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blog di Valter Carraro Gasparin
POLITICA
2 giugno 2011
2 Giugno. Festa della Repubblica sì, ma non scordiamoci i problemi irrisolti. Parola di Presidente.

Festa della Repubblica. Tra il 2 e il 3 giugno del 1946, con un referendum istituzionale, a suffragio universale, quindi col voto anche delle donne italiane, l'Italia passò dalla monarchia alla Repubblica immediatamente dopo la caduta del fascismo. Quindi il 2 giugno si celebra la nascita della Nazione come la conosciamo oggi. E solenne celebrazione c'è stata. Il Capo dello Stato, Presidente Giorgio Napolitano, che Capo lo è per davvero e riconosciuto da tutti, a differenza di 'qualcuno' che vuole i referendum per sè ma non per gli altri, ha ricevuto 80 delegazioni estere, 31 Capi di Stato e il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon. Quel 'qualcuno', dovrebbe prendere lezioni su come ci si confronta con la politica estera. Il Presidente Napolitano, durante la conversazione con Ban Ki-moon non poteva esimersi dal ricordare l'ONU: "I principi e le regole delle Nazioni Unite rappresentano per noi il supremo quadro di riferimento", ma a proposito del nostro Paese, sempre e comunque in modo impeccabile, ha ricordato che "l'Italia unita ha fatto un lungo cammino e straordinari balzi in avanti, ma non sottovalutiamo il peso di problemi di fondo non risolti, di contraddizioni non superate, di squilibri e tensioni persistenti nel tessuto economico e sociale del Paese". Insomma, quel poco oro che luccica non è propriamente nelle tasche di chi dovrebbe essere. Anzi, a dire il vero, qualche problema c'è, se il Presidente ha esplicitamente parlato di "squilibri e tensioni persistenti". Parola di Presidente.

Il Discorso Ufficiale del Presidente della Repubblica (fonte: Il Quirinale)

"Sono certo di rappresentare il naturale sentimento di tutti gli italiani esprimendovi profonda gratitudine per il gesto di amicizia e di omaggio nei confronti della nostra nazione e del nostro popolo che avete inteso compiere accogliendo l'invito a partecipare oggi a Roma alla celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo al saluto ricevuto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, si è rivolto ai Capi di Stato, di governo e di istituzioni internazionali presenti al Pranzo di Stato al Quirinale in occasione della Festa Nazionale della Repubblica nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

"E se abbiamo voluto celebrarlo insieme con voi - ha aggiunto il Presidente Napolitano - è innanzitutto perché la nascita dello Stato nazionale italiano nel 1861 rappresentò un fatto di grande rilievo nella storia dei movimenti nazionali e dei moti di libertà in Europa e per l'evoluzione degli equilibri continentali. Di lì l'importanza internazionale del compimento del moto unitario in Italia : importanza che si sarebbe poi dispiegata sempre di più, toccando il culmine nella seconda metà del secolo scorso".

"Da allora, infatti, l'Italia ha saputo trovare il suo posto e assumersi le sue responsabilità nella comunità internazionale, in modo particolare come paese fondatore, insieme con i suoi principali vicini, della costruzione di un'Europa integrata e unita. E' il riconoscimento - ha sottolineato il Capo dello Stato - di ciò che abbiamo sentito risuonare nelle generose parole - di cui lo ringrazio vivamente - del Segretario Generale di quella Organizzazione delle Nazioni Unite i cui principi e le cui regole rappresentano per noi il supremo quadro di riferimento".

Nel calore della partecipazione alla celebrazione, il Presidente Napolitano ha colto l'eco di un moto universale di simpatia per il nostro paese: "un moto di simpatia suscitato dalle qualità umane migliori del popolo italiano, dallo slancio con cui esso ha saputo superare le prove più difficili della sua storia. Un moto di simpatia suscitato dall'interesse, per non dire dall'ammirazione, che sempre ha suscitato e suscita nel mondo il patrimonio storico, culturale, artistico, lo stesso patrimonio naturale che caratterizza l'Italia. Il retaggio di civiltà dell'antica Roma ; il messaggio del Cristianesimo ; lo splendore del Rinascimento ; il succedersi, nei secoli, di straordinarie figure di poeti, di scienziati, di artisti ; la fioritura di una lingua e di una cultura comuni molto prima che l'Italia si unificasse politicamente divenendo Stato nazionale : è di tutto questo che si è nutrita l'idea d'Italia, ispirando, fin dall'inizio dell'Ottocento, quel processo di lotte per l'Unità, di tentativi e di errori, di eroici sacrifici, e di lungimiranti azioni politiche che prese il nome di Risorgimento e giunse all'ambito e sofferto traguardo 150 anni orsono".

Il Capo dello Stato ha quindi sottolineato che "nei 150 anni trascorsi dal giorno dell'unificazione nazionale, l'Italia ha compiuto un lungo e travagliato cammino. Ci siamo sforzati di ripercorrerlo con spirito critico in occasione di un così solenne anniversario, traendone motivi di lucida consapevolezza, di orgoglio e di fiducia. L'Italia è profondamente cambiata, soprattutto da quando è risorta a vita democratica, riacquistando libertà, unità e indipendenza dopo il ventennio della dittatura fascista e la tragedia della seconda guerra mondiale".

"Sì, abbiamo percorso un lungo cammino e straordinari balzi in avanti : ma non sottovalutiamo - ha affermato il Presidente Napolitano - il peso di problemi di fondo non risolti, di contraddizioni non superate, di squilibri e tensioni persistenti nel tessuto economico e sociale del paese. Non sottovalutiamo, soprattutto, la portata delle nuove sfide che l'Italia è chiamata ad affrontare in un'epoca di radicale e incessante cambiamento della realtà mondiale. Si tratta di sfide che sono dinanzi al nostro paese in quanto tale, ma anche di sfide comuni che l'Europa unita e l'intera comunità internazionale debbono saper raccogliere e vincere insieme".

"Ebbene - ha concluso il Presidente Napolitano - l'Italia farà la sua parte : perché avanzi nel mondo la causa della pace, dei diritti umani, della democrazia, di un equilibrato, equo, sostenibile sviluppo economico e sociale globale. Non nascondiamo le nostre difficoltà : ma sono certo che voi - Signori Presidenti, Altezze Reali, Illustri Ospiti - saprete guardare con amicizia e con fiducia al nostro impegno. Con l'amicizia che la vostra presenza qui oggi ci ha testimoniato ; con la fiducia che l'Italia merita per il lungo corso della sua storia di paese democratico, di soggetto responsabile della comunità europea, atlantica e internazionale".

 
Il brindisi tra il Presidente Napolitano e la moglie del Segretario ONU Ban-kimoon (a sinistra)


POLITICA
25 aprile 2011
25 APRILE. NEI 150 ANNI D'ITALIA IL 66° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL REGIME FASCISTA

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, custode della Costituzione e attento politico al di sopra delle parti, per questo riconosciuto e stimato da ogni schieramento, in occasione del 66mo anniversario della Liberazione dell'Italia dal regime fascista, ha celebrato questa giornata con un solenne omaggio al Milite Ignoto all'Altare della Patria.

Il discorso del Capo dello Stato è stato salutato dagli applausi dei cittadini presenti numerosi nonostante la pioggia in modo più marcato durante il passaggio: "Si proceda alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato. Lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali, in cui tutti possono riconoscersi. Senza mettere in forse quei principi, e quale sintesi, così comprensiva e limpida, dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua prima parte sancito". 

Il discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il 25 aprile festa della Liberazione si colloca quest'anno nella scia delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia che hanno nel marzo scorso toccato il culmine in tutto il paese.

Nel richiamare entrambi gli anniversari i punti di contatto appaiono evidenti. Nonostante la distanza e la diversità dei periodi e degli eventi storici, ritroviamo le forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi grandi obbiettivi ideali: libertà, indipendenza, unità. Perché quei valori già affermatisi attraverso il moto risorgimentale e sanciti con la nascita dello Stato nazionale italiano, dovettero essere a caro prezzo recuperati fra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Fu necessario riconquistare con le nostre forze - cooperando con gli eserciti alleati, senza attenderne passivamente i decisivi successi - le libertà negate dal fascismo, l'indipendenza violata dall'occupazione e dal dominio nazista, l'unità di un'Italia divisa in due.

E ci si riuscì grazie ai militari delle Forze Armate, primi ad iniziare la lotta di Liberazione - come ha sottolineato il ministro La Russa - già all'indomani del fatale 8 settembre del '43; ci si riuscì grazie al confluire di tante forti e giovani energie nelle formazioni partigiane e nel Corpo Italiano di Liberazione; ci si riuscì grazie a quella partecipazione, in molteplici forme - che il ministro Maroni ha richiamato e valorizzato - della popolazione, e grazie, dovunque e comunque, al coraggio di uomini liberi, quale mostrò di essere, sacrificando la propria vita per non cedere al ricatto e alla violenza dei suoi aguzzini il signor Mario Pucci di Firenze, che qui oggi onoriamo.

La nostra storia comune deve nutrirsi di questi esempi di coerenza e fierezza morale, di rinato, limpido amor di patria; e deve fondarsi anche sulle vicende vissute in tanti luoghi, in tanti piccoli Comuni che continuano a ricevere dalla Repubblica sia pur tardivi riconoscimenti per aver dato apporti preziosi alla causa della Liberazione.

Il ministro della Difesa ha ricordato come io abbia avuto occasione di definire il 25 aprile festa non solo della Liberazione ma della Riunificazione d'Italia. E non c'è dubbio che in effetti riunificazione vi fu, dal punto di vista nazionale e statuale, su basi democratiche, anche se è stato necessario un tempo ben più lungo, fino ad anni recenti, per rimarginare le ferite riconducibili ad una dimensione di guerra civile che si intrecciò con quella, fondamentale, di guerra di Liberazione. Ma anche lo sforzo compiuto in questo senso ha dato i suoi frutti: rendendo possibile la più larga condivisione della giornata celebrativa del 25 aprile.

Nel parlare - il 17 marzo scorso a Montecitorio - delle ardue prove superate nel corso della nostra storia di 150 anni, mi sono ovviamente riferito anche e in particolare all'esperienza rigeneratrice della Resistenza come risposta a colpi durissimi e a rischi estremi vissuti dalla nazione. Dalla memoria e dalla viva consapevolezza di prove come quella possiamo trarre - voglio ripeterlo - la fiducia indispensabile per affrontare le sfide di oggi e del futuro.

La complessità di queste sfide e delle incognite che vi si accompagnano, la difficoltà dei problemi che già ci si pongono e ci incalzano, richiedono un nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione, nel libero confronto delle posizioni e delle idee, e insieme nella ricerca di ogni possibile terreno di convergenza. E' questa consapevolezza, è questa sollecitazione che abbiamo sentito esprimersi nelle celebrazioni del centocinquantenario lo scorso marzo.

Certo, sono poi seguite settimane di aspra tensione nella vita istituzionale e nei rapporti politici, anche per l'avvicinarsi di normali scadenze elettorali. Ebbene, è nell'interesse comune che le esigenze della competizione in vista del voto non facciano prevalere una logica di acceso e cieco scontro; è nell'interesse comune che dal richiamo di oggi, 25 aprile, agli anni della Resistenza, della ricostruzione democratica e del rilancio economico, sociale e civile dell'Italia, dal richiamo a quelle grandi prove di impegno collettivo, venga lo stimolo a tener fermo quel che ci unisce e deve unirci come italiani.

E parlo del lascito della Resistenza, dell'eredità di quell'Assemblea Costituente che sull'onda della Liberazione nacque insieme con la Repubblica. Si proceda alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato; lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali in cui tutti possono riconoscersi. Senza mettere in forse quei principi, e quella sintesi - così comprensiva e limpida - dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua Prima Parte sancito.

Rendiamo così omaggio a coloro che combatterono e caddero sognando un'Italia libera, prospera e solidale, non più fatalmente lacerata, capace di rinnovare e rafforzare le basi della sua unità.

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POLITICA
25 gennaio 2011
Dreadlocks e tute blu: identikit di un movimento

A MARGHERA gli iscritti al meeting sono stati 1502: studenti, precari, operai. E tante donne.

Sono state 1502 le persone che sabato e domenica hanno compilato la scheda di accredito all'ingresso del meeting di Uniti contro la crisi al centro sociale Rivolta di Marghera. Una foto di gruppo molto varia e colorata. Capelli bianchi e dreadlocks, studenti e lavoratori, donne e uomini da tutto il continente e non solo in un melting pot che non si vedeva da un pezzo. Rilassati, a loro agio, nella casa comune del CSO Rivolta Pvc; una casa accogliente e calda grazie al lavoro di decine di uomini e donne, che magari non hanno compilato l'accredito perché erano a casa loro, e hanno reso possibile il meeting.

1502 persone provenienti da ogni parte d'Italia - ma c'erano pure due persone provenienti dalla Svezia, due dalla Gran Bretagna e una dalla Francia. Erano giovani (soprattutto) ma anche meno giovani in un intreccio di età e generazioni che non è così usuale. C'erano molte donne, giovani e comunque la maggior parte sotto i 45 anni. Studentesse, ragazze impegnate in associazioni ambientaliste e di solidarietà, donne lavoratrici nel mondo dello spettacolo e precarie.

Esponenti del mondo associativo, reti studentesche e attivisti di spazi sociali sono state le categorie che più hanno risposto all'appello di Uniti contro la crisi. Nello specifico ecco allora i numeri: 445 sono stati quelli che hanno detto di far parte di reti studentesche, medi e universitari. Naturalmente moltissimi universitari, pur scegliendo la categoria «reti studentesche», hanno confermato di svolgere lavoretti di vario genere durante l'anno, quindi rientrano a pieno titolo nella categoria «lavoratori precari». 

Il mondo associativo è stato rappresentato da 410 persone. E anche qui si tratta di una costellazione che va dalle associazioni ambientaliste più o meno grandi e note (da Greenpeace ai vari comitati contro le discariche, contro gli inceneritori, e chi più ne ha più ne metta) alle associazioni di solidarietà con i migranti. Associazioni collocate in ogni angolo della penisola. Gli attivisti di spazi sociali sono stati 430. Anche qui molte donne, e militanti che provengono dai centri sociali più tradizionali così come dalle realtà che lavorano sulla questione della casa. 

Il mondo sindacale è stato, come era del resto prevedibile, l'altra faccia del meeting. Sono stati 150 quelli che si sono iscritti come appartenenti al mondo sindacale. Tra questi, sindacalisti, delegati e lavoratori. I meno curiosi di quanto si sta muovendo nei territori, e anche questo in fondo era prevedibile, sono stati i partiti politici: soltanto 27 persone si sono qualificate come tali. Infine ci sono state 30 persone che si sono qualificate come senza appartenenze specifiche e dieci come esponenti dei media. 

Accanto agli ambiti di appartenenza e lavoro, le efficienti redattrici di GlobalProject (molte donne anche per il sito di riferimento di questo movimento) hanno anche scorporato i dati per provenienza geografica. Così, se dal Veneto sono arrivate ben 600 persone, la regione più presente a Marghera è stata senza dubbio il Lazio con 250 persone. Dall'EmiliaRomagna sono arrivate 170 persone, mentre da Marche, Friuli, Lombardia e Trentino sono arrivate in totale 240 persone. Il sud è stato rappresentato da 25 persone arrivate dalla Campania, 5 dalla Calabria e 20 dalla Puglia. In dieci sono arrivati dalla Sicilia. Dall'Umbria sono arrivati in 40, dalla Toscana in 50, dal Piemonte in 45, dall'Abruzzo in 5 e dalla Liguria in 7. 

Ai 1502 che hanno seguito la due giorni dal vivo bisogna aggiungere poi quanti l'hanno fatto attraverso il portale di GlobalProject, che ha mandato in diretta tutto il meeting.
 

Nella giornata di sabato hanno seguito la dirette e visitato il sito più di 5000 persone: i contatti sono arrivati anche dall'Europa. Più di 400 quelli che si sono collegati da Inghilterra, Spagna, Francia e Germania. Dal resto del mondo si sono collegate oltre 200 persone, in particolare dal continente americano. Un notevole aumento di visitatori si è registrato nella giornata di domenica: gli accessi sono arrivati a 7000, dei quali più di un migliaio sono arrivati da fuori Italia. Nel complesso delle due giornate la homepage di GlobalProject ha raggiunto le 24.000 visualizzazioni.

Orsola Casagrande - Il Manifesto

"Uniti contro la crisi" la Rassegna stampa completa del Seminario/Meeting su

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/SeminarioMeeting


POLITICA
24 gennaio 2011
Al Rivolta di Marghera per costruire l'alternativa

Un'altra società, checonsente di scegliere democraticamente cosa fare e come farlo, dando a tutti lapossibilità di vivere e partecipare. Utopia? Beh, l'alternativa in atto è lagovernance di Marchionne, ossia – come spiega Giorgio Cremaschi - “un modelloche non investe solo un sistema di lavoro o di relazioni industriali, ma unmodello di società profondamente autoritario”. In cui i supermanager che siautoregalano compensi favolosi e stock option possono ricordare che “è finital'epoca del rimorso”, e quindi non si vergognano più delle disegualianzeabissali che creano. 

In cui lademocrazia sparisce – gli operai non possono eleggere i propri rappresentanti –perché “nell'economia di mercato non è previsto il voto” (ammissione dellostesso Marchionne in una sua intervista a Repubblica).

L'incubo presente e in marcia verso il prossimofuturo costringe perciò a vedere ogni momento di “resistenza” - operai,studenti, ricercatori, ambientalisti, antinuclearisti, difensori dei benicomuni, ecc – come parte di un unico grande movimento che va prendendo attodella necessità di un rovesciamento radicale dei meccanismi fondanti questaeconomia, questa società, queste istituzioni politiche.

“E poche come questevenivano chiamate rivoluzionarie in senso tecnico; perché non si po' piùmettere d'accordo con una controparte che non vuole più mediare con noi, equindi bisogna batterli e mandarli via”. Altrimenti ci si tiene l'incuboautoritario implicito dell'idea di governance, mutuato direttamente dallagestione di impresa.

Il nuovo arriva da movimenti di studenti che nonvogliono più “ripiegare nel solo ambito della scuola o dell'università”, hanno“colto il nesso tra la riforma Gelmini e il modello Fiat”; che quindi vedono“la questione generazionale come una questione sociale generale”. E che quindisaranno il 28 in piazza con la Fiom perché “la nostra lotta è la stessa”.

Anche l'idea di “reddito di cittadinanza” escedall'angolo dell'”estraneità ai problemi del lavoro”, perché “non si puòpensare che invece chi lavora deve farlo magari per 50 ore alla settimana”. Equindi diventa uno dei cardini di un nuovo, possibile, welfare direttamentelegato alla condizione lavorativa.

E così la questione ambientale è rivisitata comeproblema sociale generale, direttamente connessa con quale produzione, conquali energie rinnovabili. Proprio mentre il ritorno al nucleare vienesponsorizzato come parte integrante di un modello centralizzato emilitarizzato, autoritario in senso tecnico e sottratto alla sovranitàpopolare.

“Uniti contro la crisi” lascia Marghera con l'intentodi moltiplicare questa modalità di confronto aperto e “pragmatico” in tuttaItalia. “Bisogna costruire gli strumenti per dare continuità allamobilitazione, istituzioni di movimento, consigli; è la lezione del dopoGenova, dell'arretramento che è seguito a quella stagione”. Senza fermarsi unattimo, tenendo insieme “pensiero e iniziativa”. E con un ringraziamentoparticolare, caldo come un abbraccio, per il lavoro che il manifesto ha fattosu questo meeting. Insomma, per la sua “utilità sociale”. Un grazie chedovrebbe illuminare anche la via per trarci fuori dalla nostra crisi“aziendale”.
 

Rocco Di Michele - Il Manifesto

Contro i tagli «facciamo come a Londra»

           Marghera: nasce l'alleanza tra Fiom e centri sociali



POLITICA
23 gennaio 2011
Seminario/Meeting Uniti contro la Crisi - Prima giornata di meeting - I Beni comuni
Workshop Democrazia e beni comuni:
tra crisi ecologica e riconversione produttiva per un nuovo modello di sviluppo.


Al CSO Rivolta di Marghera, si è conclusa la prima giornata del meeting dei Movimenti "Uniti contro la crisi". Intensissima la  partecipazione a tutti i workshop, con arrivi da ogni parte d'Italia. Oltre alla scontata e unanime considerazione della colpevole inerzia del governo che se e quando si muove fa danni, ecco alcuni interventi su alcuni tra i più macroscopici problemi in Italia: da L'Aquila, dove la devastazione del territorio e del tessuto sociale continua (durante il meeting sarà possibile firmare la Legge di iniziativa popolare c/o l'associazione 3e32), da Napoli, Chiaiano, Terzigno e da tutta la Campania sono stati numerosi gli interventi di approfondimento sulla continua emergenza rifiuti; da Vicenza, dove il comitato NoDalMolin di Vicenza è riuscito a impedire l'apertura di 2/3 della base militare prevista; da Taranto dove l'Ilva, da stabilimento pubblico è diventato privato con un continuo feroce inquinamento a livelli esorbitanti di diossina che avvelenano persone e territorio, dove Don Verzè, grande amico di B., aprirà un centro oncologico a partecipazione pubblica. Non serve molta fantasia per capire cosa ci sarà di pubblico. Molti arrivi da Roma, capitale sì, ma del precariato selvaggio. Testimonianze dal Movimento NoTav - perchè si parla di Km. 0 e poi vi è il bisogno dei 300 Km/ora? Nuove esperienze di riappropriazione del lavoro a contatto della terra (agri-cultura) dalle campagne adicenti Bologna: la decrescita consapevole.


Ovviamente presenti i Comitati per l'Acqua Pubblica - Bene comune - in vista del prossimo referendum. E naturalmente non è stato tralasciato il referendum contro il nucleare recentemente approvato dalla Corte Costituzionale.

In mattinata l'intervento di Landini, segretario Fiom, e altri esponenti che hanno seguito il workshop interamente. Fiom, che non poteva non avere l'adesione compatta di tutti i partecipanti al meeting. L'indiscriminata, inutile sovrapproduzione e relativo supersfruttamento degli operai Fiat, non può oltrepassare il lavoro per la costruzione di un nuovo paradigma di civiltà che di certo non vuole nascondere i conflitti che inevitabilmente sorgeranno tra necessità lavorativa e sostenibilità del sistema.

E' sulla traccia del più becero e decrepito capitalismo, Marchionne ha approfittato di questa parvenza di democrazia per porre la questione, sciaguratamente avallata da molti politici - :"Se non ci sono le fabbriche non ci possono essere gli operai".
La domanda da porsi invece è ben distante dall'antica concezione Fordista:- Se questo sviluppo, che ha dimostrato ampiamente i propri limiti, uccide la Terra, su quali margini temporali si potrà contare per la riproducibilità dell'ambiente e per poter aumentare la qualità della vita di miliardi di persone ? (Marchionne compreso).

Questa crisi strutturale ha evidenziato l'insostenibilità dei modelli di sviluppo sin qui adottati, ormai inadeguati a far fronte alla stessa sopravvivenza dell'umanità sul pianeta. Al meeting di Marghera c'è chi ha giustamente parlato anche di ecologia dello spirito. E' infatti con una nuova coscienza che si dovrà indagare e capire se sia ancora possibile coniugare economia con difesa dell'ambiente e qual'è il punto di equilibrio tra un'alternativa all'obsoleto modello capitalista e la piena occupazione.

Domenica 23 Assemblea Plenaria alle ore 09:00

http://www.globalproject.info/

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