2010 (sul ministro Frattini)

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