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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
4 luglio 2014
"L'EUROPA E' IL LUOGO DEL FUTURO, DEVE TORNARE AD ESSERE UNA FRONTIERA"

Matteo Renzi apre al Parlamento di Strasburgo il semestre europeo a presidenza italiana.

Se oggi l'Europa facesse un selfie che immagine verrebbe fuori? Posso dirlo con estrema preoccupazione? Emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione.  Se dovessi dirlo in modo sintetico, l'Europa oggi mostrerebbe nel selfie il volto della noia.

Questa mattina si è chiuso il semestre greco, con un passaggio di consegne. Se in tutto il mondo ci si chiede qual è il testimone tra Grecia e Italia, si pensano cose straordinariamente affascinanti: qualcuno pensa al rapporto tra Anchise ed Enea, tra Pericle e Cicerone. Grecia e Italia sono agorà e foro, il tempio e la Chiesa, il Partenone e il Colosseo. E invece non pensiamo a questo quando parliamo di Grecia e Italia, e neanche al senso della vita, nonostante Aristotele e Dante, Archimede e Leonardo. Pensiamo alla crisi, allo spread, alle difficoltà finanziarie, perché è molto forte nel nostro corpo la ferita lasciata dalla recente difficoltà congiunturale economica. La grande sfida del semestre europeo non è elencare una serie di appuntamenti che pure ci saranno, la grande sfida del nostro continente è ritrovare l’orgoglio, il senso profondo dello stare insieme. Un’identità forte, profonda, altrimenti perdiamo la sfida.

Ci interessa cominciare dal futuro.
L'Italia ha parlato un linguaggio di verità, dicendo che siamo noi a dover fare le riforme, e in queste ore il Senato sta votando la riforma che cambia le regole del gioco nel nostro Paese. L'Italia non viene qui per chiedere all'Europa i cambiamenti che lei non è in grado di fare, ma a dire che lei per prima ha voglia di cambiare. E lo fa con il coraggio di chi va nelle istituzioni europee non per chiedere, ma per dare. Noi non chiediamo di cambiare le regole, diciamo, però, che rispetta le regole chi si ricorda che abbiamo firmato insieme il patto di stabilità e crescita. La richiesta di crescita come elemento fondamentale della politica economica europea serve all'Europa e anche all'Italia: senza crescita l'Europa non ha futuro. Noi non chiediamo un giudizio sul passato, non ci interessa. Ci interessa cominciare dal futuro.

Qui non c'è un'Italia che chiede scorciatoie, ma un'Italia che con coraggio e orgoglio chiede di fare la propria parte. E c'è anche una generazione nuova. 
Una generazione Telemaco. La nostra generazione ha il dovere di riscoprirsi Telemaco, ha il dovere di meritare l'eredità. Noi non vediamo il frutto dei nostri padri come un dono dato per sempre, ma come una conquista da rinnovare ogni giorno.

L'Italia vuole vivere questo semestre immergendosi nello spirito della discussione europea, portando la propria voce nella politica estera. Non si può non ascoltare la voce che chiede libertà e Europa che viene dall'Ucraina e dai paesi dell'Est del nostro continente, ma contemporaneamente diciamo che non si costruisce l'Europa contro il nostro maggiore vicino.
Nel nostro semestre dovremo essere capaci di affrontare con forza la questione della semplicità delle nostre istituzioni. Se in questa Smart Europe che vogliamo costruire tutti insieme saremo al fianco di chi ha idee politiche diverse, questo dovrà essere un fatto che ci inorgoglisce. Un'Europa senza Regno Unito sarebbe meno Europa, sarebbe meno sé stessa.

Non ci sarà nessuno spazio per l'Europa se accetteremo di restare soltanto un puntino su Google maps. Noi siamo una comunità, un popolo, non un’espressione geografica. Perché questo accada, nel semestre europeo dobbiamo affrontare la questione della semplicità.

L'Europa deve tornare a essere una frontiera. Lo è fisicamente, geograficamente, tutti i giorni. E' una frontiera anche perché se guardiamo la cartina geografica vediamo il luogo che ha il maggior numero di chilometri di coste, siamo geograficamente per forza una frontiera. Questo ci pone molti problemi, ne sappiamo qualcosa noi in Italia in questo momento, quando le difficoltà in Libia, non genericamente in Nord Africa ma in Libia, stanno portando a una serie di stragi nel nostro Mediterraneo, mare nostrum per i latini, ai quali cerchiamo di far fronte con operazioni condivise dai capi di governo e dalla Commissione, e riusciremo a far fronte in modo più deciso con Frontex Plus. Ma non c'è solo l'immigrazione, dobbiamo provare a rovesciare l'approccio: l'Africa deve vedere un'Europa protagonista non solo con gli investimenti economici o con la questione energetica, ma anche nella dimensione umana. Voi rappresentate, quale vertigine, un faro di civiltà, la civilizzazione della globalizzazione.





Strasburgo, 2 luglio 2014
Dal discorso inaugurale del semestre italiano al Parlamento europeo del premier 

Matteo Renzi 


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POLITICA
7 aprile 2014
RENZI: IL PD RISPETTERA' LA LINEA. AVANTI CON LE RIFORME - INTERVISTA AL PREMIER
"Parte lo Sforbicia-Italia. Non mi fermo, ora liquido gli enti inutili"


Signor presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha detto che, così com'è, la riforma del Senato è «inaccettabile». Poi con una nota ha ammorbidito la critica. 
Cosa sta succedendo?

«Questo dovrebbe chiederlo a Berlusconi. A me basta che il Senato non costi più un centesimo, non sia eletto, non dia la fiducia, non voti il bilancio. Sul resto si discute».

È ipotizzabile che si discuta anche dell’elezione diretta del presidente della Repubblica?

«Il tema è serio, ma abbiamo già messo fin troppa carne al fuoco. Quindi, secondo me, no».

I senatori del Pd che non dovessero votare la riforma di palazzo Madama si metteranno fuori dal partito?

«Non amo i diktat, ma se una comunità democratica si dà delle regole poi deve rispettarle. Che il Senato non debba essere più elettivo, che chi ne fa parte non percepisca uno stipendio e non possa votare la fiducia al governo né le leggi di bilancio lo vogliono i cittadini che hanno votato alle primarie e lo ha deciso la direzione del partito: sono sicuro che tutti gli eletti del Pd si attesteranno sulle posizioni scelte dai nostri elettori e dai nostri organismi».

Ci dice chi è che si sta mettendo di traverso tra lei e le riforme?

«Se vuole l’elenco, finiamo domattina... Ma non cerco alibi. Nei decenni, troppi politici si sono arresi scaricando su altri la responsabilità dei propri fallimenti. Io non lo farò, anche se non mi sfugge che tra burocrati e politici ci sia un sacco di gente che sta facendo il tifo perché il governo fallisca. Ma resteranno delusi».

Tra chi tifa contro di lei ci sono anche molti dirigenti del suo stesso partito...

«Il mio partito ha fatto scelte coraggiose. Se qualcuno prova ora ad alzare la voce affinché le cose annunciate non si facciano: beh, non mi spavento. Piuttosto, sa cos’è che mi colpisce?».

No, cosa?

«Il fatto che di fronte a questo incredibile taglio ai costi e alle inefficienze della politica, ci sia chi, come il Movimento 5stelle, si arrocchi nella difesa dello status quo. Come possono dire no alla riforma delle province e a quella del Senato?».

La accusano di bluffare.

«Qui l’unico che bluffa è Grillo, ma perderà sia la partita politica sia la faccia perché a breve sarà chiaro che i suoi parlamentari stanno tradendo il mandato ricevuto dagli elettori».

Al ‘Fatto’, Grillo ha detto che lei è «un bambino messo lì dalle banche».

«Che vuole che le dica, ormai svolgo una funzione sociale: solo insultandomi Grillo riesce a sentirsi vivo. Lo dico da fan, perché io agli spettacoli di Grillo ci andavo volentieri ed ora mi si stringe il cuore nel vedere che fatica a riempire i teatri».

La Ragioneria generale dello Stato ha bocciato la staffetta generazionale nel pubblico impiego ipotizzata dal ministro Madia...

«Della proposta del ministro Madia dobbiamo ancora discutere. Ma le scelte politiche deve farle la politica, non la Ragioneria generale dello Stato. Anche a causa delle timidezze dei politici, le strutture tecniche hanno avuto un ruolo eccessivo: vorrei fosse chiaro che io non sono timido. Hanno deciso fin troppo in questi anni».

L’avevamo intuito, ma cosa intende dire?

«Che se fino ad oggi i politici e i burocrati hanno vissuto da cicale e le famiglie da formiche, da oggi in poi si cambia verso».

Ad esempio?

«Non vorrei si pensasse che abolito il Cnel, le province e il Senato mi tranquillizzerò: per me quello è l’antipasto».

E il primo piatto quale sarà?

«Dopo il cresci-Italia e il salva-Italia, è giunto il momento dello sforbicia-Italia: il primo passo sarà la creazione di un elenco di organismi inutili da cancellare subito».

La spending review riguarderà anche gli organismi costituzionali?

«Certo, e non solo. Le sembra logico che lo stipendio del segretario generale di palazzo Madama sia pari a quattro volte quello del presidente del Consiglio? Non c’e solo il Senato, sia chiaro, ma non faremo sconti».

È vero che volete tagliare due miliardi e mezzo di spesa sanitaria?

«E’ falso, una cifra del genere non è scritta neanche nelle pagine più cupe del rapporto Cottarelli».

Il ddl delega sul lavoro prevederà anche i contratti a tutele crescenti?

«Si discuterà anche di questo, così come si discuterà dell’assegno universale di disoccupazione. Ma ovviamente bisognerà armonizzare i singoli provvedimenti in una riforma organica. Mi lasci però dire una cosa...».

Prego.

«Bisogna che anche la sinistra cambi posizione. Di fronte ai picchi raggiunti dalla disoccupazione, non possiamo continuare a dire che siamo il partito dei lavoratori per poi frenare ogni riforma del mercato del lavoro. E’ ora di finirla con troppa ideologia».

Dicono che di certe cose bisogna discutere...

«La sorprenderò: la prossima settimana organizzeremo come Pd un seminario a porte chiuse per discutere di lavoro e uno per discutere di riforme costituzionali. E non si dica che non io discuto».



Fonte: Intervista al Presidente Matteo Renzi 
Andrea Cangini su Quotidiano.net del 6 aprile

 


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POLITICA
15 marzo 2014
Renzi: “Conti in ordine per i nostri figli non perché ce lo chiedono i capi di Stato” | L'incontro con Hollande
“Non teniamo in ordine i conti per fare un favore ai capi di Stato e di governo, ma perché chi non lo ha fatto in passato ha sbagliato. E andremo in Europa a dire che non siamo li a farci dare i compiti. Lo dobbiamo ai nostri figli. E’ come se la nonna portasse i nipoti al ristorante e dicesse ‘ora lascio loro un bel conticino da pagare’. Se il 27 maggio non ci saranno gli 80 euro in busta paga, vuol dire che sono un buffone”.

Sono queste le parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso del programma ‘Porta a porta‘, parlando del fisco e di Europa e della promessa di far avere in busta paga agli italiani che prendono fino a 1500 euro al mese, per un totale di 1000 euro netti in più all’anno.

“Certo che i soldi ci sono, il punto è dove si mettono, sono anni che la politica allarga il suo raggio di azione e i cittadini pagano. Noi stiamo proponendo un’inversione: la politica stringe la cinghia e ne beneficiano i cittadini. Diamo un piccolo aiuto, ma è la prima volta che succede. Una misura assimilabile a questa fu quella di fatta da Prodi sul cuneo fiscale, ma finì male”, puntualizza il premier.

Renzi ha quindi sottolineato che “chi sostiene che i pensionati pagheranno la manovra, sbaglia. La cosa che stiamo cercando di fare sarà quella di rendere visibile in busta paga il bonus che arriva dalla manovra del Governo. Diranno ‘stai facendo un’operazione di marketing’. Sì, anche questo”, lasciando intendere che uno statista non dice solo vuote parole in politichese, ma osserva con attenzione anche i movimenti dei mercati internazionali.

Dopo aver toccato la questione del fisco, Renzi ha parlato anche riguardo il tema del rapporto dell’Italia con l’Europa. “Sono il premier di un Paese che comunica ufficialmente in tutte le sedi”, e Renzi ha annunciato che incontrerà a Parigi, il prossimo sabato, il Presidente della Repubblica Francese, François Hollande e lunedì 17 marzo sarà in visita a Berlino per il vertice intergovernativo italo-tedesco.

“Il capo del Governo rispetta gli impegni presi con l’Europa. Punto”. Così ha fermamente dichiarato il premier. “Noi dobbiamo rispettare tutti gli impegni con l’Europa, il 3% lo rispettiamo, ma l’Italia deve andare in Europa in modo autorevole. Noi diamo gli aiuti, non li riceviamo. Io credo che l’Europa abbia bisogno dell’Italia almeno quanto l’Italia abbia bisogno dell’Europa, ma se voglio provocare dico che è l’Italia ad aver più bisogno dell’Europa. E questa cosa qui me la disse la Merkel quando la incontrai nel luglio scorso”.

“L’Europa cambi”. E’ stato l’ultimatum lanciato da Matteo Renzi, anche nel corso di un convegno alla Camera dei deputati. “Le elezioni europee si giocheranno su una scommessa: dire che le riforme le facciamo noi, che sappiamo benissimo cosa fare. Poi non vi stupite se vi chiediamo di cambiare le regole del gioco. Il governo italiano rispetta tutti gli impegni che ha con l’Europa, ma il più grande impegno è cambiare per far tornare l’Europa vicina ai cittadini”.

E concludendo, Renzi ha ricordato, col riferimento ad Altiero Spinelli, quanto l'Italia abbia concorso alla fondazione dell'Europa: “Il governo italiano rispetta tutti gli impegni che ha con l’Europa che non è solo quello economico, ma vuole mantenere quel sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli che ha visto intere generazioni combattere per valori condivisi”.

Parigi, 15 marzo 2014 


Matteo Renzi e Francois Hollande in un momento del loro caloroso incontro. Da notare che nelle precedenti occasioni (con Monti e con Letta), il premier francese si era limitato al solo colloquio mentre al Presidente Renzi è stato consegnato un opuscolo di 12 pagine in cui si condividono le stesse priorità e la “totale convergenza di vedute” su temi internazionali quali gli avvenimenti in Ucraina ed anche le politiche da adottare in vista della prossima presidenza italiana dell’Ue il 1°luglio.

“Dobbiamo prendere un impegno politico con la ‘p’ maiuscola che è quello di dire ai nostri concittadini sfiduciati dalla crisi, che non credono più nell’Europa, che l’Ue resta il luogo della più grossa scommessa politica da fare. Avremo più euro in tasca solo se avremo più Europa nelle nostre istituzioni, più Europa ci sarà e più il ceto medio tornerà ad avere ricchezza”. 
“Possiamo, dobbiamo, cambiare l’Europa insieme: è la prima sfida che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Dobbiamo fare del Mediterraneo un luogo di attrazione dell’Europa, il cuore dell’Europa” ha dichiarato Renzi dopo l’incontro, concludendo: "compito della nuova Europa è ridurre lo spread non economico-finanziario, ma tra cittadini ed istituzioni europee”. 

Hashtag: #lavoltabuona 

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POLITICA
27 febbraio 2014
Patto di Stabilità e Venezia: lettera al Presidente Renzi dal Segretario PD Provincia di Venezia, Marco Stradiotto
Caro Presidente,

come certamente saprai il Comune di Venezia è chiamato, in queste ore, ad affrontare una vera e propria emergenza occupazionale e istituzionale. Il mancato rispetto del Patto di Stabilità, e tu che sei Sindaco sai bene cosa significhi, è determinato dal fatto che l’Amministrazione Comunale non è riuscita a migliorare i saldi, rispetto al triennio precedente, per dei fattori che non dipendono dalle scelte degli amministratori ma che sono da considerarsi “esogeni”.

A partire dal 2012, infatti, il Comune di Venezia non è più beneficiario di quei finanziamenti speciali che, negli anni passati, erano garantiti dalla Legge Speciale per Venezia. A tal proposito è evidente come, per equità e non per chiedere trattamenti privilegiati, sia indispensabile rivedere, per il caso specifico di Venezia, il meccanismo di calcolo del Patto di Stabilità, depurandolo dai finanziamenti speciali: se così non fosse Venezia verrebbe penalizzata più di tutti gli altri Comuni Italiani.

Non chiediamo il ripristino di un Finanziamento Speciale, che sappiamo oggi, non potrebbe essere attuato, ma la possibilità di non conteggiare, ai fini della determinazione del Patto di Stabilità, quelle risorse eccezionali ricevute negli anni scorsi. Se non fosse assunta questa decisione in sede parlamentare i mancati trasferimenti della Legge Speciale, di fatto, diverrebbero un doppio taglio, a causa del Patto di Stabilità: un taglio di trasferimenti più un taglio a causa delle sanzioni.

Personalmente, nel 2012, nel corso dell’approvazione della Legge di Stabilita per il 2013, in Senato, ho contribuito a far comprendere come l’applicazione in modo standardizzato di un parametro falsato dall’eccezionalità di un trasferimento straordinario, avrebbe comportato forzatamente la rottura del Patto di Stabilità. E in quel caso fu approvato un emendamento che riconosceva questa particolarità e che prevedeva per Venezia delle sanzioni alleggerite. 

Pochi giorni addietro, purtroppo, il Presidente del Senato Pietro Grasso non ha ammesso al voto l’emendamento già approvato dalle Commissioni, che avrebbe risolto il problema, per vizi di natura procedimentale e per una sua personale valutazione rispetto a un aspetto di presunta “Iniquità”. 

Sono certo che tu, da Sindaco prima ancora che da Presidente del Consiglio dei Ministri, possa capire quale condizione oggi è costretto a vivere, a causa di questa scelta, il Comune di Venezia e come quello che dovrebbe essere uno dei protagonisti del nostro Sistema Paese rischi di non essere più in grado neppure di erogare i servizi essenziali, figuriamoci di rappresentare, grazie alla forza del proprio brand internazionale, un innesco per lo sviluppo di tutto il Paese. 

Non chiediamo favori particolari ma il riconoscimento che con il meccanismo del Patto di Stabilità interno vigente, considerate le specificità di Venezia e il fatto che gli sono stati tagliati i fondi della Legge Speciale, nessun Sindaco e nessuna Amministrazione, nelle stesse condizioni, avrebbe potuto centrare gli obiettivi di Patto.

Tutti i parlamentari veneziani sono mobilitati, anche in modo trasversale, per questa battaglia di equità che mi permetto di chiederti di fare tua, anche prevedendo un Decreto Legge specifico.

Certo di un tuo interessamento, colgo l’occasione per augurarti buon lavoro,

Marco Stradiotto

Segretario PD Provincia di Venezia

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Questa lettera, del già Sottosegretario allo Sviluppo economico del secondo governo Prodi ed attuale Segretario Pd per la Provincia di Venezia, fa seguito al comunicato stampa - pubblicato anche in questo blog - vedi post del 23.02 - in cui, con fermezza ed autorevolezza dovutagli dai precedenti incarichi ai più alti livelli istituzionali, Marco Stradiotto commenta con dubbiosa perplessità la conoscenza del Patto di Stabilità da parte del Presidente del Senato Pietro Grasso. 
 
La  Legge Speciale per Venezia, Legge n.171 del 16.04.1973, nella premessa dichiara che "La salvaguardia di Venezia e della sua laguna è dichiarata problema di preminente interesse nazionale. La Repubblica garantisce la salvaguardia dell'ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, ne tutela l'equilibrio idraulico, ne preserva l'ambiente dall'inquinamento atmosferico e delle acque e ne assicura la vitalità socioeconomica nel quadro dello sviluppo generale e dell'assetto territoriale della Regione. Al perseguimento delle predette finalità concorrono, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, lo Stato, la Regione e gli Enti locali".

E' per questo che, a mio avviso, l'intervento di Stradiotto ha tutte le ragioni d'essere per motivare la richiesta di un nuovo Decreto Legge specifico per Venezia, la cui unicità è mondialmente riconosciuta per il valore ambientale e paesaggistico della sua laguna, per l'incomparabile bellezza della città antica, per le attività portuali ed industriali che la terraferma ospita e propone sia a tutta la nazione, sia internazionalmente. L'intero Comune di Venezia-Mestre necessita quindi di nuovi strumenti legislativi, snelli ed agevoli da applicare direttamente dalla sua amministrazione comunale. Per una gestione coordinata dello sviluppo urbano sostenibile tra la città d'acqua e la sua terraferma, una nuova Legge Speciale, non può più essere rinviabile. Ed è in questo momento in cui gli appropriati cambiamenti dovranno essere profondi ed incisivi per sconfiggere definitivamente la crisi che, credo, sia doverosa una riflessione che affronti il pensare all'opportunità di uno Statuto Speciale per Venezia.

Valter Carraro Gasparin 
POLITICA
23 febbraio 2014
Il Presidente del Senato Pietro Grasso non conosce come funziona il Patto di stabilità
"Patto di stabilità e Comune di Venezia: Non chiediamo favori ma equità"

È duro il commento del segretario provinciale del PD Veneziano, Marco Stradiotto alla notizia che il cosiddetto “Decreto Salva Venezia” è stato considerato "estraneo per materia e iniquo" dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, e quindi non sottoposto al voto dell’Aula nonostante il via libera ottenuto in commissione.

"L'impressione é leggendo questa dichiarazione e che il presidente del senato non conosca come funzioni il meccanismo del patto di stabilità e nello specifico non conosca il fatto che proprio per garantire equità al pari degli altri comuni italiani che Venezia ha la necessità di avere un meccanismo di patto di stabilità che depuri i vecchi finanziamenti della legge speciale.
Prima di esprimere giudizi negativi sull'opportunità o sull'equità dell'emendamento salva Venezia è necessario prima comprendere quali siano le problematicità determinate da un Patto di stabilità che, per come è stato pensato, guarda indietro e non riesce a cogliere la specialità di Venezia. Venezia non ha la necessità di beneficiare di trattamenti di favore ma ha la necessità che gli venga riconosciuto che nel 2013 neanche un marziano avrebbe potuto centrare il Patto di stabilità per effetto delle norme nazionali che hanno tagliato i finanziamenti della legge speciale a partire dal 2012.

Lo scorso anno il parlamento ebbe la saggezza di riconoscere questa problematica e fu approvato un emendamento, a mia prima firma, che riconosceva questa specialità e che dava a Venezia la possibilità di alleviare le sanzioni del patto proprio perché si riconosceva che lo sforamento non dipendeva dalle scelte dell'amministrazione ma da fattori esogeni. Risulta che provvedimenti simili siano stati adottati per i comuni di Roma e di Torino, dispiace che in questa occasione non si sia ritenuto corretto adottare lo stesso metodo.

Il PD provinciale non accetta la "bocciatura" di questa norma in quanto ritiene che l'inammissibilità non sia supportata da una conoscenza approfondita del problema. Se non sarà possibile recuperare l'emendamento sarà necessario un intervento normativo ad hoc da parte del nuovo Governo. Invitiamo il Presidente Matteo Renzi, che come sindaco conosce i paradossi determinati dal Patto di stabilità, ad adottare, appena le procedure lo permetteranno, un decreto legge che metta chiarezza e razionalità al meccanismo di Patto di stabilità che nel caso del comune di Venezia lo penalizza molto più degli altri comuni italiani".

Comunicato stampa del segretario provinciale Pd Venezia Marco Stradiotto
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