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blog di Valter Carraro Gasparin
TECNOLOGIE
19 aprile 2011
IL NUCLEARE NON E’ ECONOMICO, NON E’ PULITO, NON E’ SICURO. ECCO PERCHE'.

Anche se la sicurezza delle centrali nucleari fosse ragionevolmente garantita - sul che vi sono seri dubbi – resterebbero sempre non risolti, in fatto di sicurezza, i problemi del trasporto dei materiali fissili e quelli della conservazione nei secoli delle scorie radioattive.

In un Paese come il nostro, con un territorio in gran parte idrogeologicamente dissestato e congestionato di inquinamenti  e per di più fitto di insediamenti urbani e costellato di tesori storici, artistici e paesasistici, è  il ciclo nucleare nel suo insieme che presenta rischi e pericoli inaccettabili  e che deve quindi essere scartato, e come soluzione di emergenza, l'alternativa nucleare non ha titoli per essere considerata prioritaria. 

L'energia elettrica ottenuta per via nucleare non è né economica, né pulita, né sicura:

 a) l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, molto costosa e delicata da un punto di vista geo-politico; 

 b) non è vero che il nucleare non provoca emissioni di CO2, perché, in realtà, si produce una quantità rilevante di CO2  per l’estrazione del combustibile, per la costruzione della centrale e per il suo smantellamento;

 c) malgrado i costi elevati, economici e ambientali, gli impianti nucleari di tutto il mondo forniscono una minima parte dell’energia necessaria. Dopo 50 anni, tutte le centrali del mondo forniscono appena il  6,5% del fabbisogno mondiale di energia primaria e ancor meno in Italia: il 2%. 

Le valutazioni della presunta convenienza economica sono state fatte sulla base di costi degli impianti non aggiornati che non tengono conto delle spese necessarie per lo smantellamento finale delle centrali e per la custodia e lo smaltimento dei residui radioattivi derivanti dal loro funzionamento.

La scelta nucleare proposta dal governo condanna ugualmente l’Italia ad una dipendenza, inevitabile in ogni grande processo produttivo, da capitali stranieri e da brevetti, forniture e tecnologia, detenuti da pochi gruppi monopolistici, con tutte le conseguenze politiche che ne derivano.

La scelta nucleare comporta la concentrazione della produzione elettrica in pochi mega impianti che stravolgono pesantemente le aree interessate sia sotto il profilo ambientale sia sotto il profilo della sicurezza, rendendone quasi inevitabile, per questo ultimo aspetto, la militarizzazione.

Al contrario è il momento di pensare ad un modo di produzione dell’energia elettrica decentrato e diffuso sul territorio, che sia consapevole e rispettoso delle esigenze delle comunità e dell’ambiente in cui si sviluppa.

La scelta nucleare implica il rilascio abituale di inquinanti radioattivi nella biosfera, nonché il rischio di incidenti catastrofici di portata e scala imprevedibili, determinati da errori umani, anomalie o anche da sabotaggi e atti terroristici. I rilasci degli effluenti di raffreddamento provocano poi variazioni climatiche e alterazioni degli ecosistemi naturali, derivanti dall'inquinamento termico.

Le centrali nucleari non sono sicure e possono essere fonte di pericolo per la salute degli abitanti. Sulla sicurezza degli impianti nucleari spesso ci dicono rassicuranti parole, ma  non ci dicono per esempio, che in Germania i bambini che vivono in un raggio di 5 km attorno alle centrali si ammalano di leucemia 2 volte in più rispetto agli altri bambini.

La scelta del nucleare porta con sé la produzione di crescenti quantità di sottoprodotti radioattivi pericolosi e difficilmente conservabili in maniera sicura. Alcuni di questi sottoprodotti radioattivi costituiscono inoltre la materia prima per la costruzione delle bombe atomiche, cosicché la scelta nucleare contribuisce al rischio di proliferazione degli armamenti nucleari ed alla instabilità internazionale contraria agli interessi della Pace.

L’opzione nucleare è intrinsecamente rigida sia nella fase di programmazione che di produzione: gli ingenti impegni finanziari ed i tempi di messa in opera vincolano il proseguire del programma anche in caso di mutamenti del contesto socio-economico, obbligano all’uso dell’elettricità, anche se non necessario (le centrali nucleari non possono essere ‘rallentate’ o fermate per seguire la curva dei consumi) e sottraggono risorse ad altre opzioni, quali efficienza/risparmio energetico e fonti rinnovabili, più convenienti, diffuse, modulari e disponibili in tempi brevi.

Le centrali nucleari necessitano per funzionare di notevoli e continue quantità di acqua, bene sempre più prezioso e scarso che verrebbe sottratto a bisogni primari ben più importanti, quali ad esempio quello agricolo. La scarsità d'acqua rischierebbe inoltre di mettere in crisi il funzionamento stesso delle centrali nei periodi estivi caratterizzati da piogge scarse, elevate temperature ambientali e punte di consumo per la climatizzazione.

La scelta nucleare, contrariamente a quello che da molte parti si vuole far intendere, contribuisce assai poco a risolvere i problemi occupazionali, essendo la costruzione delle centrali elettronucleari il tipico investimento ad alta intensità di capitale e bassa intensità di manodopera.

I problemi prioritari dell'occupazione non trovano alcuna soluzione con la semplice moltiplicazione dei consumi e con la produzione di grandi quantità di energia, che finirebbero invece per favorire solo lo spreco e lo sviluppo di industrie ad alto impiego di capitale e di energia per addetto.

La scelta nucleare impedisce inoltre il pieno sviluppo delle fonti rinnovabili (in particolare eolico e solare fotovoltaico) che, al contrario di qualche decennio fa, sono già oggi competitive sul piano dei costi e ancora di più lo saranno fra 10 anni quando si presume che gli impianti nucleari siano disponibili. I tentativi in corso di contenere lo sviluppo degli impianti da rinnovabili, riducendo gli incentivi e mettendo un limite di potenza istallata si traduce nel soffocamento dell’occupazione nel settore, che è in pieno sviluppo, con la perdita di molte migliaia di posti di lavoro.

Il settore delle rinnovabili è fra i pochi comparti produttivi che non hanno  subito  i rallentamenti dovuti alla crisi economica e finanziaria internazionale e la scelta nucleare ne fermerebbe l’espansione.


SCIENZA
1 aprile 2011
IL LIVELLO DELLE RADIAZIONI IN GIAPPONE IN UN GRAFICO INTERATTIVO.
Meglio attivi che radioattivi. Lo slogan ha compiuto molti compleanni ma sembra appena nato. E dall'anno in cui è stato coniato non ha mai smesso di ringiovanire. Gli 'incidenti' nucleari infatti non si sono mai fermati. La storia del nucleare è costellata da problemi che non si possono mai definire minori. Si può adottare il criterio di quanto si può essere stati informati per un incidente piuttosto che per un altro, ma nessuno si faccia illusioni. In 50 anni vi sono stati 130 incidenti nucleari accertati. Più appropriato chiamarli disastri per l'umanità. Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984 e impegnato nel progetto Archimede  basato sull'energia solare, pochi giorni fa ha osservato che se per Chernobyl, Tricastin, Tallin, El Ferrol, Windscale e per tanti altri passati sotto complice e colpevolissimo silenzio, "la radioattività è senz'altro un grande problema, è il periodo di decadenza (period of nuclear decline) che non viene mai abbastanza considerato". In queste ultime settimane, dopo la catastrofe di Fukushima, si è parlato (poco) della pericolosità del plutonio. Ebbene, il Plutonio 239, quello più usato per armi e reattori nucleari, ha un tempo di decadimento di circa 24.000 anni. E' un prodotto di sintesi, 'derivato' dall'Uranio. Le esplosioni di Fukushima sono state causate in gran parte dal Plutonio che, al contatto con l'aria umida, aumenta il proprio volume fino al 70% per poi sfaldarsi in una polvere che esplodendo s'incendia. La sua radioattività è velenosa per il midollo osseo.

Senza scovare 'dettagli' troppo tecnici, si può leggere che l'emivita
dei materiali radioattivi varia da frazioni di secondo per i più instabili, fino a miliardi di anni per quelli che sono solo leggermente instabili. E' per questo che ha tenuto banco per un paio di giorni il fatto che a Roma c'era più radioattività che a Tokyo. A Roma è il radon, emesso da labili tracce di Uranio  che esce dalle fessurazioni tra i sanpietrini, il responsabile della radioattività. Un gas pesante, e per questo la sua concentrazione nell'atmosfera non crea allarme, ma  è senz'altro pericoloso, se inalato. Perciò viene usato solo in radioterapia e diventa un fattore di rischio se si accumula all'interno delle abitazioni, pertanto viene monitorato. Ma il radon si forma dal decadimento del radio (lo stesso che uccise i coniugi Curie, loro scopritori), a sua volta prodotto dal decadimento dell'Uranio. L'elemento più radioattivo esistente in natura.

Di veri e propri giacimenti di Uranio, fortunatamente se ne parlò solo per un arco di  circa 20 anni. Fino al 1970, quando le scorte furono esaurite. Infatti ora si parla di tracce e spesso di ipotesi. Si estrae da due minerali: la Pechblenda e la Carnotite. Per un'idea da brividi di cosa vuol dire tempo di decadenza, basti pensare che l'Uranio (238) diventa piombo (non radioattivo) in circa 4.500.000 anni. E fin qua ci si potrebbe anche stare, dato che col sistema della datazione radiometrica, si calcolano le età di oggetti decisamente antichi.

Ma l'uomo è curioso, e soprattutto ama il potere che troppe volte è stato cercato tramite la potenza delle armi. Così l'Uranio, conosciuto da più di 2000 anni per il suo ossido, restò materiale di ricerca fino alla fine del 1800. Dopo che ne fu scoperta la sua radioattività, ricevette grandi attenzioni, guarda caso, durante la Seconda guerra mondiale.  Nel 1940, dopo che fu sintetizzato il Plutonio, il progetto Manhattan culminò nelle atomiche di Hiroshima e Nagasaky. Da allora in poi o furono bombe o pericolosi esperimenti, durante i quali si scopersero le proprietà dell'Uranio e degli isotopi, cioè atomi dello stesso elemento ma con massa (atomica) diversa. Fu energia, tanta e immensamente potente quanto distruttiva. Gli effetti di quelle due bombe e di tutti gli altri 'esperimenti' nucleari si stanno vedendo adesso. Proprio in Giappone esiste un Istituto che studia le mutazioni genetiche dovute alla radioattività che si scatenò nell'agosto del 1945. Una ricercatrice, durante un'intervista, mostrò le foto di raccappriccianti mutazioni su insetti, rane e altri animali di piccola taglia. L'intervistatore chiese se si fossero riscontrate anomalie su esseri umani. La donna disse che nell'Istituto vi erano dei bambini a cui però non erano state fatte foto. "Sono deformità orribili. Non abbiamo fatto foto".

Il Livello delle Radiazioni in Giappone in un grafico interattivo


Col Referendum del 12 e 13 giugno gli italiani potranno dire SI all'abrogazione del nucleare. E nessun italiano sarà costretto a pagare di tasca propria l'acquisto dell'usato nucleare di Sarkozy. Tutto il mondo sta ripensando all'uso del nucleare. Noi italiani possiamo dare l'esempio positivo. L'uso delle energie provenienti da fonti rinnovabili ci assicura, senza margini di errore, il nostro presente e futuro finalmente pulito.

POLITICA
16 marzo 2011
WIKILEAKS ACCUSA: TOKYO SAPEVA DEL PERICOLO NUCLEARE

The Telegraph  ha reso noto in un articolo, che alcuni cablo diplomatici provenienti dagli US e in possesso di WikiLeaks, accusano funzionari giapponesi di essere stati avvisati sul rischio nucleare più di due anni fa. Precisamente nel dicembre 2008. L’avvertimento sarebbe giunto dalla stessa Aiea (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) nel corso di un G8 in cui intervenne anche il NSSG (Nuclear Safety and Security Group) che, tramite un suo funzionario, espresse forti dubbi sui criteri di costruzione adottati per  le centrali nucleari che tra l’altro, al momento dell’incontro, sarebbero già state fuori norma e non in grado di sopportare un sisma superiore a 7.0 gradi della scala Ritcher mentre altri e più elevati, avrebbero dovuto essere gli standard, considerato il forte rischio sismico del territorio.

An official from the International Atomic Energy Agency (IAEA) said in December 2008 that safety rules were out of date and strong earthquakes would pose a "serious problem" for nuclear power stations.

“Seri problemi” interessavano dunque la sicurezza degli impianti, tanto che il Documento afferma: «Il Funzionario dell'AIEA ha spiegato che le linee Guida per la Sicurezza sismica e i collaudi statici erano stati rivisti tre volte negli ultimi 35 anni ed ora la stessa AIEA voleva procedere ad un riesame».

The document states: "He [the IAEA official] explained that safety guides for seismic safety have only been revised three times in the last 35 years and that the IAEA is now re-examining them.

In altri cablo si fa poi riferimento ad una opposizione del governo ad un’ordinanza del tribunale locale di Kanazawa che imponeva la chiusura della centrale nucleare di Shika - gestita dalla Hokuriku Electric Power Company (Rikuden) - considerata a rischio in caso di terremoto. L’impianto era stato progettato per resistere a un sisma di 6.5 gradi sulla scala Richter. Invece, la stessa commissione terremoti del governo, aveva stabilito che l’area interessata dall’impianto aveva il 2% di probabilità di essere colpita da un terremoto di 7.6 gradi o anche più, data la vicinanza con la faglia di Ochigata. Tuttavia la centrale non fu chiusa e le obiezioni avanzate non furono condivise dall’Agenzia per la Sicurezza Nucleare del Paese. Si era nel marzo del 2006. E successivamente, nel 2009, il governo archiviò la precedente sentenza e ogni documento.

However, a cable from March 2006 reported that the court's concerns were not shared by the country's nuclear safety agency.The Government successfully overturned the ruling in 2009.

In un altro cablo, citando un giornale delle Nazioni Unite, si legge: «C’è qualcosa di precario nel modo con cui tutte le società di energia elettrica gesticono gli impianti.  Abbiamo visto troppi casi dove la riduzione dei costi, spacciata come efficienza, ha compromesso la sicurezza».

The cable, quoting a local newspaper, reports: "There is something precarious about the way all electric power companies are falling in step with each other under the banner of the national policy. We have seen too many cases of cost reduction competition through heightened efficiency jeopardizing safety."

A monte di queste rivelazioni si pone il problema se non vi siano stati rapporti “troppo stretti” tra grandi compagnie elettriche e politici del governo. E questo sarebbe confermato dalla denuncia del membro della Camera Bassa del Giappone Taro Kono (di indirizzo politico democratico – liberale) secondo cui «le compagnie elettriche sono colpevoli di nascondere i costi e i problemi di sicurezza legati al nucleare». Sempre secondo il deputato, alcuni incidenti risalenti all'ottobre 2008, sarebbero stati "coperti". E non solo. Il Governo, deliberatamente, ignorava, per quanto possibile, forme di energie alternative come l'energia eolica (di cui il Giappone potrebbe essere grande produttore, essendo un arcipelago dove soffiano forti venti provenienti dall'Oceano Pacifico (mia nota di integrazione).

The cables also disclose how Taro Kono, a high-profile member of Japan's lower house, told US diplomats in October 2008 that the government was "covering up" nuclear accidents. He alleged that the government was ignoring alternative forms of energy, such as wind power.

Kono ha accusato il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) di avere la tendenza a «occultare» gli incidenti, esprimendo anche "perplessità" sullo stoccaggio delle scorie.

The cable states: "He also accused METI [the Ministry of Economy, Trade, and Industry] of covering up nuclear accidents, and obscuring the true costs and problems associated with the nuclear industry." He added that the Japan's "extensive seismic" activity raised safety concerns about storing nuclear material.

L'attuale premier Naoto Kan, avendo comunque notevoli problemi dati dalla situazione attuale, ha tenuto a precisare che egli non ha che vedere con i fatti ora rivelati. Infatti diventò ministro della Scienza e della Tecnologia nel 2009 e, successivamente, primo ministro nel 2010.

Traduzione di Valter Carraro

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Wikileaks: i documenti passati a The Telegraph 

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POLITICA
15 marzo 2011
IL PD SI IMPEGNA NEL REFERENDUM CONTRO IL NUCLEARE

In un'intervista a tutto campo all'Unità, il Segretario del Pd, Pierluigi Bersani, conferma la contrarietà al ritorno del nucleare in Italia, bolla come 'fantapiano' le assurdità energetiche del 'governo del miliardario' e annuncia: «Abbiamo ottime ragioni per essere contrari al nucleare. Le vere priorità sono le rinnovabili e l'efficienza energetica».


L'intervista integrale:

Segretario, cosa risponde al governo, che definisce sbagliate le reazioni nostrane di fronte alla tragedia di Fukushima?

«Certamente si tratta di un caso estremo ed è vero che ci sono nel mondo generazioni di centrali più evolute. Tuttavia continuare a classificare come emotive le reazioni dell`opinione pubblica è sbagliato».

Il governo non ce l`ha con l`opinione pubblica ma con voi che ne criticate il piano sul nucleare...

«E sbaglia perché c`è una diffusa percezione, anche a prescindere da questa tragedia, che la tecnologia del nucleare sia ancora molto giovane e presenti seri problemi, sia per quanto riguarda lo smaltimento delle scorie che per le conseguenze di eventuali incidenti».

Non sono frequenti incidenti simili.

«Non è la probabilità degli incidenti che suscita allarme, ma quanto siano tremende le potenziali conseguenze. A preoccuparci è il modo in cui il governo sta affrontando la questione. Già prima di quanto accaduto noi avevamo ottime ragioni, e le abbiamo ancora, per essere contrari al piano nucleare. Anzi, a questo fantapiano, che non ha nessuna fattibilità, che è economicamente svantaggioso e che prevedendo l`impiego di tecnologie non nostre ci renderebbe totalmente dipendenti da altri».

Non sarà fattibile ma intanto il governo va avanti e si sta discutendo il decreto sulla localizzazione dei siti delle nuove centrali.

«Stanno solo deviando l`attenzione dalle priorità, cioè efficienza energetica e rinnovabili, un`operazione di investimenti nella ricerca anche delle tecnologie nucleari. Il governo deve capire che se si vogliono fare le cose difficili, prima bisogna saper fare quelle facili».

Fuor di metafora?

«Non stanno lavorando all`Agenzia di sicurezza, non hanno risolto il problema delle scorie già esistenti, non hanno smantellato le vecchie centrali, che sarebbe il vero allenamento per i nostri tecnici e le nostre capacità industriali. Non si stanno impegnando nei luoghi della ricerca per un nucleare che abbia strutturali condizioni di sicurezza e sostenibilità economica».

Tra pochi mesi ci sarà un referendum sul piano del governo: cosa farà il Pd?

«Lavoreremo perché dalle urne esca una risposta chiara contro questo piano. Abbiamo chiesto che i referendum vengano accorpati con il voto delle amministrative perché vogliamo che si raggiunga il quorum».

Richiesta respinta. Non c`è il rischio che senza il raggiungimento del 50% dei votanti sia un boomerang?

«Sappiamo che la strategia referendaria presenta questo problema, perché è da 24 consultazioni che il quorum non viene raggiunto e spesso si strumentalizza il risultato. Noi ci impegneremo comunque per fermare questo piano che poggia sulla sabbia ed è totalmente sbagliato».

La destra vi dirà che importiamo a caro prezzo energia e che voi non proponete alternative.

«Non è vero. Anzi, proprio nel settore energetico il governo sta facendo perdere la faccia all`Italia quasi al pari del bunga bunga, mentre noi sosteniamo che si debba insistere sull`energia da fonti rinnovabili, un settore in grande crescita, con miliardi di finanziamenti provenienti da ogni parte del mondo, ma che ora il governo vuole distruggere con un decreto. Bloccato l`attuale sistema di incentivi, che comunque andrebbe risagomato, ci saranno banche che definanzieranno gli investimenti sugli impianti per le energie rinnovabili, con evidenti conseguenze sul piano occupazionale e della crescita economica. Che sono poi le vere priorità di questo paese».

A giudicare dal dibattito politico, al di là della discussione sul nucleare innescata da Fukushima, la priorità al momento è la riforma della giustizia.

«Ma perché abbiamo un governo del dopolavoro, che non sa e non vuole affrontare i veri problemi, che sono appunto la produzione industriale, l`occupazione, gli ammortizzatori in deroga, l`inflazione».

È perché non si discute di questo ma di giustizia che andate sull`Aventino?

«Ma quale Aventino, non scherziamo. Siamo gli unici che stanno in Parlamento, anche se il governo l`ha ridotto uno straccio, costretto com`è a lavorare soltanto un giorno e mezzo alla settimana, perché dall`esecutivo non arriva più niente».

È Casini che vi ha invitato a non andare sull`Aventino...

«Noi siamo pronti a discutere in Parlamento, nessun Aventino. Ma non si parli di un fumoso dialogo. Ci sono Camera e Senato, ci si confronti lì».

E voi che cosa direte?

«Che è sbagliato affrontare la questione con legge costituzionale e poi rinviare le decisioni alla politica, cioè alla maggioranza e al governo. Non si possono dare in mano alla maggioranza di turno le leve per il controllo della magistratura, o la decisione sulle priorità per un`azione penale, che giustamente oggi è obbligatoria».

Però ci sono urgenze da affrontare nel settore giustiza, o no?

«Sì, ma sono affrontabili con legge ordinaria. E noi siamo pronti a discuterne partendo dalle proposte che abbiamo già depositato in Parlamento».

Anche sulla responsabilità dei magistrati in caso di colpa?

«Anche. Noi non siamo il partito dei giudici, io sono pronto a disturbare la magistratura. Ma lo voglio fare per l`efficienza per i cittadini, non per esigenze di Berlusconi. Tra poco il Parlamento può essere chiamato a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione per i suoi processi. E questo sulla base del presupposto che Berlusconi abbia svolto azioni di distensione internazionale salvando la nipote di Mubarak. Vorrei ricordarlo anche a Casini, a cosa è costretto il Parlamento».


l'Unità - Simone Collini

«Il piano nucleare è sbagliato, altro che reazione emotiva»

DIARI
14 marzo 2011
GIAPPONE: LA CRISI NUCLEARE CONTINUA. I LIVELLI DI RADIAZIONE AUMENTANO E ORA SI TEME LA PIOGGIA ACIDA
Il bilancio delle vittime del devastante terremoto seguito da un gigantesco tsunami, secondo l'agenzia Kyodo, sarebbe salito a diecimila vittime. Bilancio che, nella sola Prefettura di Miyagi, sembra purtroppo destinato a salire, anche per quanto riguarda il numero delle migliaia di dispersi. Nel reattore si stanno iniettando grandi volumi di acqua di mare per scongiurare l'aumentare del surriscaldamento dei reattori e alleviare la pressione all'interno della centrale nucleare e il ministro dell'industria Banri Kaieda, prevede una carenza nella fornitura di energia elettrica di grandi dimensioni, sicuramente fino alla fine di aprile.

Le autorità tentano di scongiurare una catastrofe nucleare, dopo aver riconosciuto che barre di combustibile del reattore n° 3 si sono deformate a causa del calore eccessivo; tuttavia si sono verificati nuovi incidenti in altre centrali nucleari della TEPCO. Sempre nella Prefettura diMiyagi, nel vecchio impianto di Onagawa (1984), anche dopo che i tre reattori erano stati fermati, vi sarebbero state ugualmente uscite di fumo.   

Allarme nucleare anche a Tokyo, ‘in blocco’ l’impianto di raffreddamento della centrale di Tokai, a 120 chilometri dalla capitale e non vi sono smentite ufficiali circa il pericolo di fughe radioattive. Gli abitanti della metropoli, nonostante sia passato il momento di panico maggiore, si sono comunque riversati nelle autostrade e nella quasi totalità, tutte le linee ferroviarie, metro e linee di autobus sono bloccate. Migliaia di persone, in paziente ma allarmata attesa, sperano di poter prendere il treno per tornare a casa, ma moltissimi non hanno altra alternativa se non restare a dormire in alberghi o ospitati, quando non da conoscenti, in Università, Templi o scuole. Gli aeroporti principali della zona metropolitana di Tokyo, Haneda e Narita, hanno subito forti rallentamenti per i molti stranieri che cercano di rimpatriare al più presto.

Le polemiche sugli impianti nucleari: "Il governo non dice la verità"

L’ex progettista di centrali nucleari giapponesi Masashi Goto, accusa il governo di non dire tutta la verità sulla situazione degli impianti atomici danneggiati dal terremoto. Durante una conferenza stampa, ha detto che per il Giappone si prospetta una crisi gravissima, che uno dei reattori dell’impianto di Fukushima è “altamente instabile” e che le conseguenze di un’eventuale fusione del nucleo sarebbero “tremende”. Invece le notizie ufficiali sono diverse. E infatti, con l'ultima urgenza di Fukushima, il progettista ha avuto ragione nel denunciare le reticenze degli organi governativi, tanto che il premier giapponese Naoto Kan ha poi dovuto ammettere che "la situazione resta grave".

Alla ricerca delle fonti alternative

Anche Sawa Tihiro, scienziato nucleare e membro del Nuclear Information Center, avverte il governo giapponese. In un'intervista dice: «Le centrali nucleari hanno un periodo di vita limitato. Cominciamo a sostituire quelle che a breve verranno chiuse impiegando uomini e mezzi nella ricerca delle fonti alternative. Non chiediamo la chiusura immediata di tutte le centrali ma la loro riconversione». «È vero - sottolinea - che i piani di sicurezza non erano pronti a fronteggiare un simile sviluppo di energia distruttiva, ma questo dimostra, una volta ancora, che le centrali nucleari, anche se costruite e gestite con criteri rigorosissimi, presentano alcune falle. Qualunque grande impianto, specie se complesso, ha in sè incognite e imprevisti che possono tramutarsi in tragedia». «Mi aspetto che nei prossimi anni l'opinione pubblica prenda coscienza del pericolo connesso con il nucleare e dei costi elevati che esso comporta», conclude lo scienziato.

La pioggia contaminata

Ora gli esperti temono anche che il materiale radioattivo, fuoriuscito dalla centrale di Fukushima e spinto verso est sul Pacifico, possa ricadere a terra con le precipitazioni. Finora c’è stato bel tempo ma è attesa la pioggia. Ieri la televisione giapponese lo ha ripetuto continuamente, dando istruzioni alla gente su come difendersi: è importate “non uscire di casa, se non con asciugamani o maschera sulla bocca; non esporsi alla pioggia; lavare viso e mani quando si torna a casa e non mangiare verdure coltivate all’aperto”.

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