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blog di Valter Carraro Gasparin
TECNOLOGIE
30 maggio 2011
E' NATO INDIMEDIA .IT
E' GIOVANE MA CRESCERA'.... E' NATO INDIMEDIA .IT

Sonora batosta per Bossi e Berlusconi: Pisapia vince a Milano.
A Napoli vola De Magistris

INDIMEDIA.IT

Cappotto del centrosinistra ai ballottaggi e batosta per il premier Silvio Berlusconi. L’opposizione conquista il sindaco a Milano con Giuliano Pisapia, stravince a Napoli con Luigi De Magistris e avanza in tutta Italia, conquistando anche Cagliari e Trieste dopo le vittorie al primo turno di Torino e Bologna.

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LAVORO
25 maggio 2011
«Internet? Crea 5 nuovi posti ogni 2 cancellati»

Il rapporto McKinsey: nel mondo la rete «vale» 1.600 miliardi di dollari. L’Italia al palo. Solo un quarto della ricchezza «digitale» avvantaggia i player del settore.

Un risultato l’e-G8 parigino lo ha già portato a casa: per la prima volta, grazie a uno studio commissionato a McKinsey che sarà reso pubblico oggi e che il Corriere ha potuto analizzare in anticipo, è stato misurato l’impatto di internet sul Prodotto interno lordo globale.

Considerando gli otto Grandi oltre a Cina, India, Brasile, Svezia e Corea del Sud (pari al 70%circa dell’economia mondiale), internet ha prodotto nel 2009 1.376 miliardi di dollari, pari al 3,4%del Pil dei 13 Paesi. Utilizzando inoltre le stime di penetrazione del digitale anche nel resto del mondo il risultato sale a 1.672 miliardi (2,9%della ricchezza mondiale prodotta nello stesso anno). «La consideriamo un’importante quantificazione di quanto pesi internet guardando insieme ai consumi privati, agli investimenti privati, alla spesa pubblica e alla bilancia commerciale» spiega Guido Frisiani, direttore McKinsey ed esperto di internet e media per il Mediterraneo.

Il risultato più sorprendente è quello della Svezia, un caso scuola che i rappresentanti del settore pubblico e del settore privato italiani dovrebbero andare a studiare da vicino. Il paese scandinavo con il 6,3%del Pil digitale nel 2009, pur non avendo aziende come Google, Apple o Microsoft, ha superato di gran lunga il 3,8%degli Usa. Stoccolma 1, Silicon Valley 0.

L’Italia, di contro, non brilla con un 1,7%. Il gap rimane ampio. Nel G8 solo la Russia fa peggio. La Svezia è importante perché il risultato è stato ottenuto grazie al contributo pubblico. «Il fenomeno svedese — spiega Frisiani — è stato catalizzato dallo Stato ma non in termini di spesa (solo il 10%del 6,3%è stato spinto dalla spesa pubblica, con un peso percentualmente inferiore al 17%sul totale della voce pubblica italiana, ndr). Il governo ha saputo spingere internet portandolo nelle scuole, insegnando l’economia digitale alle aziende con meno di dieci dipendenti, costruendo una broadband capillare.

Anche i servizi di e-government sono stati importanti» , ma il punto è che non si tratta di fare pagare Pantalone. Tra i risultati ottenuti grazie alle 4.800 interviste fatte in Europa, ce ne sono almeno due che sfatano dei miti importanti: è vero che l’economia digitale sta distruggendo posti di lavoro? No: per la prima volta McKinsey è riuscita a misurare l’impatto netto del conflitto in atto tra vecchie e nuove forze dell’industria.

Per ogni posto di lavoro effettivamente perso Internet ne produce 2,5. Cinque posti nuovi per ogni due persi. È il dilemma della Emi: alla crisi della musica tradizionale fa da contraltare la creazione di nuovi posti di lavoro sempre nella musica ma in altre società come la Apple. «Non è un passaggio privo di ripercussioni sociali, ma il saldo netto è positivo» conclude Frisiani. Altro mito da smontare: il web produce ricchezza per i player della Silicon Valley e dell’information technology in generale. Anche qui i numeri sono altri: solo un quarto di questa ricchezza digitale attiene al settore. Mentre i tre quarti riguardano quelli tradizionali. Un dato confermato, da un diverso punto di vista, anche dal fatto che le piccole e medie aziende che hanno creduto nel web hanno raddoppiato la crescita. Micro-investimenti che ripagano gli imprenditori più dinamici, perché internet è soprattutto una questione di mentalità e cultura.

Massimo Sideri - colloquio con Guido Frisiani

 

POLITICA
6 maggio 2011
Sciopericchio generale

Lo sciopero “generale” di 4 ore indetto per oggi 6 Maggio dalla CGIL è, di fatto, uno sciopero tradito. Uno sciopero generale che è stato conquistato dal basso, la cui urgente necessità è stata ribadita a gran voce sin dal 16 ottobre scorso, ma che è stato strappato alla CGIL solo dopo le mobilitazioni degli universitari contro la riforma Gelmini e dopo l’esplosione della rabbia precaria il 14 dicembre a Roma.

Uno sciopero che si sta cercando di sgonfiare dall’alto, riducendone la conflittualità e le rivendicazioni. Uno sciopero che così come la Camusso ha trasformato, non attacca i profitti né cambia i processi di accumulazione della ricchezza basati sulle rendite finanziarie, sulle speculazioni e sui ricatti imposti ai lavoratori.

Lo sciopero del 6 Maggio è una risposta insufficiente alla crisi.

Soprattutto rispetto alla orchestrata 'crisi informativa' del sistema previdenziale. Un accumulo di errori e negligenze che si stanno tentando di seppellire con la totale disinformazione mentre noi stiamo pagando. 

Uno sciopero nel 2011 deve essere uno sciopero al passo coi tempi sia per dimensione di tempo che per conflittualità, deve togliere linfa al capitalismo finanziario neo-liberista, deve colpirne i processi di accumulazione di ricchezza e parlare a chi vive nella precarietà e senza diritti.

Dobbiamo far sì che lo sciopero generale del 6 Maggio diventi uno sciopero del 2011. In definitiva il 6 maggio deve essere un momento di sperimentazione verso lo sciopero precario, uno sciopero contro la precarietà organizzato da precari e precarie.

 

Concentrazione per Venezia: Piazzale Roma ore 9

SI PUO' FARE DI PIU'

POLITICA
4 maggio 2011
I PRECARI HANNO BISOGNO DI RISPOSTE CONCRETE NON DI FINTI MORALISMI

L'Italia é il paese delle questioni strumentalizzate e non risolte.

Il problema del lavoro precario, rappresenta in questo senso la contraddizione più grande.
Da oltre 20 anni i giovani Italiani sanno che l'ingresso nel mercato del lavoro deve essere flessibile, perché è cambiato il modello produttivo.
Sanno anche che la tutela dei posti di lavoro a tempo indeterminato del pubblico impiego e della grande impresa, ha dato origine a oltre 6 milioni di precari. Sanno che il livello previdenziale adeguato di chi ha versato poco o nulla viene mantenuto con un sistema contributivo che di fatto azzera le prestazioni future. Sanno che il prezzo lo hanno pagato loro.

I governi che si sono succeduti, di destra e di sinistra, hanno fatto norme per legalizzare situazioni di precarietà, diminuendo previdenza e diritti, e lasciando una generazione in balia di un mercato del lavoro poco trasparente, poco dinamico, fondato più sulla raccomandazione che sulla competenza.

Il sistema Italiano ha generato, nella legalità, e con il consenso sociale una generazione di nuovi poveri. Lavoratori preparati, disposti a tutto, poco pagati, senza tutele, in condizione perenne di fragilità contrattuale e psicologica.

Le banche hanno negato loro la fiducia lucrando sulla situazione di instabilità.

Oggi, è perciò curioso, osservare come la politica che ha fatto finta di non vedere, le organizzazioni di tutela, che poco o nulla hanno fatto per difendere e rappresentare questa generazione e il sistema impresa che ne ha tratto lucro, si ergano a difensori dei precari.

La maggior parte dei miei coetanei non vedono la fine del mese e soprattutto non vedono la fine del tunnel, nonostante una buona laurea ed esperienze di lavoro. Per tale ragione posso serenamente affermare che chi cavalca il problema della precarietà in modo strumentale compie un atto infame.

I precari non sono dei numeri ma delle persone. E’ tempo di proposte e di risposte. Ne voglio indicare quattro:

1) definire un contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

2) concedere la libertà di licenziamento nel privato e anche nella pubblica amministrazione. (ovviamente legato alle contingenze dell’andamento negativo dell’azienda o dell’ente, o all'inadempienza da parte del lavoratore).

3) creare un vero mercato del lavoro, con un incrocio reale di domanda e offerta che valorizzi le competenze.

4) ridurre il costo del lavoro relativamente alla parte degli oneri, mantenendo il netto in busta paga con un valore e potere d’acquisto adeguati.

La soluzione del problema del precariato é l'unica strada per poter chiedere, in modo credibile, la partecipazione dei giovani al futuro del Paese. Non possiamo togliere ai giovani la dignità, i soldi, la pensione e poi meravigliarci se non offrono il loro contributo alla società.


       Andrea Causin

Consigliere Regione Veneto

       Gruppo Misto


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POLITICA
12 marzo 2011
Cacciari: «Cittadini noiosi. Rompiscatole incapaci di arrangiarsi»

La strategia di Massimo Cacciari è in progressione continua. L’associazione o meglio, il movimento politico ‘Verso Nord’, ne è il cardine costitutivo portante. Altrimenti perché stilare in un manifesto di 10 punti “un’agenda di priorità, alta ed ambiziosa” dove bene in vista vi si legge “serve, il prima possibile, una nuova offerta politica”? In questo senso trova una sua logica anche l'ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui definisce i cittadini "Noiosi rompiscatole incapaci di arrangiarsi". Forse troverà cittadini meno rompiscatole a Milano, dove ha deciso di appoggiare il Fli 'sdramatizzando' questa sua decisione come una 'circostanza' limitata al solo capoluogo lombardo? Ma la domanda cruciale resta. Per Massimo Cacciari è forse un gioco passare da uno schieramento di centrosinistra ad uno di centrodestra? Forse crede che l'essere  definito 'il filosofo' gli permetta di giostrare a suo piacimento nella politica che ora, più che mai, ha bisogno di certezze e affidabilità? Caro Cacciari, le scelte politiche umorali non sono mai ben viste dagli elettori, e un politico di esperienza dovrebbe comprendere come queste possono influire negativamente su tutta la politica italiana. Un clone di Berlusconi non ci serve. E c'è poco da declinare un manifesto di intenti da chi, nella politica nazionale, non è certo visto come una novità.

«Cittadini noiosi. Rompiscatole incapaci di arrangiarsi»

- L'Intervista di Fabrizio Roncone:

Cacciari: «Impediscono di pensare ai grandi progetti» (I cittadini)

E’stato politicamente scorretto.

«Io li detesto quelli politicamente corretti».

Comunque ci è andato giù duro.

«Mah...».

Insomma, Cacciari: a Radio24 ha detto che i cittadini, certe volte, «rompono le palle». Lei è stato sindaco di Venezia per 12 anni e...

«E allora? Non è forse vero? Guardi, mi creda: i cittadini hanno spesso delle pretese assurde... si sì, rompono proprio il caz…»

Il filosofo non si affida alla retorica, parla diretto prima ai microfoni e anche adesso, non smussa non attenua, sempre cortese e però fermo, professore universitario allergico al politichese e, se possibile mai banale (come del resto dimostra la sua biografia: laurea a Padova in Estetica con una tesi su Immanuel Kant, Toni Negri docente di riferimento e molti cortei con Potere operaio; poi il Pci, di cui diventa deputato e poi ancora gli anni da primo cittadino, che s’avvicina alla Margherita per essere tra i fondatori del Pd, da cui però è già in lento e disilluso distacco. Fama da seduttore, snob quanto basta, raccontò: «a casa ho ventimila libri, un letto e un mini frigo. La cucina non c’è, perché non mi sono preparato da mangiare una sola volta, in vita mia».

Adesso si riprende i titoli dei giornali (concluse il suo mandato da sindaco nell’aprile del 2010).

«Ripeto: non si ha la più pallida idea di cosa significhi, ogni santa mattina, avere la cosiddetta società civile che ti invade il Comune, gli uffici, che ti sommerge la scrivania con questo o quel problema…».

Li elenca, prende fiato, ha un tono tra il sarcastico e il disilluso.

«Arriva quello che non vuole le prostitute nel vialetto, quell’altro invece si lamenta perché sotto casa c'è un bar dove fanno rumore la sera... ma poi compare quello che ce l'ha con i mendicanti, con i venditori ambulanti... e alla fine magari bussa ed entra uno che si lamenta perché davanti al suo portone la stradina è dissestata e, accidenti! E una vergogna assoluta...».

Così, spiega Cacciari, il tempo operativo di un sindaco viene in parte assorbito da piccole questioni quotidiane

«no, scusi, non in parte...se ne va per una buona parte» - e allora poi un primo cittadino «non può dedicarsi come dovrebbe alle cose grandi, importanti, ai progetti che richiederebbero impegno, dedizione, e che davvero finirebbero per qualificare una città, per migliorarne la vita».

Ragionamento crudo, netto: e i problemi piccoli dei piccoli cittadini?

«Sa qual è il vero guaio? E’ il malessere complessivo del Paese: la gente è in perenne disagio, è stanca, esausta, isterica, nervosa e perciò non riesce più a distinguere ciò che nella vita di una città è una sciocchezza, e ciò che invece è importante e grave. Così, alla fine, avanza un esercito di incapaci...».

Beh, incapaci...

«Mi faccia finire, la prego: sono cittadini incapaci di arrangiarsi su qualsiasi vicenda umana e terrena... figure tragiche e pietose che io da sindaco, e tanti altri sindaci come me, sentiamo fino alla noia e poi, appunto, annoiati, stravolti, decidiamo e diciamo: va bene, d'accordo… cosa volete? Volete una bella ordinanza? Eccola qui, eccovi la vostra bella ordinanza».

Lei è severo

«Sì ecco, infatti: non mi faccia continuare, perché tanto lo so, me ne rendo conto, sto dicendo cose sgradevoli»

Una volta disse: «Io sono postumo». Poi gentilmente spiegò:

«Comunque non è una frase mia. E’ di Nietzsche che la mise in bocca al suo superuomo»

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Massimo Cacciari, non credi sia meglio lasciare ai grandi filosofi e esistenzialisti del passato le teorie sul superuomo, (di cui ovviamente non sei l'unico depositario) e dedicarsi maggiormente ai 'piccoli problemi' dei cittadini? Non è forse questa la politica richiesta dalla società? La politica non incontra la filosofia incidentalmente e viceversa, ma le speculazioni e le utopie associative in odore di filosofia, per quanto colta possa essere, non risolveranno mai i veri problemi sociali. Soltanto una politica seria saprà farlo. A meno che, la politica nel suo senso più alto, non ti sia venuta a noia. E per una volta, senza finzioni, prova a cucinarti un piatto di pasta. Potresti trovarti di fronte un 'piccolo problema' di semplice sopravvivenza.
Probabilmente, Nietzsche, Kant, Engels o Kierkegaard, l'avrebbero apprezzato.

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